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Il Frosinone ci spiega perché chi ha pochi soldi aspetta l'ultima settimana per costruire una squadra competitiva. Servono conoscenze e lucidità, sono necessarie idee chiare. Come quelle di Angelozzi

di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale
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Nelle famose griglie di partenza dello scorso 18 agosto, alla vigilia della prima giornata della Serie A 2023/24, era difficile non leggere il Frosinone all'ultimo posto. Non per sottovalutazione o per chissà quale accanimento ma perché in quel momento - che poi era un mese fa - attorno alla squadra di Di Francesco gravavano più dubbi che certezze. Tra queste proprio l'allenatore, che era fermo da quasi due anni dopo tre avventure tra Sampdoria, Cagliari e Verona iniziate con grandi aspettative e presto finite malissimo. Un allenatore che aveva bisogno di risettarsi, di un ambiente come quello giallazzurro con più disponibilità che pressioni.

Il 19 agosto, prima della prima partita del campionato contro i campioni d'Italia e a meno di due settimane dalla fine del calciomercato, il direttore sportivo Guido Angelozzi aveva annunciato almeno altri 4-5 acquisti. Stima al ribasso, perché il Frosinone nei 12 giorni successivi definirà ben otto acquisti: Walid Cheddira il 20 agosto, Pierluigi Frattali, Kaio Jorge, Matias Soulé tra il 28 e il 29 agosto, Arijon Ibrahimovic, Mehdi Bourabia, Caleb Okoli, Reinier l'ultimo giorno di calciomercato. Quasi tutti in prestito, alcuni - quelli con gli ingaggi più alti - anche con buona parte dello stipendio pagato.
Il Frosinone visto col Napoli non fu lo stesso visto due giorni fa. E quella di due giorni fa non è la squadra che vedremo nelle prossime settimane perché alcuni dei volti nuovi arrivati al fotofinish hanno evidentemente bisogno di tempo prima di essere inseriti nell'undici titolare. Un rischio calcolato, anche perché aspettare la fine del calciomercato era l'unico modo per portarli a Frosinone.

Ma perché questa strategia? Principalmente per tre ordini di motivi. Il primo riguarda gli stipendi: ingaggiare un giocatore a fine agosto vuol dire, intanto, non dovergli pagare le prime due mensilità. Sembra una sottigliezza ma non lo è, specialmente se si scende di categoria. In Serie B o in Serie C è all'ordine del giorno, molto meno in Serie A. Ma se sei un club come il Frosinone che ha un monte-ingaggi complessivo da circa 7-8 milioni di euro lordi non puoi sottovalutare questo aspetto.
Non è tutto qui e un'altra spiegazione, probabilmente quella principale, attiene alla tempistica: queste operazioni se non arrivi in prossimità del gong conclusivo non le chiudi.
Un esempio.
Pol Lirola è stato ufficializzato il 28 agosto, è arrivato in prestito dall'Olympique Marsiglia, più o meno come quasi tutti i giocatori sbarcati a Frosinone questa estate. Ma Lirola, come Kaio Jorge, ha un ingaggio troppo alto per le casse di un club come quello del presidente Stirpe. Questo vuol dire che non solo devi puntare al prestito, ma anche chiudere l'operazione facendo in modo che il club cedente paghi buona parte del suo stipendio. Nel caso di Lirola, il Marsiglia copre un milione del suo stipendio, mentre il Frosinone 400mila euro.
Chiaramente da Marsiglia prima di dare il via libera a questa operazione provano in tutti i modi a cedere Lirola in altro modo: per l'OM la soluzione ideale sarebbe stata la cessione a titolo definitivo, quella accettabile un prestito con ingaggio interamente pagato dal club che lo ingaggiava. E poi c'è la soluzione con cui s'è chiusa l'operazione, l'unica possibile per un club come il Frosinone.
Ma Lirola non è stato l'unico prestito chiuso con parte dell'ingaggio pagato: con la stessa formula sono arrivati i giocatori di proprietà della Juventus, con la stella modalità è arrivato Reinier dal Real Madrid.

Non è una strategia alla portata di tutti: Angelozzi il grande architetto
C'è poi il terzo ordine di motivi e questa sfera attiene ai dirigenti e alla storia che si portano dietro perché quando per giocatori che arrivano da club importanti si aprono le porte di un prestito - anche magari con stipendio in parte pagato - le soluzioni finali possono essere molteplici. E a spuntarla è quasi sempre chi è più credibile: per la storia che hai, per il progetto che stai costruendo.
E' una strategia che puoi attuare solo se metti in piedi un progetto attendibile e hai un direttore sportivo come Guido Angelozzi. Un dirigente che ha rapporti consolidati, conoscenze, competenza e lucidità sulla strada da intraprendere anche quando il gong finale è lì a un passo. Perché poi un conto è voler attuare questa strategia e un altro è attuarla davvero. Ci riesci se conosci meglio degli altri i procuratori e i dirigenti con cui ti confronti, solo se il tuo interlocutore ti riconosce credibilità e ha fiducia nelle tue parole. Ha sicurezza nel fatto che - va bene darlo in prestito e pagare parte dell'ingaggio - ma poi questo investimento deve tornare indietro in termini di minuti e di rilancio di un giocatore che altrimenti non vedrebbe mai il campo.
Ecco, un mese dopo l'esordio in campionato si spiega perché tanti club hanno deciso di dare credito a Frosinone e al suo direttore sportivo. A quell'Angelozzi che, con un monte ingaggi che è per distacco il più basso della Serie A, ha costruito una rosa di tutto rispetto. Una squadra che ha già dimostrato di avere le carte in regola per salvarsi.

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