Inter, fine di un altro ciclo. Il lungo addio di Spalletti

di Gianluigi Longari
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Un’altra delusione. Un’altra serata decisiva finita male. Come lo scorso anno con il Sassuolo, quando solo il suicidio della Lazio a Crotone consentì all’Inter di andarsi a prendere la Champions League all’ultima giornata; come nei 90 minuti contro il Psv Ehindoven che a dicembre costrinsero Spalletti ed i suoi giocatori ad abbandonare la massima competizione europea. È accaduto di nuovo nel punto di non ritorno, con l’aggravante di 90 minuti senza nessun appiglio che hanno solo acuito la sensazione di un gruppo senza la più pallida idea di come fare ad essere pericoloso. Meccanismi inesistenti, voglia di mettersi in luce con giocate dei singoli senza che nessuno di essi fosse dotato della qualità necessaria per essere decisivo. Tutti capi d’imputazione che rimettono Spalletti di fronte alle sue responsabilità, al netto di alibi mascherati che non possono più trarre in inganno. Il paradosso racconta un gruppo disunito, affidato a leader che non hanno la personalità per governare la situazione e con una guida che ha compreso da tempo che il futuro nerazzurro sarà privo di lui. Resta l’appiglio dell’orgoglio, a partire dal derby di domenica sera e per salvare le apparenze di una stagione partita con entusiasmo e aspettative ma contrassegnata dalla certezza di un fallimento dietro l’altro. Marotta aveva chiesto un trofeo, in linea con la storia ed il blasone del club che è chiamato a rilanciare, la risposta è stata una notte nefasta, culminata con la contestazione dei tifosi. L’entusiasmo ancora una volta tramutato in delusione. In attesa di voltare ancora una volta pagina.


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Venerdì 24 Maggio 2019