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Questa volta per Antonio Conte nessun miracolo al primo colpo

di Raimondo De Magistris
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Nove anni fa Antonio Conte fu l'allenatore scelto dalla Juventus per tornare a vincere. Fu scelto da Andrea Agnelli per rilanciare una squadra che aveva concluso il precedente campionato al settimo posto e Conte, in quella occasione, riportò la Juventus in vetta in una stagione. Fu lui a compiere i passi più importanti del più longevo ciclo di vittorie consecutive in Serie A, un ciclo ancora in corso che visti gli ultimi risultati non sembra destinato a esaurirsi.
Quattro anni fa, dopo la positiva avventura da ct, Antonio Conte fu l'allenatore scelto da Roman Abramovich per riportare il Chelsea in vetta alla Premier. Stagione 2016/17, i blues avevano chiuso il precedente campionato al decimo posto e nel 2017 si ritrovarono campioni al termine di una Premier dominata, chiusa con 93 punti.

Antonio Conte, la scorsa Primavera, è stato scelto da Suning e Marotta con la speranza che in questa stagione potesse fare esattamente ciò che gli è già riuscito due volte. L'obiettivo era quello di far tornare subito vincente una squadra cresciuta nella gestione Spalletti, ma che vive ancora dei trionfi del Triplete. Ma all'Inter, il primo anno, non andrà come alla Juventus o al Chelsea.
Il -11 dalla vetta a otto giornate dalla fine è una sentenza per una squadra che ieri ha buttato via una partita solo da gestire dopo il gol di Lukaku. L'ha ammesso, al termine della gara, anche lo stesso Conte. Deluso e arrabbiato, e non poteva essere altrimenti: "L’unica cosa che posso dire è da qui a fine stagione ognuno di noi, e io per primo, dobbiamo dimostrare di poter stare all’Inter. Vale per l’allenatore e per tutti i giocatori. Se c’è un progetto vincente e se c’è voglia di tornare a vincere, dobbiamo capire se l’allenatore è quello giusto per vincere e se i giocatori sono giusti per vincere. Da qui alla fine sarà un esame per tutti, me per primo. Dovremo cercare di dare tutto quello che abbiamo sapendo di essere in discussione".

Conte è stato il primo a mettersi in discussione, non riuscendo a trovare risposte a una situazione inedita anche per lui. Le analisi adesso saranno lunghe e approfondite, porteranno a un'Inter protagonista sul mercato, ma ad oggi il dato di fatto è che il tecnico leccese - etichettato da Marotta come il top player dell'ultima campagna acquisti nerazzurra - s'è ritrovato alla guida di una squadra mutata e migliorata negli ultimi nove mesi, ma con una velocità non diversa da quella degli ultimi due anni.
Rispetto a un anno fa questa Inter ha otto punti in più, eppure i limiti di mentalità sono ancora lì, ben visibili. L'Inter si trova fuori dalla corsa Scudetto perché dopo il lockdown ha gettato via la sfida col Sassuolo e ha regalato la vittoria al Bologna. E' nella testa ancor prima che nei singoli che questa Inter non è una grande squadra e Conte era stato ingaggiato proprio per questo motivo. Non per proseguire su un lento ma costante percorso di crescita, ma per un più robusto shock. Per colmare il gap con la Juventus.
Quel gap invece è ancora lì, ben visibile. Anche se non l'Inter ha più punti di un anno fa, anche se la Juve ne ha di meno. Conte al primo anno in nerazzurro tornerà a casa senza Scudetto e questa, da nove anni a questa parte, è una novità anche per lui: c'è due senza tre.

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