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Parlato: “Ai playoff chi entra prima è avvantaggiato. Il Vicenza sta meglio delle altre”

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di Luca Bargellini
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Ospite: Carmine Parlato A TUTTA C con Luca Calamai e Luca Bargellini
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Playoff di Serie C che sono arrivati alle semifinali con Avellino-Vicenza e Carrarese-Benevento che scenderanno in campo domani sera come gare d'andata. Per analizzare il momento finale del torneo ha preso la parola Carmine Parlato, ex tecnico fra le altre del Padova, all'interno della trasmissione 'A Tutta C' in onda su TMW Radio:

Mister, che lettura si può fare delle due semifinali playoff?
“Partiamo dal fatto che ovviamente il campo dà sempre il risultato più giusto, dall’altra parte poi chi arriva prima nonostante le 3-4 settimane di attesa che logorano sempre, ma stanno sempre andando avanti le squadre con maggiore inerzia, l’eccezione può essere il Vicenza entrato prima delle altre in questi playoff e che sta facendo la differenza. È vero che l’Avellino ha fatto solo due partite, mentre le altre ne hanno giocate quattro”.

È un caso che solo l’Avellino tra le formazioni arrivate al secondo posto nella stagione regolare, abbia passato il turno?
“Sicuramente giocando ogni 3-4 giorni spendi tanto dal punto di vista fisico e nervoso, ma tieni alto il ritmo e hai un vantaggio rispetto a chi non gioca per 3-4 settimane. Poi c’è sempre l’episodio che fa la differenza, però chi arriva di rincorsa da dietro ha sempre una gamba diversa. Valutavo le quattro squadre, la Carrarese ad esempio sui gol subiti in casa è una delle peggiori delle quattro, fa molto meglio fuori casa che in casa. Il Benevento al contrario della Carrarese non ha mai perso, fa tanti gol in casa e si risparmia fuori. L’Avellino ha fatto meglio in casa piuttosto che fuori, a differenza del Vicenza che ha fatto due vittorie e due pareggi, segnando quattro gol senza subirne. Credo che nei dati il Vicenza sia la squadra migliore rispetto alle altre”.

Capitolo seconde squadre: si aspetta che in futuro anche queste formazioni possao competere fino alla fine per la promozione in Serie B?
“È chiaro che bisogna trovarsi strada facendo nel campionato e capire quale sarà la direzione della società, solo lì al momento si valuterà se puntare alla promozione o meno. Il problema nascerà se dovessero andare in B e poi puntare alla promozione che non possono raggiungere. Questa cosa però compete alle persone più qualificate, dalla C alla B il passo eventualmente si può anche fare. Con il contrasto della Lega di Serie B. Sotto l’aspetto tecnico ho affrontato la Juventus tre anni fa con il Trento, c’erano Soulé, Stramaccioni e Sekulov. Nel primo tempo vincevamo uno a zero e potevamo fare più gol, ma la cosa impressionante è stata la facilità di questi ragazzi per intensità e qualità tecnica che con la Serie C non c’entrano nulla. Nel secondo tempo fisicamente e per intensità, oltre che per tecnica, ha fatto la differenza e abbiamo perso 2-1. A prescindere dai nostri errori, ciò che è stato impressionante è stata la fisicità. Credo che l’Atalanta anche abbia fatto una grande stagione, la Juventus aveva più esperienza nella categoria ma credo che anche all’Atalanta sia servito questo cammino per capire se è il caso di gestire in casa i talenti o se mandarli in prestito lontano dalla casa base”.

Non crede servirebbe un regolamento diverso per far rendere ancora meglio il progetto seconde squadre?
“Bisogna aggiungere un elemento, le prime squadre prima mandavano i loro giovani in giro in Serie B o Serie C. Chi acquistava questi giocatori metteva dei paletti, c’erano le presenze con un quantitativo economico e si forzava la presenza del giocatore. Il ragionamento della prima squadra è un altro, ho 60 giocatori e di questi 50-60 che hanno in giro per tutto il mondo c’era una spesa che per oltre il 50% era un vuoto a perdere. A questo punto se devo spendere un milione di euro me li tengo in casa e li faccio crescere per il mio pensiero. Se mando in prestito Soulé o me lo tengo in prima squadra non serve la valorizzazione, per altri ragazzi può servire la valorizzazione. Se però questo ragazzo non si trova bene con l’allenatore la società ha buttato un investimento e il pagamento del prestito. Si paga l’ingaggio e la spesa per la valorizzazione, per questo motivo tre settori giovanili importanti come Juventus, Atalanta e Milan sono dentro questo progetto e ne arriveranno tanti altri”.

Avellino, Benevento, Carrarese e Vicenza: quale delle quattro squadre rimaste in questi playoff merita maggiormente la promozione?
“Per numeri direi il Vicenza, per quanto riguarda il mio cuore visto che ci ho giocato due anni dico l’Avellino. Ovviamente l’in bocca al lupo va a tutte le squadre, però ho ancora tanti amici ad Avellino. So che Auteri è un maestro, Calabro ha ripreso il suo valore, Vecchi è un vecchio marpione e Pazienza sta facendo benissimo ad Avellino dove non è facile allenare, specialmente dopo il campionato non all’altezza dello scorso anno”.

Chiosa finale sul suo futuro: la ritroveremo sulla panchina della Folgore anche il prossimo anno?
“Con il pres ci conosciamo da tanti anni, abbiamo fatto un percorso dove all’inizio anche lui ha riconosciuto gli errori. Mi ha chiesto un aiuto, nel primo mese ho fatto tutto meno che l’allenatore. Questa però è la Serie D, siamo riusciti poi a fare 13-14 risultati utili in fila ma a fine stagione non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi importanti che ha anche il pres. Purtroppo si sono divise le strade professionali, ma dal punto di vista umano rimane grande stima e amicizia”.

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