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ESCLUSIVA TMW - Benarrivo, oggi imprenditore edile: "La scelta giusta dopo quanto accaduto a Parma"

di Gaetano Mocciaro
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Antonio Benarrivo è stato uno dei simboli del Parma che negli anni '90 ha fatto irruzione nel calcio italiano ed europeo, facendo incetta di trofei. Terzino destro tra i migliori interpreti del ruolo all'epoca, è stato anche un perno della Nazionale di Arrigo Sacchi arrivata seconda ai Mondiali del 1994. Dopo 13 anni in Emilia ha abbandonato il mondo del calcio, abbracciando quello dell'edilizia. La sua azienda, la New House, è partita ben prima di appendere gli scarpini al chiodo. Un modo per diversificare e iniziare il processo di distacco dal pallone in modo graduale. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci ha raccontato la sua storia.

Antonio Benarrivo, il calcio è alle spalle. Oggi si occupa di edilizia
"Il calcio l'ho lasciato nel 2004 in concomitanza col crac Parmalat. Fosse rimasto Tanzi avrei proseguito facendo altro col Parma. Nel momento in cui lui è uscito io ho smesso di giocare mi sono concentrato a tempo pieno sull'altra attività, che avevo avviato già nel 1999".

Ha giocato d'anticipo, insomma
"Ho sempre giocato d'anticipo nella mia vita. Perché non si sa mai e infatti a Parma è successo ciò che sembrava impossibile. Avevo deciso per tempo di diversificare e questa attività mi tiene impegnato. Non ho perso tempo: oziare non è da me e del resto nella mia vita ho sempre lavorato. Sono una persona dinamica".

Cosa faceva prima di diventare un calciatore professionista?
"Ho lavorato in un negozio di articoli per negozi, poi mi sono occupato di impianti di distribuzione carburanti. Il fatto che sia diventato il giocatore che sono stato è figlio di una serie di coincidenze. Ero nelle giovanili del Brindisi, la società aveva problemi economici e il presidente fece una scelta drastica lanciando in Serie C i ragazzi della Juniores. Le cose andarono bene perché facemmo un discreto campionato. Da lì è iniziata la mia avventura professionistica che mi ha portato a Padova e infine al Parma".

E in Emilia si è tolto enormi soddisfazioni
"Abbiamo vinto 8 trofei, a parte il campionato praticamente tutto quel che si poteva vincere. Tutto questo con una squadra di emeriti sconosciuti, almeno inizialmente. I grandi investimenti sono arrivati dopo, ma non dimentichiamo il primo Parma di Nevio Scala che vinse due trofei europei e la Coppa Italia".

Lei è stato uno dei grandi interpreti del ruolo di esterno nel 5-3-2 o 3-5-2. Modulo che oggi è spesso snobbato e considerato non da grande squadra europea
"È un modulo perfetto se hai giocatori come Benarrivo e Di Chiara. Se non hai esterni con quelle caratteristiche, che fanno tre fasi, è difficile. Quel Parma aveva di fatto due ali che portavano avanti i palloni, crossavano, facevano gol. E poi davamo una mano in difesa. Certamente trovare giocatori con queste caratteristiche è molto difficile. Io e Di Chiara eravamo i motori di quella squadra, senza togliere niente a nessuno. Tutti facevamo un gran lavoro, sia chiaro. Ma il nostro era un lavoro più dispendioso".

L'Inter con il 3-5-2 si appresta a vincere il titolo
"Una domanda che si fa spesso è: come faresti giocare la tua squadra? La risposta esatta è: dipende dalle caratteristiche dei giocatori che ho. Conte ha trovato equilibrio nel 3-5-2, ha adattato dei giocatori in un ruolo e le cose sono andate bene. Il segreto è trovare l'equilibrio e non è vero che si vince la Champions con la difesa a 4. Io dico che col 3-5-2 puoi anche vincere il Mondiale. È una questione di giocatori, di caratteristiche. Si è decantato il 4-4-2 con cui Sacchi ha vinto tutto ma perché lui aveva giocatori adatti per quel tipo di gioco".

Tornando alla nuova attività: di cosa vi occupate nello specifico?
"Gare d'appalto e ristrutturazioni. Abbiamo anche fatto una decina di condomini. Siamo due soci partiti da zero e cresciuti pian pianino. Ci siamo certificati, stando alle regole da rispettare".

Fiore all'occhiello il Palaeventi di Brindisi
"Verrà fatto da 5-6 aziende, noi siamo il capogruppo per costruirlo. È sicuramente l'intervento più importante".

Si aspettava una vita la d fuori del calcio?
"Onestamente no, non mi vedevo fuori dal calcio. L'edilizia era un diversivo, ma il fatto che sia diventata la mia occupazione principale è stata a posteriori la cosa migliore, vedendo come sono finite le cose a Parma".

Traspare dalle sue parole un po' di rammarico
"Non posso nascondere la delusione per quel che è successo. Avevo fatto una scelta di vita, quella di restare a Parma, per poi proseguire la mia avventura dirigenziale. Questo era l'accordo con la proprietà. Nel momento in cui è uscito Tanzi è caduto tutto".

Il crac Parmalat è stato uno scandalo tanto grande quanto sorprendente
"Per noi calciatori fu una cosa totalmente inaspettata: avevamo vinto da poco la Coppa Italia, poi è arrivato il crac. Che evidentemente partiva da molto lontano, perché non può succedere da un giorno all'altro e nemmeno da un anno all'altro. Il Parma è stato spremuto come un limone e noi eravamo all'oscuro di tutto".

Non c'è stata la possibilità di proseguire col calcio altrove?
"In verità io mi sono anche patentato e potrei allenare ovunque ma l'ho fatto come corso d'aggiornamento e basta. Non avevo la minima intenzione, perché ho la mente impegnata per altro".

Momento più bello della carriera?
"Tanti momenti, difficile scegliere. A Parma ho vinto tantissimo e sfido qualsiasi provinciale a fare altrettanto. Eravamo giocatori con gli attributi giusti, altrimenti non avremmo fatto i risultati che abbiamo fatto".

C'è stata la possibilità di lasciare Parma?
"Ho avuto l'occasione di andare in Inghilterra e dopo il Mondiale si sono fatti avanti importanti club italiani, ma quando mi sono seduto a colloquio con Tanzi mi disse che era a Parma per vincere e lo avrebbe fatto solamente tenendo i migliori giocatori. Io ho lasciato decidere a lui il mio destino, non ho mai battuto i pugni sul tavolo solo perché la Juve mi ha richiesto. Certo, posteriori un po' di rammarico c'è".

Inutile chiedere quale sia stata la grande delusione sportiva
"Ovviamente il Mondiale perso ai calci di rigore, mi ha fatto moto male. Speravo la regola cambiasse e che la partita venisse ripetuta dopo tre giorni. In fondo cosa cambiano tre giorni nella vita calcistica? Perché puoi decidere un rigore ai Mondiale subito. È il trofeo più importante, come fai ad assegnarlo così?".

In fondo, senza i rigori però non avremmo vinto il Mondiale del 2006...
"Già, ma io non c'ero più (ride, ndr)".

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