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Dybala verso l’addio. Allegri per tornare non vuole più Paratici. Pirlo in Champions con il tutor. Inter vuole Boateng, Milenkovic e Milinkovic. Cessione da un miliardo. Hanno spento il Var: ecco chi ha deciso di non usarlo

di Enzo Bucchioni
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Il gol di Dybala e quel sinistro fatato hanno riacceso i riflettori sul futuro dell’argentino. Resta o non resta alla Juventus?

A precisa domanda, anche Pirlo in sostanza non ha risposto e quel suo “Speriamo di poterlo tenere” vuol dire tutto e niente. Anzi, a leggere bene fra le righe, la parola sperare lascia pochi margini alla permanenza della Joja a Torino.

Come sappiamo l’argentino ha il contratto in scadenza fra un anno e alla proposta di rinnovo della Juventus ha sempre risposto “no grazie” nonostante l’offerta da top player, ovvero dieci milioni di euro netti a stagione. Troppo pochi, invece, per l’attaccante che ragiona in modo diverso dalla Juventus e non si sente così tanto lontano da Ronaldo. Il ragionamento in soldoni alla fine è proprio questo. Se Ronaldo guadagna trenta milioni netti e a me ne propongono dieci, vuol dire che per la Juve valgono un terzo del portoghese. La contrapposizione fra i due è alla base del rapporto non semplice fra Dybala e la Juventus negli ultimi anni. Proprio l’arrivo di Ronaldo ha prima lasciato perplesso e poi amareggiato l’argentino che pensava di poter diventare centrale nel progetto della Juventus, un leader, il capitano. Così non è stato e i tre anni passati sono stati una continua altalena di prestazioni con la netta sensazione che, al di là delle cifre, Dybala abbia voglia di lasciare la Juve per una sorta di rivincita su chi non ha investito totalmente su di lui. Tanto più che oggi a corteggiarlo ci sono squadre di primissima fascia, dal Barcellona al Manchester. La richiesta per il rinnovo è fissata da Dybala attorno ai quindici milioni netti, pur sempre la metà di Ronaldo, e non mi sembra che in questi mesi si siano fatti passi in avanti o una mediazione possa essere probabile. Dybala punta a liberarsi a parametro zero il prossimo primo febbraio?

Può anche essere una strategia e un giocatore così, 29 anni nel novembre del 2022, con il cartellino di proprietà, potrebbe anche arrivare a chiedere venti milioni di ingaggio.

Per evitarlo la Juve pensa alla cessione a giugno e Dybala potrebbe anche accettare, ma alle sue condizioni. La Juventus ha bisogno di fare plusvalenze e alla fine forse cedere Dybala potrebbe anche convenire a tutti. Ma c’è anche un’altra ipotesi, che alla fine sia Ronaldo a cambiare aria. A quel punto Dybala potrebbe tornare a essere centrale nel progetto bianconero e nel caso sarebbe più facile trovare un accordo anche sotto l’aspetto economico. Questa, comunque sarà la storia e il tormentone del prossimo mercato. Dalla decisione si capiranno molte cose del nuovo progetto tecnico della Juventus che necessariamente dovrà rilanciare dopo aver perso lo scudetto ed essere stata brutalmente eliminata dalla Champions da un modesto Porto che l’altra sera ha perso in casa due a zero dal Chelsea.

Ma i prossimi due mesi saranno decisivi anche per Pirlo. La vittoria sul Napoli e soprattutto la reazione caratteriale della squadra hanno fatto tornare nel cassetto l’ipotesi di un esonero immediato che sarebbe scattato in caso di un’altra brutta sconfitta. Ora la Champions è tornata a portata di mano e la conquista di un posto nell’Europa che conta e magari la coppa Italia, alla fine potrebbero salvare la panchina a Pirlo. Una decisione non è ancora stata presa, Agnelli sta semplicemente ragionando.

Nell’incontro pasquale con Allegri, secondo indiscrezioni, il presidente bianconero si è sentito ripetere la solita richiesta: posso tornare se va via Paratici. Allegri non ha dimenticato e non ha intenzione di dimenticare quello che è successo ed ha portato al suo addio di due anni fa.

E allora, che fare?

C’è sempre anche Zidane in stand-by. Il francese deve dare una risposta, anche lui sta cercando di capire come finirà la stagione e se Florentino Perez vincerà le elezioni o meno per la presidenza del Real. L’opzione Juve è sul tavolo.

Ma se poi alla fine Agnelli optasse per la conferma di Pirlo è chiaro che il giovane allenatore avrà bisogno di un sostegno per farlo sbagliare meno e aiutarlo a crescere. Ecco quindi la figura di Marcello Lippi direttore dell’area tecnica che è un’altra opzione sul tavolo presidenziale. Come si vede, più o meno come sempre, saranno i risultati a orientare le scelte finali.

Pirlo salterebbe di sicuro soltanto se non dovesse conquistare la Champions, per il resto tutto può accadere.

C’è anche chi inserisce Spalletti fra le carte a sorpresa. Possibile, era già stato cercato nel passato.

Intanto però ci sarà da capire se la reazione d’orgoglio contro il Napoli è un episodio isolato, o la Juve acquisterà continuità di prestazioni e risultati almeno in questa ultima parte della stagione. Domenica c’è il Genoa, poi l’Atalanta: due bei test diversi.

L’Inter, invece, in campo non ha problemi e si avvia a vincere lo scudetto com’era abbastanza chiaro da almeno tre mesi vista la maturazione della squadra e la superiorità con le rivali. I problemi sono fuori.

Si vende? Quando si vende?

La strategia di Steven Zhang sembra pagare: mi faccio prestare i soldi, pago gli interessi, ma vinco lo scudetto, ho la soddisfazione di conquistare un titolo importante dopo tanti anni e il brand Inter acquista valore. Poi, a fine stagione e con calma vendo puntando al miliardo di euro. Va letto così il prestito da 150 milioni più cento in arrivo di Fortress che ha consentito di onorare le scadenze improrogabili. Per la cessione scenari assolutamente aperti.

E’ chiaro che dall’assetto proprietario dipenderanno i programmi futuri e il rafforzamento sul mercato in vista della Champions dell’anno prossimo. Intanto però Marotta si sta mettendo avanti in particolare con i parametri zero e nel mirino sono finiti Boateng che lascia il Bayern e Maksimovic del Napoli. Restando alla difesa è stato sondato anche il procuratore di Milenkovic della Fiorentina, 24 anni, in scadenza nel 2022 che da tempo ha fatto sapere di non voler rinnovare. Il giocatore piace anche a Pioli che l’ha lanciato anni fa. Potrebbe venirne fuori un derby attorno ai 25 milioni di euro. Per il centrocampo invece i riflettori sono accesi su Milinkovic Savic, in partenza tutti gli anni, ma che quest’estate potrebbe davvero dire addio alla Lazio che deve cambiare pelle e ciclo.

Infine torno sui due recuperi di mercoledì con un’affermazione netta: stanno spegnendo il Var.

Sotto sotto, subdolamente, facendo finta di niente, sbandierando il protocollo, sono sempre meno gli episodi rivisti al monitor dagli arbitri. Penso male? Credo di no. Per fortuna i risultati dei recuperi hanno scatenato polemiche relative (ha parlato solo De Zerbi), ma dalle partite dell’altra sera mancano quattro rigori abbastanza netti.

Soprattutto a Torino la decisione del Var Di Paolo è stata scandalosa. Prima per un fallo su Chiesa in area del Napoli, poi per uno su Zielinski in quella della Juve, il varista ha deciso di non richiamare l’arbitro Mariani, non l’ha mandato al Var. Perché?

I due episodi sono chiari ed evidenti rigori e quindi errori, non vanno interpretati ma segnalati e da protocollo var imponevano la review al monitor. Anche a San Siro se l’arbitro Irrati fosse stato richiamato per un possibile-probabile rigore per parte non ci sarebbe stato nulla da eccepire, anzi sarebbe stato doveroso. E allora perché gli arbitri non usano lo strumento che hanno a disposizione per sbagliare meno e preferiscono continuare a sbagliare?

Faccio notare che la questione è già esplosa in Champions, i ricorsi al monitor sono rarissimi e fino a ieri sembrava una vicenda tipicamente Uefa. Ora che certi comportamenti si allargano anche al campionato italiano i sospetti aumentano e mi domando: è un ritorno al passato? C’è la voglia di mettere da parte il Var, dell’arbitro uomo solo al comando?

Sarebbe una follia anche se, ricordo, politicamente purtroppo ci può stare. Il presidente Uefa Ceferin è sempre stato contrario al Var, l’ha subito. E’ la sua rivincita?

Sarebbe pericolosissimo. Il Var ha ottenuto indubbi successi, molti errori sono stati sanati e abbiamo visto (soprattutto in Italia) partite più giuste. Non piace a qualcuno l’arbitro che sbaglia meno in nome e per conto di un libero arbitrio che ha fatto troppi danni e deciso troppe partite?

Non se sentiamo la mancanza. Ridateci il Var, usatelo, tanto più che avete imparato e adesso siete in grado anche di perdere meno tempo.

Sul fuorigioco invece la Fifa va avanti alla grande e per i mondiali sta preparando un congegno che consentirà ai guardalinee quasi all’istante di sapere se l’azione è regolare o meno. Evviva. Almeno su questo.

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