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Juve: la crisi è profonda, certe reazioni sono inaccettabili. Inter: diffidate dai “mai contenti”. Milan: Pioli francamente esagerato (e su Tonali…). Roma: che spettacolo il nuovo Mou

di Fabrizio Biasin
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Un tempo si aspettava almeno, boh, l’Immacolata. Oggi no, siamo alle sentenze con ancora i semi di cocomero tra i denti: Allegri è un povero pirla, Inzaghi ha pareggiato e quindi poco ci manca, Tonali che prima era un fallito ora è un fenomeno, Mou che era un bollito ora è il Papa, Pioli che era un miracolato ora è Sacchi e così via.

Non che la cosa ci sorprenda, anche perché è colpa nostra, dei media.

Prendete Tonali. Quando era al Brescia e lo volevano tutti dicevamo “chi prenderà il nuovo Pirlo?”, dopo una stagione passata a imparare lo abbiamo definito “flop”, ora è tornato “fenomeno”. Il tutto nell’arco di qualche mese. Roba da matti. Semplicemente, questo ragazzo di 21 anni sta facendo quello che ci si aspetta da un ragazzo di 21 anni: migliora. Per intenderci, non deve sorprendere che per emergere ci abbia messo una stagione intera, semmai che ci abbia messo così poco.

Appunto a margine: il qui presente è sempre stato fan di Pioli, mai però avrebbe immaginato di vedere il Milan giocare così bene. È solo l’inizio, ma che inizio.

Ecco, Allegri. La strada è assai complessa, più complessa del previsto. Dicevamo: “Alla Juve torna il più bravo, la Juve sarà certamente la favorita”. Cioè, io almeno la pensavo così. E invece no, è tutto tremendamente più complesso. Stanno emergendo due anni di cattiva gestione e, certo, la colpa non è del buon Cherubini (molto onesto in settimana col il suo “abbiamo problemi, bisogna ringiovanire”), ma di chi lo ha preceduto e dei grandi capi “silenziosi”: Agnelli, dove sei? Nedved, dove sei? Una proprietà assente è più preoccupante di una squadra balbettante.

Poi, sia chiaro, guai a dar credito agli inferociti da striscione: muovere obiezioni ha senso, contestare ferocemente dopo dieci anni di successi è quantomeno ingeneroso, soprattutto se chi lo fa ha interessi, definiamoli, “secondari” (leggi: biglietti che una volta arrivavano e ora non arrivano più).

L’Inter ha pareggiato ma, da statuto, evidentemente non si può fare, deve solo vincere, altrimenti si scatenano i plotoni d’esecuzione. Il 2-2 con la Samp ha ridato fiato ai temibilissimi “mai cuntent”, quelli che erano scontenti perché l’Inter “ora vende tutti”, sono rimasti scontenti quando non ha venduto tutti perché non potevano dire “visto? Abbiamo venduto tutti” e ora sono scontenti perché “non abbiamo vinto con la Samp e in testa, invece, c’è chi ha fatto 3 successi su 3”. E chissà cosa accadrà se non dovesse arrivare un successo con il Real: “Ecco, non abbiamo battuto neanche il Real…”.
Confidiamo segreti indicibili: l’Inter non è una squadra perfetta, ha perso tre fenomeni e ha bisogno di tempo per riassestarsi. Forse ce la farà e porterà a casa un nuovo scudetto, forse no e dovrà conquistarsi uno dei primi 4 posti. Frignare a ogni non vittoria sarà un problema per gli stessi “lagnanti”, perché a ogni possibile inciampo dovranno ricercare nuovi, devastanti aggettivi da tregenda: “E’ tutto finito, ma dove vogliamo andare, che squadra penosa”. Eccetera eccetera (salvo poi cambiare idea all’occorrenza, ovvio).

Una cosa su Mourinho, signore da 1000 panchine in carriera. San José da Setubal è il nuovo tecnico della Roma e nella considerazione dei suoi tifosi, ormai, arriva solo dopo Pietro (Santo): al gol di El Shaarawy dell’altra sera (splendido) è partito come un Mazzone 2.0 e ha fatto la cosa strategicamente più intelligente che potesse fare.

Ecco, del ritorno di Mou in serie A non sorprendono tanto i risultati (siamo solo all’inizio, guai a sentenziare), semmai l’atteggiamento: José, semplicemente, se ne fotte. Si fa riprendere mentre sfreccia in Vespetta a Trigoria; sorride compiaciuto mentre trangugia pizza e Coca Cola sul treno a mezzanotte; mostra fiero il capello brizzolato, la pancetta, pare in definitiva la versione consapevole del José perennemente imbufalito di un tempo.
Mourinho sa di non dover dimostrare nulla a nessuno e sa pure di avere un palmares ineguagliabile (gli altri 19 tecnici di serie A, tutti assieme, non raggiungono neanche per sbaglio i suoi 25 trofei complessivi). Poi oh, magari inciampa alla prossima e iniziano i mugugni, oppure perde un derby e - apriti cielo! - viene giù tutto. Per ora no, e non è poco per uno che “è bollito” (multicit.). Complimenti a lui e a chi l’ha scelto: sì, i Friedkin (l’immagine di Mou in versione Forrest Gump ha fatto il giro del mondo e Dio solo sa quanto la Serie A abbia bisogno di questa pubblicità).

Ps. Papa Francesco a Bratislava ha detto così: "Un'omelia non deve andare oltre i dieci minuti, perché la gente dopo otto minuti perde l'attenzione". Tremano diversi allenatori di Serie A.

Ps/2 “Maremma impestata!” (Cit.). Quanto ci sei mancato, Luciano Spalletti.

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