Liverani: "Voglio alzare l'asticella con questo Lecce. Serve ambizione"

di Luca Bargellini
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La promozione del Lecce in Serie A ha un nome e un cognome: Fabio Liverani. Il tecnico dei salentini si è raccontato quest'oggi dalle pagine del Corriere dello Sport: "Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Anche da giocatore ho dovuto sempre soffrire. Non si capiva mai del tutto se in me credevano oppure no. Ma il lavoro mi ha sempre ripagato di tutto. Da allenatore debbo ancora crescere e alzare l’asticella. Ma guai se non fosse così. Perché senza ambizione il lavoro del campo pesa. Certo, non ho fretta. Ho sempre avuto pazienza. Poi vedremo il punto di ricaduta finale. Intanto mi godo il mio Lecce".

La rivale più impegnativa? "Senza dubbio il Palermo. E’ stata la squadra che ci ha fatto soffrire di più. Ma con le individualità che ha la rosa dei siciliani era normale fare la differenza. Il Brescia con Corini ha avuto la stessa metamorfosi che abbiamo subito noi. Avversario di grande coesione, con giocatori formidabili che in A potranno fare bene come Donnarumma, Tonali, Torregrossa. Corini, inoltre, ha avuto la fortuna di non avere infortuni. Noi abbiamo pagato il fatto che molti elementi importanti si sono fermati tutti nello stesso momento".

L'allenatore a cui mi ispiri di più? "Diciamo che Cosmi è stato il tecnico più importante per me, perché ha intuito che potevo giocare da play con Sabatini e Alessandro Gaucci. Zaccheroni mi ha dato la grande opportunità. Mancini è stato quello che più ha inciso sulla mia personalità. Ero ammaliato da quello che cercava di trasmettermi. Anche una sana presunzione. Prandelli e Delio Rossi sono stati due grandi maestri venendo entrambi da settori giovanili e mi hanno trasmesso le regole d’ingaggio di questo straordinario sport. Qualcosa è restato di tutti, ma in panchina ci ho messo tante idee mie".


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Giovedì 23 Maggio 2019