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TMW RADIO - De Vita: "Il mio presente è a Edimburgo. Da tifoso dico: Lotito, tieni Inzaghi!"

di Dimitri Conti
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Archivio Stadio Aperto 2020-2021
TMW Radio
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Raffaele De Vita, centrocampista dell’Edinburgh City, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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Raffaele De Vita, centrocampista dell'Edinburgh City, ha parlato così a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti: "Abbiamo vissuto un marzo felice dopo un periodo difficile per tutti a causa della sospensione di inizio gennaio, dura da affrontare perché dopo il primo lockdown eravamo entusiasti di ricominciare ma tempo nove partite e di nuovo un blocco. Bello ricominciare, abbiamo cambiato allenatore e ci ha portato entusiasmo e vittorie. Stiamo giocando ogni tre giorni, capiterà di fare anche martedì, giovedì e sabato: una cosa pazzesca ma non abbiamo alternative".

Come giudica il campionato in cui milita?
"Penso sia al livello della Serie D, o la League 2 inglese, che ha un livello buonissimo, stadi sempre pieni e società storiche. Qua in Scozia invece ci sono realtà veramente piccole, la maggior parte hanno giocatori semi-professionisti che si allenano la sera... Io sono in prestito dal Livingston, era un modo per rimanere vicino casa e giocare più partite possibili".

A Edimburgo c'è un modo diverso rispetto Glasgow di vivere il calcio?
"Sì, la rivalità Celtic-Rangers ha dentro motivi extra calcio, c'è di mezzo anche la religione. Sono cresciuto col mito del derby Roma-Lazio, e in confronto è nulla: non esistono qua giocatori che per strada giocano contro con le due maglie, è una divisione molto più importante. Hearts-Hibernian comunque, a detta di tutti, è un derby enorme in quanto a sentimento di rivalità: vedo veramente l'odio tra le due tifoserie".

Come l'ha visto cambiare da fuori il nostro campionato?
"Ormai ho giocato più anni fuori dall'Italia che dentro, ricordo però la differenza di percezione che c'era al tempo in cui me ne sono andato, 18 anni fa. I britannici per esempio percepivano in modo molto affascinante la Serie A mentre adesso, io che sono tifoso della Lazio, mi infastidisco al sapere che la gente non sa neanche se giochi in prima o seconda serie. Spero che migliori il campionato italiano".

Da tifoso, crede che il rinnovo di Inzaghi con la Lazio s'abbia da fare?
"Per me è tra i migliori allenatori d'Italia e d'Europa. Però nel calcio è così, quando passano un po' di anni arrivi sempre a pensare di poter fare meglio, ma quanto ha raggiunto con quella rosa e con la difficoltà di avere Lotito presidente, sarebbe da tenere a vita. Mi spiace che puntualmente, subito dopo una stagione decente vengano deluse le aspettative, vorrei che Inzaghi avesse la possibilità di vedersi consolidato il gruppo".

In Scozia c'è davvero il fenomeno Gerrard?
Questo, per i Rangers, è stato un anno pazzesco. Hanno evitato il ten-in-a-row del Celtic, un traguardo che non si percepisce fuori dalla Scozia. A pieno titolo, dopo due anni, Gerrard è già una leggenda e un Dio per i tifosi dei Rangers. Si vocifera della possibilità che sostituisca Klopp a Liverpool, ma pare non ancora. Prima o poi credo comunque succederà".

Come la vede l'Italia di Mancini?
"La seguo, e ci sono stati progressi enormi. C'è una rosa di giocatori da poter selezionare come non c'era mai stato negli anni prima: aspetto gli Europei con tanto entusiasmo, anche perché da quando sono emigrato sono diventato il tipico che non fa altro che aspettare la Nazionale. In Italia non vedevo neanche una partita (ride, ndr)! Aspetto con ansia, anche in Scozia c'è grande entusiasmo per gli Europei perché si sono qualificati dopo tanti anni".

I risultati della Scozia sono frutto di un percorso?
"Le scelte degli ultimi anni hanno pagato. La prima è stata mettere Steve Clarke al timone, nome differente da quelli degli ultimi anni, i vari Strachan, Levein o Smith... Un po' come se fossero i vari Trapattoni di Scozia, nomi storici che rimangono leggende ma che portano sempre le stesse idee. E poi c'è anche la questione dei giocatori naturalizzati grazie a parenti, e il fatto che volessero giocare per la nazionale rende tutto più bello, influenzando anche i risultati".

Cosa farà dopo il calcio giocato?
"Sono 15 anni che mi sveglio la mattina e mi alleno, mi fa un po' paura pensarci. Molte cose non dipenderanno neanche da me, ma vorrei comunque rimanere nel calcio, è il mondo che conosco meglio. Mi piacerebbe allenare, ho preso il patentino UEFA B: magari da un momento all’altro si aprirà una porta che non t’aspettavi”.

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