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#iorestoacasa - Le storie della buonanotte: quando Belenenses-Boavista shockarono Portogallo

di Marco Conterio
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In Portogallo c'è un gran ballo che va avanti con tre sole ballerine dal 1934. Su un rettangolo di gioco, di tutto punto vestite, entrano nella sala a inizio anno una lunga sequela di comparse e solo tre protagoniste, da quasi novant'anni. Il Benfica, di Eusebio, di Rui Costa, trentasette titoli e la bacheca più scintillante. Poi il Porto, sicuro, dalle rive del Douro a sfidare le grandi della capitale. Al terzo posto lo Sporting Club de Portugal, che è erroneamente conosciuto come Sporting Lisbona ma che per volontà vuole allargare la sua virtù del popolo a tutta la nazione e non solo alla città. Poi ci sono due intruse, in questo lotto che dice Benfica 37, Porto 28, Sporting 18. Si chiamano Belenenses e Boavista e sono due storie quasi epiche, mosche bianche nel sempiterno regno delle tre grandi lusitane.

Dopo i fischi delle bombe La guerra è finita, il calcio però in Portogallo non s'era interrotto. Anno 1945: il paese lusitano, pur dopo il conflitto che lo vide affiancare le forze dell'Asse, andò avanti col regime dittatoriale del Comandante Antonio de Oliveira Salazar. Morirà poi nel 1970 ma per la Terza Repubblica servirà un colpo di Stato militare di sinistra, la celebre rivoluzione dei garofani del '74. Belenenses vuol dire letteralmente "abitanti di Santa Maria de Belem", quartiere della capitale dove ha sede il club e se siete stati a Lisbona capirete perché questo club nato nel 1919, che già tre anni prima aveva vinto la Taca de Portugal, la Coppa, sia davvero affascinante.

Campione all'ultimo minuto Si vede da subito che la squadra di Belem, che si giocherà il titolo fino all'ultimo con il Benfica, può insidiare le grandi. E sarà proprio una vittoria contro le Aquile, a Salesias, a permettere alla formazione di Lisbona di dare il là, a dicembre, alla sua cavalcata. Un successo dopo l'altro, il Belenenses vinse quel campionato del dopo Guerra all'ultima partita. Perdeva, all'ultima, nel 26 maggio del '46, dopo due minuti: davanti c'era lo Sporting Lisboa de Elvas, in gol subito. I tifosi di Belem tremarono, il Benfica passò avanti in classifica. Poi al 66° Vasco, quello che era l'eroe della squadra, calciò su punizione e Andrade segnò. Ventiquattro minuti allo scadere: Vasco sembrava un Titano, gli avversari schiacciati sotto i suoi colpi. Palla da lui ad Arthur Quaresma, tiro-cross e deviazione di Rafael. 2-1. Il campo era un campo sportivo di campagna, qualche tribunetta ma tanta staccionata. Il tecnico Agusto Silva fu lanciato in area come un eroe, i tifosi si riversarono in campo sventolando le bandiere. "Belenenses Campeao!". Fu la prima volta. L'ultima.

Bandiera a scacchi Poi c'è il Boavista Futebol Clube, che ha sede a Porto, e che è quella squadra con la maglia a scacchi bianchi e neri che ci ricorda la Croazia prima che arrivasse la tv a colori. La squadra è soprannominata "le Pantere", As Panteras e lo stadio, rimodernato nel 2003 due anni dopo il titolo in vista degli Europei, ricorda da vicino il Ferraris di Genova. Perché Portogallo e Genova, in fondo, hanno molto più in comune di un impianto e di un accento. Il Boavista, intanto, è guidato ancora da Jaime Pacheco, tecnico delle Pantere dal 97, da calciatore bandiera assoluta dei rivali del Porto.

Senza stelle Quel Boavista è una bella squadra ma non ha grandi stelle che sono e che verranno. Davanti ha un portoghese, uno, Martelinho, poi brasiliani: Whelliton, Elpidio Silva, Duda. Dietro le punte ha un boliviano che sarà una star al Mondiale del '94, Erwin Sanchez detto Platini e che sarà il trascinatore di quella squadra. A centrocampo il cervello è Petit, tra i pali c'è Ricardo. Però, nonostante il secondo posto nel '99 e il quarto nel 2000, le Pantere non partono tra le favorite. Fino a gennaio, dopo dodici gare, la storia sembra quella di sempre. Il Porto in testa, più cinque sullo Sporting e dietro il Boavista a seguire una chimera. Fino all'1-0 nel derby cittadino.

La scalata Petit come cuore e come guida anche davanti a una difesa impenetrabile. In 34 partite, il Boavista prenderà soltanto 22 gol. Davanti poca gloria, il miglior marcatore individuale sarà Elpidio Silva, brasiliano, con undici reti. Però la classifica finale dirà Boavista 77, Porto 76, con una leadership che resterà tale dalla 17esima giornata in poi. In quella stagione, peraltro, a Lisbona ebbe i primi vagiti anche l'avventura di un allenatore che non sarà quello di una sola notte per il calcio internazionale ma che, al Benfica, al posto di Jupp Heynckes, inizierà la sua scalata da primo allenatore verso le vette del mondo. Era José Mourinho da Setubal.

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Sabato 15 Agosto 2020
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