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Vetrini: "4.565 giorni, metà vita col Follonica Gavorrano. Lascio chi mi ha accolto come un figlio"

di Claudia Marrone
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© foto di Francesco Scarpetti

Come detto stamani, si è conclusa l'avventura professionale del Dg Filippo Vetrini con il Follonica Gavorrano, formazione del Girone E di Serie D.
Proprio il dirigente, che è rimasto circa 12 anni nel club, ha salutato lo stesso in un lungo post affidato alla propria pagina Facebook:

"4.565 giorni, nel calcio quasi metà vita. Era il 21 maggio 2010. Dodici anni e mezzo. E chi avrebbe immaginato di dover scrivere questo post? Mai come in questa occasione vige la regola che c’è sempre un inizio e sempre una fine. I perché? Tanti e nessuno. Ieri sera, da soli, nel nostro container “di lusso” al Capannino, in una piovosa serata novembrina di Follonica, si è consumato il mio addio con Lorenzo Mansi e con il Gavorrano. Io non lo sapevo ancora, lui, ripensandoci ora, credo di sì. Ci siamo guardati, io ho riammirato la gigantografia della vittoria della Coppa Italia, l’ultimo di tanti traguardi raggiunti in questi dodici anni. Ho chiuso la porta, non immaginavo che sarebbe stata l’ultima o forse dentro di me lo sapevo e forse lo speravo anche. I perché dicevamo: i soliti che non mi conoscono diranno che era tutto preparato, che il motivo lo sanno tutti, che non si lascia una squadra a metà stagione (questo, in verità, lo ha detto anche Lorenzo ieri sera). In realtà la storia è finita il 1 giugno a Genzano, alzando quella coppa. La fine più bella, quella che hanno scelto Giulio Grifoni (primo alla Pianese), Leonardo Bruni (secondo ad Arezzo), Fabrizio Lo Sicco (primo a Pineto), Manuele Giustarini, Ettore Arduini… il dopo e’ stato come quei matrimoni che si trascinano per amore dei figli e che invece fanno solo aumentare i rancori e le recriminazioni. Quante ne sono successe in questi dodici anni, due linfomi, il primo dei quali mi aveva praticamente portato via, la prima serie C unica della storia, cinque anni di C, tre playoff, la Coppa Italia, quante gioie, quanti dolori, ma rivivrei ogni singolo momento di questa splendida avventura. Cosa lascio? Una società meravigliosa, fatta di gente perbene, che mi ha accolto praticamente bambino come si fa come un figlio, una macchina organizzativa praticamente perfetta (che ho la presunzione di aver contribuito a creare), un Paradiso Terrestre dove chi mi succederà troverà un’eredità pesante, ma anche una tavola apparecchiata dove non sarà difficile accomodarsi: ecco, quello sarà un uomo fortunato. Il ricordo più bello è aver contribuito a scrivere la storia di questa società, il rimpianto più grande non averla riportata laddove ci portarono gli eroi di Vitaliano.
Quando si saluta, soprattutto in un posto dove ti hanno fatto sentire a casa tua dal primo all’ultimo giorno, bisogna ringraziare e mi perdonerà chi dimenticherò, ma oggi è una giornata particolare e le emozioni la fanno da padrone.
Grazie a:
- a tutti gli allenatori che sono passati da qua (ne scelgo tre: il condor Vitaliano Bonuccelli perché ha scritto la storia, il maestro Favarin perché l’ha sfiorata, il mago di Certaldo Indiani perché in pochi complicati mesi mi ha fatto capire perché è il numero uno)
- a tutti i calciatori (mamma mia quanti…)con i quali ho avuto la fortuna di lavorare (ne dico qualcuno, così come mi vengono: Sebastiano Miano, Federico Conti, Cristian Brega, Giulio Grifoni, Giordano Fioretti, Francesco Marianeschi, Francesco Ombra, Giulio Barlettani, Stefano Rubechini, Manuele Giustarini, Tommaso Del Rosso, Marco Berardi, Fabrizio Lo Sicco, Leonardo Bruni, Emilio Dierna, Maicol Origlio)e in particolare tutti i componenti delle rose delle ultime due stagioni: avrebbero meritato migliori fortune… pensare che qualcuno pensa, ma soprattutto dice, che siete scarsi
- all’ingegner Mansi per avermi fatto vivere un sogno lungo dodici anni, le virgole non contano
- a Lorenzo Mansi perché mi ha fatto imparare tanto ma spero di aver contribuito in piccola parte a farlo diventare il manager calcistico che è oggi; per la sua lealtà, la sua generosità e per la sua amicizia
- a Mario Matteini per avermi accolto come un figlio nella sua grande famiglia
- a Massimo Rossi perché se non avessi avuto il mio (purtoppo per non molto tempo)lo avrei voluto come babbo
- a Daniele Tarsi, Edoardo Laiolo, Ilaria Fivizzani, Tommaso Balestracci e Luigi Riccardo Storcè (per aspera ad astra ❤️)
- a Tommaso Macii per il bene che mi vuole (ricambiato)
- a Matteo Marchi per la fedeltà incondizionata alla mia persona (ricambiata)
- a Paolo Macii perché una così brava persona non poteva che avere un figlio come Tommaso
- a Enio Biagetti, perché a volte mi ha criticato, corretto, ma ci vogliamo bene
- a Mattia Grassani, Federico Menichini e Lorenzo Maestrini per aver risolto i casini che ogni tanto ho combinato
- a Giulio Biagetti perché è un amico
- a Marco Remigio Cacitti perché c’è sempre stato, nella buona e nella cattiva sorte
- a Paolo Filippin perché anche lui è un amico
- a Federico Callai per la competenza, per avermi supportato, per avermi sopportato, per essere un amico fedele e un validissimo collaboratore
- a Michele Beoni, che mi scuserà per la situazione, ma ogni esperienza, anche una totalmente fallimentare come questa, serve. (In questo caso per fare l’esatto contrario di quello che vede fare)
- ai pochi ma appassionati tifosi Mauro Giusti, Adriano Del Pasqua, Giacomo Franchi (unico vero cuore ultras), Marco Jack Nanni, Rino Bernardini, Scartabelli, Enza Paggi e consorte, Mario Lamponi, gli scomparsi Tono Tonelli, Luti e mi scusino gli altri)
- a tutti i collaboratori, calciatori, dirigenti del settore giovanile, custodi, magazzinieri, Maurizio Bulichelli, Marco Comparini, Fernando Pecciarini… la lista sarebbe davvero infinita, ma li porterò davvero nel cuore, ognuno di loro.
E poi lui, il presidente Paolo Balloni: mai come in questo caso, un’immagine vale più di mille parole. La persona con la quale ho litigato di più in vita mia, ma di sicuro una di quelle a cui ho voluto più bene e so che anche lui me ne vuole, forse anche di più.
La musica è finita, cantava la divina Ornella, ma gli amici in questo caso, restano.
Grazie di tutto Gavorrano, fai per bene ❤️❤️❤️"

4.565 giorni, nel calcio quasi metà vita. Era il 21 maggio 2010. Dodici anni e mezzo. E chi avrebbe immaginato di dover...

Pubblicato da Filippo Vetrini su Giovedì 24 novembre 2022

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