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Plusvalenze 'gonfiate', Deinite e la sua storia: "La vissi come un'opportunità"

di Gaetano Mocciaro
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La questione plusvalenze è un tema più che mai attuale e controverso. Matteo Deinite fu coinvolto nel 2000 in un passaggio dal Milan all'Inter che vide coinvolti altri giocatori, ossia Matteo Giordano, Ronny Diuk Toma e Simone Brunelli. Permettendo ai rossoneri di generare una plusvalenza di oltre 10 milioni. Allo stesso tempo l'Inter diede ai cugini Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi, registrando a sua volta 12,9 milioni. Ai microfoni di Tuttomercatoweb proprio Deinite ci racconta la sua storia:

Matteo Deinite, cominciamo dal presente: di cosa ti occupi?
"Il mio ultimo campionato l'ho giocato al Monselice, dove abbiamo conquistato il salto in Promozione veneta. E lavoro in una ditta termoidraulica che vende all'ingrosso e fa forniture per idraulici".

Sei arrivato giovanissimo al Milan, dove hai anche potuto giocare in amichevole
"Sì, grazie a Fatih Terim ho potuto giocare un'amichevole estiva contro l'Alavés nel 2001. E sempre nello stesso anno sono stato convocato per una partita di Coppa Italia contro il Perugia, dove sono rimasto in panchina. Arrivavo dal Padova e ho giocato negli Allievi nazionali dei rossoneri con Davide Ballardini allenatore, poi sono passato alla Primavera sotto la gestione Tassotti. Era una bella squadra, con giocatori che hanno fatto carriera come Donadel e Sammarco. E ci siamo tolti delle soddisfazioni, vincendo anche il Viareggio".

Zero presenze, eppure nel 2003 il passaggio all'Inter per una valutazione superiore al tuo effettivo valore
"Ti dirò, io ho vissuto la situazione in modo positivo. Ero in scadenza di contratto col Milan e mi era stata paventata la possibilità di firmare un quinquennale con l'Inter. Non mi pareva vero e ho accettato subito. Cosa ci fosse dietro, sono onesto, non me lo sono chiesto. Non sapevo i costi del cartellino e altro. Ho semplicemente preso la palla al balzo".

L'ingaggio in proporzione era comunque di molto inferiore
"Gli importi erano sicuramente abbastanza bassi, non ricordo esattamente ma siamo attorno ai 35 mila euro l'anno".

Qualche tuo compagno di squadra, coinvolto in questi scambi, non prese benissimo la vicenda e ritenendo che essa ne abbia condizionato la carriera
"Guarda, io ho avuto il dubbio che la questione potesse avere risvolti legali che coinvolgessero anche la mia persona. Ma poi sono stato rassicurato, dato che era una questione che riguardava le società. Certo, sono stato stupito dalla mia valutazione ma a suo tempo non avevo dato peso a quei valori. Personalmente non credo che la cosa abbia condizionato la mia carriera, credo di aver fatto il percorso che meritavo per le mie qualità tecniche".

Curiosità: sei passato all'Inter nel 2003 ma immediatamente prestato al Trento. Hai mai conosciuto Moratti o qualche dirigente nerazzurro?
"La verità, non sono mai entrato alla Pinetina. Sono solo passato in sede a firmare il contratto e via in prestito in C. Mai vissuto l'ambiente".

In definitiva, ogni anno a ridiscutere la tua destinazione
"Esatto anche se ho avuto la fortuna di fermarmi quattro anni a Pizzighettone, che aveva un canale privilegiato con l'Inter. Certo, ogni anno si ridiscutevano i termini ma nel complesso io ho vissuto la mia situazione come una fortuna. Intendiamoci, se sei legato da un quinquennale con la società come l'Inter ti senti tutelato, anche in caso di infortunio o altri imprevisti".

Negli ultimi anni abbiamo assistito a valutazioni decisamente gonfiate. Qual è il tuo punto di vista?
"Non voglio esprimermi dato che non sono troppo dentro a queste cose ma è chiaro che certe cifre saltano all'occhio e ti viene da ridere".

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Domenica 28 Aprile 2024
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