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Mourinho, 13 anni e 13 milioni a Roma. Le sette vite di Agnelli: se per resistere deve sacrificare Paratici. Cristiano Ronaldo-Manchester United è realtà se… Donnarumma vuole la Champions

di Tancredi Palmeri
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Siamo cascati tutti dalla sedia mentre ci calava la palpebra sul caffè con l’abbiocco postprandiale.
Mourinho alla Roma è un regalo per tutto il calcio italiano, sicuramente lo è per noi giornalisti, e i Friedkin sono i primi che riescono a fare qualcosa di nascosto a Roma dai tempi in cui Nerone appiccò il fuoco dando la colpa ai cristiani, ma con un risultato decisamente più fausto.
Intanto il capolavoro Mourinho l’ha fatto in banca: perché i 16 milioni che incassava dal Tottenham fino al 2023 rimangono sacrosanti, e allora l’accordo prevede che la Roma gli liquiderà 7 milioni all’anno per tre anni di contratto, ma fino al 2023 gli Spurs verseranno 9 milioni in più per due anni.
Il che è davvero speciale.
Poi c’è da capire se a Mourinho e alla Roma garbi l’idea di giocarsi una coppa europea o se preferiscano non avere fastidi a metà settimana. C’è insomma da capire se importa o no lottare per il 7° posto che qualifica alla Conference League.
Logica suggerirebbe di no: meglio prendersi il vantaggio di prepararsi solo per il campionato, rispetto alle altre grandi tutte impegnate. E però si sottovaluta un aspetto che a Mourinho interessa parecchio.
Dovunque va José vuole lasciare un segno, che magari non è il migliore assoluto, ma che comunque lo contraddistingua nella storia.
E va ricordato che la Roma vanta solo un trofeo europeo, la Coppa delle Fiere nel lontanissimo 1961. Quindi certo che Mourinho ci terrebbe alla Conference League.
Ancora di più per un altro motivo: la Roma non solleva una qualsiasi coppetta da 13 anni, dalla Coppa Italia del 2008, un’eternità. Saranno 14 anni la prossima stagione.
Vuol dire il secondo periodo di digiuno di trofei più lungo della storia della Roma, che non si vedeva dalle parti del Colosseo addirittura dai 19 anni intercorsi tra lo scudetto del 1942 e la Coppa delle Fiere del 1961! Insomma, Mou diventerebbe l’uomo della Provvidenza anche solo con la Conference League: e come gli piace esserlo…

Come invece è crollato l’allure messianico di Andrea Agnelli alla Juventus e per gli juventini.
Ma attenti a dare per venduta la pelle dell’Agnelli prima che sia… vabbè la metafora si fa troppo splatter, ci siamo capiti.
Andrea Agnelli ha sette vite, e sta provando con tutte le forze a resistere in sella al club. Prima la campagna di controinformazione scatenata dal proprio fiduciario Claudio Albanese per fare diffondere il messaggio che lui fosse solo un capro espiatorio per la SuperLeague, e che anzi fosse una buona idea, con tanto di parallelo battage sui media per sviare l’attenzione sull’Uefa e Ceferin, una campagna surreale che non a caso si è vista solo in Italia e in Spagna, i paesi dove Agnelli e Florentino Perez possono muovere le fila dell’informazione.
Poi, c’è il rimanere sottotraccia in attesa che finisca la stagione, possibilmente con la qualificazione Champions in mano, e giocarsi al meglio le proprie carte alle riunione Exor del 27 maggio, preferibilmente avendo evitato di essere sulle prime pagine dei giornali per i propri disastri amministrativi.
Aggiungiamoci che rimuovere Agnelli dalla Juventus, magari per mandarlo in Ferrari, aprirebbe comunque un fronte di scontro per John Elkann, sapendo che il cugino vive solo di Juventus, e dunque nessuno vuole portarsi la guerra in casa. Agnelli si sta giocando le sue carte, anche se forse per rimanere in groppa alla zebra dovrà lasciare giù qualche peso e fare delle concessioni alla proprietà: il nome è quello di Fabio Paratici, che la real casa non vede come all’altezza per prendere il posto dirigenziale che fu di Marotta, nel 2010 proprio scelto da Elkann.
Il punto è che Agnelli e Paratici sono legati a doppio filo, un doppio filo anche confidenziale, troppi segreti condivisi, e dunque la scelta di separarsi prima ancora che difficile sarebbe molto delicata.

La Champions è fondamentale anche per capire il futuro di Cristiano Ronaldo. In Europa League proprio non ci sta a giocare, e allora è arrivata una risposta al Manchester United. I Red Devils, contattati da Mendes, avevano fatto sapere che avrebbero potuto considerare l’ingaggio solo qualora Cristiano si fosse ridotto del 50% lo stipendio. Richiesta che a CR7 è parsa fuori dal mondo, ma adesso - con lo spauracchio dell’Europa League - senza andare nei dettagli ha fatto sapere che potrebbe considerare una generica riduzione di stipendio. Anche se la strada verso il -50% è moooolto lunga.

E la Champions è nodale anche per Donnarumma. Intimamente vorrebbe rimanere al Milan. Ma dopo 6 anni di professionismo vuole giocare la Champions. E dunque Juventus-Milan diventa decisiva per il destino dei bianconeri, dei rossoneri, di Cristiano, e di Gigio. Che a 2 millioni di ingaggio rispetto a quanto elargirebbe la Juve vi rinuncerebbe anche. Ma al dover ancora affidarsi solo a youtube per ascoltare la musichetta magica, quello no…

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Sabato 15 Maggio 2021
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