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I piccoli, grandi, gesti di Florenzi

di Alessandro Carducci
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci

Dopo la sonnolente pausa di Ferragosto, a Trigoria si fa sul serio.
La prossima partita distribuirà i primi punti stagionali e il tempo degli esperimenti è finito (o quasi). Sarà un anno importante per tutti, per la Roma in primis, ma anche per i singoli. Chi più, chi meno, in molti devono riscattare una stagione, quella passata, avara di soddisfazioni e ricca di delusioni.
Per Alessandro Florenzi sarà la settima stagione in giallorosso, contando dalla stagione successiva all’esperienza di Crotone. Sarà un’annata importante dopo le polemiche dello scorso anno in merito al rinnovo del suo contratto, polemiche hanno incrinato il rapporto con la tifoseria.
Il suo rendimento in campo lo giudicheremo partita dopo partita. L’impegno nelle amichevoli preseason non è mai mancato ma sono altri due aspetti che meritano di essere sottolineati: prima Dzeko e poi Zappacosta hanno raccontato due aneddoti che fanno onore o, comunque, mettono in luce il terzino giallorosso. L’attaccante bosniaco ha svelato di come Florenzi gli abbia offerto anche la fascia da capitano pur di convincerlo a rimanere a Roma. Offerta che, da grande professionista e uomo di mondo qual è, Dzeko ha gentilmente rifiutato confermando lo status di capitano a Florenzi, capitano e legittimo erede dell’impero romano post Totti e De Rossi, una sorta di rivoluzione da queste parti.
L’altro episodio è stato riferito da Zappacosta in conferenza stampa: entrambi hanno lo stesso procuratore ed è sembrato strano che l’agente, Alessandro Lucci, portasse a Roma un giocatore che farà concorrenza a un suo assistito. Zappacosta ha quindi svelato che Lucci ha chiamato Florenzi prima di mettere in piedi l’operazione e il terzino romanista ha detto che Zappacosta sarebbe stato il benvenuto, come tutti i bravi giocatori in grado di migliorare la Roma.
Piccoli gesti, niente di eclatante, piccoli tasselli di un mosaico che, una volta completato, vede Alessandro Florenzi totalmente aderente al progetto Roma, con i suoi pregi e i suoi difetti (come tutti) ma completamente coinvolto con tutte le sue forze, anteponendo anche ai suoi interessi quelli della società. Ha fatto il suo dovere, qualcuno ribatterà. Certamente, ma vedere qualcuno fare il proprio dovere senza ostentare qualsiasi dettaglio è già valevole di una menzione d’onore, di questi tempi.
 


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