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TMW RADIO - Gregucci: "Lazio, col Bayern è una grande opportunità per riscrivere la storia"

di Dimitri Conti
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L'allenatore Angelo Gregucci è stato intervistato da TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. Le sue riflessioni iniziano dall'impegno Champions della Lazio col Bayern: "Non è la ciliegina, ma una grandissima opportunità per riscrivere la storia. La Lazio ha qualcosa di importante da mettere stasera in campo, in un appuntamento storico. Non si devono consegnare agli episodi in una gara che va vista nell'ottica dei 180'. Devono giocarsela, avendo rispetto: se ci sarà da abbandonare la competizione, sarà perché l'avversaria ha dimostrato sul campo di essere più forte".

Il centrocampo della Lazio può dare quel qualcosa in più?
"La chiave sarà nel riconoscimento dell'atteggiamento del Bayern: se verranno a fare una gara aggressiva, prendendo la Lazio alta in costruzione, possono metterli in difficoltà perché dovrebbero poter attaccare la profondità col migliore in Italia a campo aperto, Immobile. Altrimenti, se il Bayern aspetterà, dovrà essere brava a leggere le situazioni, e ad attaccare tramite il fraseggio. Avrebbero vari modi per poter segnare, ma devono anche stare attentissimi nel non perdere gli uno-contro-uno sugli esterni e Lewandowski, il centravanti più armonico del calcio mondiale. Servirà frapporsi con solidità su questo tipo di giocate sulle quali i tedeschi fanno la differenza".

L'Atalanta cosa può fare con il Real Madrid?
"Non si faranno intimorire, anche perché non mi sembra uno dei migliori Real Madrid, almeno non negli ultimi trent'anni. Il ricambio generazionale necessita di un certo tempo e, con convinzione, che l'Atalanta sicuramente si accoppierà in duelli individuali in ogni angolo del campo, cercando di vincerli con sfrontatezza. Negli ultimi 25 metri hanno qualità e colpi, lì possono fare male a tutti. Questo secondo me sarà il risultato più imprevedibile, anche perché giocare a Madrid in queste condizioni non ti fa soffrire il fattore ambientale".

Lei ha conosciuto Kokorin a San Pietroburgo: si adatterà alla Serie A?
"Nell'interrogativo c'è la perplessità su un ragazzo che ha talento. Lui, Golovin e Miranchuk sono i talenti del calcio russo, bisognerà però vedere come va l'adattamento. La storia dice che ci sono sempre state difficoltà coi russi, ma in un mondo globale com'è oggi questo equilibrio potrebbe essere più sottile. Ha qualità e velocità il Kokorin che conosco io, può far bene in Italia ma deve capire rapidamente cosa gli viene richiesto: è un calcio tattico e di sacrificio. Ha un allenatore come Prandelli di grande esperienza e sapienza, e potrebbe dare un contributo importante ai viola".

Dzeko è insostituibile per la Roma?
"Edin di pro ha talento, carisma e molti colpi da centravanti atipico. Sa attaccare la profondità e tenere botta, oltre ad avere esperienze internazionali molto importanti, è giocatore di statura. Di contro però Edin ha la carta d'identità, e nei movimenti di mercato difficilmente riesci a prendere una contropartita di qualità a quell'età, servirebbe un giovane. Indubbiamente è un giocatore fantastico, sa fare reparto da solo, ma nelle valutazioni di mercato della Roma viene difficile pensare che si riesca a scambiarlo con qualcuno che abbia egual valore".

Non è merce rara?
"No. Pensiamo che il Napoli ha preso un attaccante giovane, pagandolo bene, e poi quando lo vediamo arrivare in Italia vogliamo avere tutto e subito. Osimhen sta vivendo delle difficoltà, anche per colpa del Covid che è di questo tempo che sta vivendo. Ci vuole sempre un po' di pazienza".

Da dove ripartirebbe con la Serie C?
"Non abbiamo programmazione né lungimiranza. Ci sono delle squadre, nel panorama del calcio italiano, che dovrebbero fare riferimento alla Juventus, e alla sua seconda squadra in C. Non c'è condizione migliore di far crescere i giovani in casa propria, sapendo referenze ed obiettivi della società. Nei top-5 campionati europei siamo il movimento che porta meno giocatori dalle giovanili alla prima squadra, e come riferimento porto l'esempio di Joao Felix, che non è stato spedito dal Benfica in prestito in giro, ma fatto crescere in casa. Così puoi anche monitorare da vicino i ragazzi. Alla fine, poi, da Felix ci hanno preso più di 100 milioni. Invece qui da noi battezziamo fenomeni in tre partite e poi pippe in due mesi".

Mancini sembra il principale esponente della volontà di invertire la corrente.
"Quella è la visione di Roberto Mancini, di un numero 10 che nel calcio ha una qualità fantastica: se va a vedere una partita, può andarsene già dopo dieci minuti e ha già capito tutto da come stoppa il pallone o mette il corpo. Ricordo che ha convocato un giocatore con zero presenze in Nazionale (Zaniolo, ndr), cosa che credo sinceramente non abbia fatto mai nessuno al mondo, se non in qualche federazione minore. Tutte cose da ricondurre solo alla visione di Roberto".


Angelo Gregucci ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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Venerdì 26 Febbraio 2021
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