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TMW RADIO - Chievo, Pellissier: "Vogliamo la A. Vignato? Un giocatore che può fare la differenza"

di Luca Bargellini
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Sergio Pellissier, responsabile dell'area tecnica del Chievo Verona, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di 'Stadio Aperto' trasmissione del pomeriggio di TMW Radio:

Da calciatore a dirigente, come va l'ambientamento nel nuovo ruolo?
"È un qualcosa che sto imparando a fare giorno dopo giorno perché è molto diverso dal ruolo di calciatore. Lavori in secondo piano rispetto al campo, ma l'adrenalina è la stessa perché alla fine sei sempre nello stesso mondo".

Come si gestisce lo stress in questo nuovo ruolo? Meglio da calciatore?
"Quando smetti di giocare non puoi scaricare più la tensione in campo ed è una cosa non di poco conto. Vedi la gara da fuori, sei come un tifoso e questo per me conta tantissimo".

Sergio Pellissier calciatore arrivato in A dalla Valle d'Aosta. Non certo una terra da cui nascono spesso giocatori di alto livello.
"Da valdostano ho praticato tanti sport invernale, ma il calcio è sempre stata la mia passione. Anche quando in inverno di neve ne cadeva molta. Ero sempre con il pallone ai piedi e per diventare professionista ho dovuto cambiare regione e città. Ho fatto tutto il settore giovanile del Torino e da lì ho intrapreso il mio cammino".

Un cammino iniziato in granata ma contrassegnato in maniera fortissima dal gialloblu del Chievo Verona.
"Sono trascorsi vent'anni dal momento del mio arrivo in questo club e lo sento davvero come casa mia. Quando ne parlano male è come se lo facessero di me. Non si può mollare mai quando si vivono sensazioni di questo genere ed è un grande aiuto".

Tanti, tantissimi, i gol segnati col Chievo. Chiudendo gli occhi qual è il primo che le viene in mente?
"Fortunatamente me li ricordo tutti e sono tutti egualmente importanti per i sentimenti che avevano dietro. Il primo in Serie A mi ha fatto capire che potevo confrontarmi con questo palcoscenico. Bellissima anche la tripletta contro la Juventus ad uno dei portieri più forti del mondo come Buffon".

Non da poco anche il gettone in azzurro. L'azzurro della Nazionale.
"Quando si inizia una carriera da calciatore lo si fa anche per dare una soddisfazione a chi ti ha aiutato ad intraprendere questo percorso. Il gol in azzurro per i miei genitori è stata la soddisfazione più grande della mia vita".

Vista la sua carriera impossibile non farle questa domanda: esistono ancora le bandiere nel mondo del calcio?
"Scomparse no, ma sono molto rare. Oggi non ci sono più i presidenti tifosi di un tempo, che rimangono per 20 anni in una piazza per la passione che li lega a certi colori. Adesso ci sono società straniere, amministratori che puntano a fare business in un mondo come quello italiano che rappresenta una novità, un'opportunità. Questo purtroppo fa parte del gioco, è il mondo moderno".

Dal passato al presente. Com'è il rapporto in qualità di dirigente con l'attuale tecnico del Chievo Michele Marcolini con il quale ha condiviso campo e spogliatoio per anni?
"Non è semplice perché siamo anche grandi amici. Ci diciamo sempre detti tutto in faccia e discutiamo su tante cose delle quali normalmente un dirigente e un tecnico non parlano. Questo aiuta, però, a dare il meglio per una società a cui teniamo tantissimo. Ognuno ricordandosi che si tratta di lavoro e che teniamo ai rispettivi ruoli".

Dopo tanti anni di B il Chievo si è dovuto confrontare nuovamente con la Serie B. Com'è andato l'approccio con questa realtà?
"Tornare in cadetteria dopo tanti anni ci ha obbligato a riassestarci sotto tanti punti di vista. Sia tecnico che economico. Questo è anche il bello di questo lavoro: non c'è mai tregua, devi sempre lavorare per risolvere tante situazioni assieme a persone che mi supportano e mi insegnano questo mestiere".

Per quanto riguarda invece l'approccio della piazza alla cadetteria. Quali sono state le risposte?
"Dico subito che non è vero che non abbiamo pressioni, specie dopo la brutta retrocessione dello scorso anno e le problematiche al momento dell'iscrizione. Nessuno qui di accontenta di un anno tranquillo e si punta subito a fare un campionato come quello che sta facendo il Benevento. Per questo è importante imparare a subire le critiche senza mollare, le soluzioni che occorrono per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato".

Il Chievo di oggi è un mix fra elementi di esperienza come Cesar e Giaccherini e tanti giovani di prospettiva.
"L'idea era quella di aiutare i giovani a crescere puntando sull'esperienza dei big. Non è un caso infatti che siamo i primi per minutaggio dei giovani calciatori: l'idea è quella di farli crescere. In questo modo ovviamente perdi qualcosa in esperienza, cattiveria e voglia di vincere perché sono cose che un ragazzo impara solo con il tempo".

Fra i giovani spicca Emanuel Vignato che avete ceduto a gennaio al Bologna ma che rimarrà con voi fino all'estate.
"Il ragazzo è arrivato col contratto in scadenza ed è stato bravo, assieme al suo procuratore, nel voler rimanere fino a giugno da noi. Un grazie va anche al Bologna che ha rispettato il Chievo. Emanuel è un calciatore può fare la differenza quando sta bene. ma anche lui è giovane e deve aver modo di crescere".

Altro vostro gioiellino è Salvatore Esposito.
"E' stato il primo ragazzo che ho voluto per questa stagione di ripartenza. L'avevo visto a Ravenna e si capisce subito la voglia che ha di sfondare. Se sta anche una sola gara fuori impazzisce. E' comunque il primo anno che si trova in una categoria importante come la B e in una società come il Chievo. Ha grande personalità ma avrebbe bisogno di tranquillità per crescere".

Come valutate la vostra attuale classifica? Siete praticamente a metà strada fra la zona playoff e quella playout.
"Siamo in una posizione figlia di un salto di qualità che ancora non è arrivato. Abbiamo fatto ottime prestazioni mancando però qualche risultato che ci avrebbe permesso di stare molto più a ridosso delle prime due posizioni. Il Benevento che vince spesso 1-0, portando comunque a casa il risultato, è l'esempio di ciò che serve in Serie B".

In quest'ottica si può parlare ancora della Serie A come obiettivo?
"Noi non è che puntiamo alla Serie A direttamente. Noi vogliamo la Serie A come altre 12/13 squadre di B. Non credo che chi oggi è secondo si possa considerare già certo della posizione. Così come noi siamo a soli sei punti da quella zona playoff e ci basterebbero un paio di vittorie consecutive per cambiare tutto. Noi vogliamo salire e in tanti possono avere lo stesso obiettivo".

Chiudiamo con il prossimo desiderio da esaudire di Sergio Pellissier.
"Risposta scontata: il ritorno immediato in Serie A col Chievo. Non è semplice, ma dopo 20 anni in questa società so che niente è semplice ma tutto è possibile".

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