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Juve: la lettera di Agnelli e la generazione Z. Inter: due parole su Handanovic. Milan: c’è un numero che fa impressione. Napoli: l’Anguimen è incredibilmente tra noi. E su Milinkovic-Savic…

di Fabrizio Biasin
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Eccoci qui. Non vorrei essere indelicato, ma tra una settimana arriva la sosta per le nazionali. Sembrava finita ieri, torna tra qualche giorno. Maledetta. Ecco, godiamoci la Champions, che in qualche modo è già decisiva. Oddio, non del tutto, ma poco ci manca.
L’Inter, per dire, trova lo Sciactar di De Zerbi. “Sciactar” non si scrive così, ma non ci rimane in mente e non è che tutte le volte possiamo andare su Google a controllare, suvvia. De Zerbi ha le idee chiarissime rispetto alla sua idea di calcio, in più non è scemo neppure a livello di comunicazione. Dice “l’Inter ha sostituito bene i suoi giocatori e ora è più consapevole”. Ma anche: “Loro sono più forti”. Insomma, passa volentieri la patata bollente. E fa bene, dal suo punto di vista. Per la squadra di Inzaghi non sarà una passeggiata, ma il gruppo c’è, è pronto, lo ha dimostrato anche contro l’Atalanta. Sì, è vero, probabilmente manca un po’ di equilibrio, ma non è che si può avere tutto in due mesi di lavoro.
Per qualcuno il problema dell’Inter si chiama Handanovic. Cioè, molti pensano che sia il responsabile di ogni cosa, anche dello scioglimento dei ghiacci. Calma. È vero che il ragazzone sta faticando, è altrettanto vero che il meglio della sua carriera lo ha già dato, ma da qui a trasformarlo in un incapace ce ne passa. Domanda: quanti punti avrebbe l’Inter se al posto del suo capitano avesse avuto in porta chiunque altro? Risposta soggettivissima (per carità): gli stessi. Anzi, visti i miracoli di Firenze forse anche qualcuno in meno. Però è assolutamente necessario che lo sloveno stia più attento, così come è normale che l’Inter pensi a un sostituto per il futuro. Anzi no, lo ha già fatto. Onana arriverà, orma lo hanno capito tutti, persino io. Piuttosto, sprechiamo due righe per parlare di Lautaro: era una grande seconda punta, con Inzaghi si sta trasformando in una straordinaria prima punta (e il rinnovo è in arrivo, per fortuna).
E ne sprechiamo un’altra, di riga: Marotta, Ausilio e tutto il managment dell’area sport nerazzurra sono in attesa di “rinnovo contrattuale”, quello stesso rinnovo promesso due mesi fa e non ancora arrivato. Non hanno ansia, del resto la concorrenza farebbe a gara per portarseli via. L’ansia, semmai, è di chi vuole bene all’Inter: confermare questi signori qua è la cosa più importante, soprattutto visto quello che è successo nel corso dell’ultima, tribolatissima estate.
È difficile non dire qualcosa del Milan che non sia “bravi, complimenti, super Pioli”. È tutto vero e stra-detto. E allora ve la dico papale-papale, il qui presente era abbastanza sicuro che senza Donnarumma e Calhanoglu i rossoneri avrebbero fatto molta più fatica. E invece no. Non è una questione di “come sono stati sostituiti”, semmai di “come sono cresciuti quelli che c’erano già”. Diaz, Leao e Tonali in particolare. Il Milan al momento sta facendo grosse cose senza i suoi due “totem d’esperienza”, Ibra e Giroud. Se vogliamo anche Kessie sta marcando visita. Sono loro, gli ex ragazzini, a guidare la barca. E ci stanno riuscendo alla grande.
La migliore notizia però è un’altra: passare da un passivo di bilancio di 194 milioni (2019-20) a 96 (2020-21) è un piccolo miracolo. Per riuscire a fare un passo ulteriore, ovvero migliorare ulteriormente quel -96, Milano (e non solo Milano) avrebbe bisogno del suo stadio, ma questa come ben sapete è pura utopia, almeno nell’immediato.
E ancora quattro cose velocissime, la prima sul derby di Roma. Anzi no, sugli arbitri.
Il derby di Roma è vissuto su due estremi: bellissimo da vedere, arbitrato assai male. Ecco, quella partita (ma non solo quella) ci porta a ributtare sul piatto un ragionamento trito e ritrito e relativo all’applicazione del var. Questa cosa per cui il var può intervenire solo se l’errore dell’arbitro è “chiaro ed evidente”, scusateci, ma è un insulto alla logica. Un errore è un errore, stop. E chissenefrega se così il povero arbitro di campo perde la sua autonomia.
E il Napoli. A proposito della capolista ci va tantissimo di parlare dell’essere mitologico Anguimen (metà Anguissa e metà Osimhen). Tutti i ragazzi di Spalletti stanno giocando a livelli stratosferici, ma questi due tizi sono impressionanti: il primo ha spazzato via tutte le frasi fatte con le quali ci riempiamo spesso la bocca, cose come “qualunque nuovo giocatore arrivato da un altro campionato ha bisogno di tempo per ambientarsi in serie A!”. Ecco, non quelli come lui. L’altro signore, dopo un anno passato più fuori che dentro al campo, sta vivendo una fase di strapotere fisico impressionate. Cioè, al momento è piuttosto inutile parlare della tecnica o della posizione in campo del nigeriano, perché da qualunque parte del campo parta e pur sbagliando qualche controllo… va al doppio degli altri. Ma non così per dire, davvero. Ecco, l’Anguimen fa davvero paura e Giuntoli che ha portato questi due giocatori nel Golfo, si merita applausi.
E infine la Juve. Anzi, Agnelli. Agnelli ha scritto una bella lettera ai suoi tifosi. Copiaincollamo alcuni estratti.
“Le vittorie di questi ultimi 10 anni sono state accompagnate da uno straordinario sviluppo della Società in termini di ricavi (…) nel momento di massima tensione verso lo sviluppo, con imponenti mezzi finanziari messi a disposizione della Società, il calcio e la Juventus in particolare, hanno subito un durissimo colpo a causa della pandemia Covid-19 (…) La complessiva instabilità e quindi debolezza del comparto calcistico non possono però, e non devono, essere attribuite esclusivamente alla pandemia (…) La programmazione sana e credibile di una Società non può basarsi su obsolete impalcature di sistema, pena il ridimensionamento collettivo del comparto, cioè quanto di meno auspicabile per il calcio, lo sport più popolare del mondo. Da anni, inoltre, si parla della generazione Z, dei suoi valori, delle sue esigenze. Il mondo dopo il Covid-19 appartiene a questa nuova generazione che oscilla ormai tra i 12 e i 21 anni d’età. (…) Non è questa la sede opportuna per tornare sulle cause della nascita della Super League, ma è opportuno darvi conto del fatto che questa nuova competizione, che si propone di offrire al mondo il miglior spettacolo calcistico, ha nelle sue regolamentazioni tre valori essenziali per la stabilità dell’industria calcistica: un nuovo framework condiviso per il controllo dei costi (…) un forte impegno alla solidarietà e alla mutualità; la centralità delle prestazioni dei club nelle competizioni europee e del contributo di questi allo sviluppo dei talenti (…) Un nuovo paradigma che il calcio non può continuare a trascurare e sulla base dei quali il dialogo politico dovrà riprendere”.

Quante cose sbagliate ha scritto Andrea Agnelli in questa lettera? Nessuna. Ha ragione da vendere. E, però, tutta questa attenzione per il calcio che verrà (ripetiamo, doverosa), fa a pugni con la situazione attuale, quella di un club che sembra troppo sintonizzato sul futuro, ma poco attento al presente. Ai tifosi bianconeri interessa sapere cosa accadrà ai giovani frugoletti della generazione Z ma, soprattutto, sperano che gli errori del tipo X e Y (i Ramsey e i Rabiot, per dire) non vengano ripetuti.

E dopo questo ennesimo bla bla, tiriamo giù la serranda. A fra sette giorni. Torna la sosta, maledetta sosta.

(Ah, una balla su Milinkovic-Savic. Milinkovic-Savic guadagna 3.2 milioni di euro che, ovvio, sono una montagna di soldi, ma sono anche relativamente pochi rispetto agli ingaggi di giocatori “equivalenti”. E questo è certamente merito della Lazio che lo ha convinto a “sposare la causa”, ma anche e soprattutto di siffatto giocatore che, a differenza di tanti trottolini “a scadenza”, non ha mai fatto i capricci. Prendere esempio).

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Venerdì 15 Ottobre 2021
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