Juve: Ramsey e non solo! Inter: Marotta e la rivoluzione di giugno (nomi e modalità). Milan: Gattuso non va celebrato oggi. E su Sanremo…

di Fabrizio Biasin
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Uè, ciao. Son tornato da Sanremo. Non potere capire, sembrava l’inferno. Cioè, noi pensiamo sempre che il mondo del calcio sia il più complicato e fetente in assoluto e invece c’è chi prova a competere. C’è stata questa cosa del vincitore Mahmood che ha scatenato il tutti contro tutti tra giornalisti, non giornalisti, esperti, non esperti, televotanti, altri.

Anche io ero un giurato della sala stampa. Da quando è venuto fuori il casino mi succedono cose strane. Uno oggi per strada mi ha detto “non la stimo più perché non ha fatto vincere Ultimo. Si vergogni, lei è parte del complotto”. Gli ho risposto: “Mi scusi, non era mia intenzione…”. La gente è molto arrabbiata, un altro mi fa: “Voi giornalisti avete gridato “stronzi” a quelli del Volo. Vergogna!”. Io ho risposto: “Ma io non ho detto “stronzi” a nessuno, cazzo vuole?”. E lui mi ha guardato come se avessi la pellagra. E un altro ancora: “Ho visto che hai fatto la foto con Achille Lauro che è un drogato, vergognati, che esempio dai?”. Ho risposto: “Mi scusi, ma che ne sa lei, ha fatto l’analisi del capello?”. E lui mi ha risposto: “Lo ha fatto capire la televisione con le inchieste sulla canzone Rolls Royce!”. A quel punto gli ho detto “guardi, ho la pellagra, le conviene allontanarsi”. E quello se n’è andato. Il fatto è che non sopporto molto le moderne inchieste d’assalto, ma son gusti, per carità.

Comunque, il Festivàl di Sanremo è un avvenimento molto pericoloso e, infatti, alla fine sono tornato volentieri a Milano e mi sono rituffato nelle mie cose calcistiche. Appena sceso dal treno sono finito in trasmissione e la prima domanda è stata: “L’Inter ha molti problemi, sembra proprio che non ci sia soluzione, come si fa ora? L’Inter è nei guai, come si affronta la crisi? Eh? Eh? Eh?”. Ho pensato che Achille Lauro non è un drogato, ma io invece dovrei cominciare.

Bene, parliamo “del calcio” che in fondo mi pagano (poco) per questo. Prima però vorrei rivolgermi all’editore. Signor editore posso avere un aumento? Le ultime dieci volte mi hai risposto di no, ma ora la invito a darmelo, tanto non sono capace di mandare le fatture elettroniche e quindi in realtà è come se non mi pagasse più. Cioè, io ci ho provato ma è tutto inutile. Ho come il sospetto che la fattura elettronica sia un’invenzione per far lavorare gratis la gente. Ma torniamo al calcio.

La Juve ha ufficialmente preso Ramsey. Gli costa assai poco di cartellino e non poco di ingaggio. L’acquisto è parecchio interessante e in qualche modo aumenta il solco tra bianconeri e resto della truppa tricolore. Lo fa “virtualmente”, perché il giovanotto arriverà la prossima stagione, ma sono segnali chiari: che vinca la Champions o non la vinca, la Juve non ha nessuna intenzione di prendersi una pausa (né di fermarsi sul mercato: Marcelo pressa…).

E uno dice: perché Ramsey non l’ha preso nessun altro? Semplice: nessuno in Italia può permettersi un ingaggio siffatto, così come nessuno può dire a un giocatore “senti, ti paghiamo uno sproposito per giocare con Ronaldo”. Beata la Signora, che ci volete fare, ma non pensate che dipenda dalla fortuna: per arrivare a quel punto a Torino si sono fatti un popò non indifferente, hanno indovinato i piccoli acquisti, vinto, aumentato il fatturato, sono passati ai “medi” acquisti, poi a quelli grandi e grandissimi. L’unica soluzione per gli altri, più che “invidiare” o “accusare” è provare a “copiare”, ma questa cosa, va detto, è molto più facile scriverla che metterla in pratica.

Di sicuro ci proverà Marotta, che della Juve è stato principale “benefattore”. All’Inter si è ritrovato una situazione complicata, ma del resto non pensava certamente di finire nel Paese dei Balocchi. L’ad non ha certamente apprezzato l’uscita di Spalletti su “Icardi e il rinnovo da portare a termine” e, certo, dovrà utilizzare tutta la diplomazia del caso per tenere calme le acque nell’ottica dei due obiettivi stagionali ancora da raggiungere: 1) La qualificazione alla prossima Champions. 2) Un cammino in Europa League che sia il più possibile “virtuoso”. E poi? Poi sarà il momento dei cambiamenti: dentro lo spogliatoio e pure fuori. Un giocatore tra quelli “importanti” è probabile che venga sacrificato per dare il via a un nuovissimo mercato “in entrata”. Ve lo dice uno che in passato ha sempre scritto “nessuno verrà sacrificato, fidatevi”, ma questa volta intuisce un cambio di atteggiamento: per arrivare a cambiare la “testa dello spogliatoio” serve più di un ritocco, servono giocatori giovani e comunque costosi (Barella è vicino, Chiesa meno ma piace assai, Dybala un sogno marottiano assai difficile realizzare, ma reale) e altri che portino esperienza maxima (Godin, ma non solo). Il sottoscritto detesta le balle del compra-vendi, ma la prossima sessione di acquisti sarà certamente significativa (badate bene: non clamorosamente dispendiosa, ma rivoluzionaria quanto a “pilastri cui affidare il definitivo salto di qualità”).

Mi si consenta di fare quello che si incazza un po’. Ecco, mi incazzo, e sapete perché? Perché leggo: “Quanto è bravo Gattuso, porca miseria è davvero bravissimo”. Ecco, il qui presente si incazza perché gran parte dei nuovi soloni, due mesi fa, sputazzava su “quello lì, generoso ma impreparato” e speravano che Conte non fosse solo un’ombra, ma diventasse al più presto realtà. Ebbene, ora l’ombra è altrove, ma qui ci si incazza perché è facile intuire quel che accadrà. Alla prima giornata storta i “soliti” torneranno a rompere le balle e fingeranno di non vedere quel che è capitato al Milan: dopo anni e anni i rossoneri sono una vera squadra, hanno un obiettivo chiaro in testa e non si perdono tra stupide divisioni, dentro e fuori dallo spogliatoio. E il merito di tutto questo è proprio di Gattuso, che ha condotto la nave nei mesi della burrasca e ora, aiutato da un gran bel mercato invernale, prepara lo sprint finale verso la qualificazione alla prossima Champions. Dovesse arrivare al traguardo, fategli una statua: per come stavano le cose realizzerebbe un vero miracolo.

Non ho molto altro da aggiungere, anche perché a Sanremo dormire è impossibile e ho 3424 ore di sonno arretrato. Vi lascio ricordandovi che questo è il Paese dove si litiga per le canzonette e si giudica in base alle apparenze. L’altro giorno avevo appuntamento con Achille Lauro. Era alla 24323esima intervista, sempre le stesse domande. Tocca a me. Penso: “Gli devo chiedere ancora della droga, del plagio, ora mi manda affanculo”. Mi guarda e mi dice "non ti preoccupare". Poi scherziamo sui suoi occhiali e il tempo passa che è un piacere. Gentile, simpatico, rispettoso: no, i tatuaggi non fanno il monaco.


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Lunedì 18 Febbraio 2019