RMC SPORT - Azzalin: "Premier League campionato migliore per qualità"

di RMCSport Redazione
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Andrea Azzalin, preparatore atletico ex Leicester ed ex collaboratore di Claudio Ranieri al Fulham, ha parlato nel corso del Live Show di RMC Sport: "Il ricordo che ho della stagione del Leicester è la vittoria a Manchester contro il City. Lì ho capito che si poteva davvero scrivere la storia. Dal punto di vista atletico invece è stato un crescendo. Nelle squadre inglesi ci sono due giorni di allenamento e uno di scarico. Il mercoledì è un giorno di riposo e non si può spostare perché è un'istituzione. Noi italiani all'estero dobbiamo capire in che contesto ci troviamo. Kanté era il giocatore che correva di più ma Okazaki ha impressionato tutti per la sua predisposizione al sacrificio".

Il lavoro del preparatore atletico ha vissuto un'evoluzione anche dal punto di vista psicologico?
"Per fare questo lavoro è necessario essere un po' psicologi. Non è solo questione di testa ma quella mentale non è una variabile che si possa trascurare. Quando siamo stati al Monaco nella prima parte di stagione abbiamo voluto dare un nuovo format mentale alla squadra e poi abbiamo vinto la Serie B. Quando il giocatore capisce che attraverso il lavoro di tutto lo staff si riesce a raggiungere il risultato tutto funziona meglio".

Le inglesi sono tornate a livello europeo o è un caso?
"Credo poco al caso. Alla base c'è sempre un lavoro e una programmazione. Soprattutto qualità e personalità dei giocatori sono qualità da cui non si può prescindere. Il campionato inglese a oggi è il numero uno per qualità. In termini di distanze percorse in capo a una stagione non ci sono tante differenze tra chi vince in Inghilterra e chi vince in Italia".

Questa crescita del movimento inglese è dovuta anche all'apporto di collaboratori non inglesi?
"In una relazione c'è sempre da dare e da prendere. Sicuramente i tanti italiani che sono stati e che sono in Inghilterra danno un'impronta loro dal punto di vista tattico e dal punto di vista dell'organizzazione dell'allenamento. Ma dall'altra parte c'è una preparazione e la grossa differenza che ho notato all'inizio è l'approccio culturale. Noi siamo riconosciuti universalmente come le persone che fanno lavorare i giocatori molto, forse troppo. Io credo che gli staff italiani all'estero abbiano sempre cercato di adattarsi alle altre culture".


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Venerdì 24 Maggio 2019