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Samb, Volpicelli: "Meritiamo la B. Stipendi? Il pres. è innanzitutto umano, qui si sta bene"

di Luca Esposito
Emilio Volpicelli
Emilio Volpicelli
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com

Nella categorie inferiori ha dimostrato di essere un centravanti atipico: non solo tanti gol, ma anche un lavoro preziosissimo al servizio della squadra e un costante aiuto ai compagni senza il tradizionale egoismo dell'attaccante. Giocatore moderno, molto forte fisicamente ma anche tecnicamente dotato, Emilio Volpicelli non è certo accompagnato dalla buona sorte: prima la disavventura in quel di Piacenza con la maglia della "Pro", poi il Coronavirus che ha fermato i campionati proprio in un momento particolarmente positivo della sua stagione, nel mezzo una Salernitana che non lo ha riconfermato pur avendone parlato benissimo nel recente passato in ogni conferenza stampa. La redazione di TuttoSalernitana ha avuto il piacere di intervistarlo telefonicamente.

Anzitutto che idea ha del Coronavirus?
"E' una situazione brutta e inaspettata, non possiamo fare altro che attenerci alle disposizioni del Governo e sperare che questa pandemia finisca il prima possibile. Ho un bambino di due anni e la mia responsabilità è grossa, per il mio e soprattutto per il suo bene preferisco non muovermi da casa. Per il calcio ci sarà tempo",

Come cambia la vita di un calciatore?
"Tantissimo, chiaramente se si dovesse riprendere occorrerà una piccola preparazione per non farci trovare impreparati. Proviamo a fare qualcosa a casa, ma naturalmente non è la stessa cosa. Vorrà dire che dedicherò questo tempo per stare un po' con la mia famiglia 24 ore su 24. Non c'è alternativa, proviamo a cogliere le cose belle di questa tragedia. Ripresa dei campionati? Non sono la persona indicata a parlarne, io faccio il calciatore. Certamente ogni atleta vorrebbe chiudere la stagione anche per dare un senso a tutto il lavoro fatto nell'annata. La Sambenedettese, tra l'altro, è in piena corsa playoff e sarebbe una buona occasione per riportare in alto una piazza che lo merita".

Taglio degli stipendi, altro argomento caldo. Forse chi fa tanta retorica dimentica che non guadagnate tantissimo e che già l'anno scorso un atleta come lei ha perso oltre 20mila euro per colpe non sue...
"Non siamo tutti Cristiano Ronaldo, è ovvio. In quel caso non sarebbe stato un problema rinunciare a qualche mensilità. Chi, come me, ha famiglia e gioca in serie C con stipendi normali non può rinunciare a chissà cosa. Il mio lavoro è quello che mi consente di crescere mio figlio e non fargli mancare nulla, serve un ragionamento serio e intelligente nel quale ci si venga incontro a vicenda senza penalizzare nessuno. L'anno scorso, col Pro Piacenza, non ho ricevuto diversi stipendi e ho perso più di 20mila euro. Il contratto prevedeva che fossero loro a pagarmi, ma sapete tutti come siano andate le cose. A San Benedetto, per fortuna, abbiamo un presidente anzitutto umano che ha sempre detto che ci avrebbe pagato fino all'ultimo centesimo. Lo ringrazio, qui si sta davvero bene".

Parliamo di Salernitana. Come mai, nonostante le parole d'elogio di Fabiani e il buon impatto in coppa Italia, non è stato riconfermato per due anni su due?
"Nel primo caso furono chiari dall'inizio e mi dissero che potevo andare a giocare in prestito per fare esperienza. In questa stagione credo che un allenatore reduce da una brutta esperienza con la Nazionale, che in più eredita una situazione pesante e una squadra che stava retrocedendo, abbia preferito puntare sulle certezze e non sulle scommesse. Se dovevo fare il comprimario e guardare le partite dalla panchina, credo sia stato meglio per tutti accettare una grande piazza come San Benedetto. Qui mi trovo veramente bene, non so il futuro cosa mi riserverà".

Gli attaccanti a disposizione del mister, però, non è che stiano segnando tanto...
"Non compete a me giudicare, non faccio parte del gruppo e non sarebbe assolutamente corretto esprimere giudizi. Mi auguro che la stagione riprenda e che i centravanti della Salernitana possano segnare un sacco di gol e portare la Salernitana in serie A".

L'anno scorso un calvario: dal gol sotto la Sud che sembrava propedeutico ad una grande stagione fino al rientro forzato a marzo senza poter firmare per nessuno...
"E' vero, non sono stato molto fortunato. Aver giocato quella partita di coppa ha rappresentato un'arma a doppio taglio: da un lato mi sono tolto la grandissima soddisfazione di fare gol sotto una delle più belle curve d'Italia, dall'altro mi ha impedito di firmare per altri club a gennaio in virtù del regolamento vigente. Rientrai a marzo dopo l'esclusione del Pro Piacenza dal torneo di C, ma ormai il gruppo si era formato e non fui preso in considerazione. Ho collezionato tre panchine contro Foggia, Cosenza e Venezia, ma sapevo che non sarei sceso in campo".

Cosa non ha funzionato in quella squadra teoricamente forte?
"Ci sono delle annate in cui entri in un tunnel, non sai nemmeno perché e non riesci ad uscirne. E' capitato anche a noi a San Benedetto: vittoria di prestigio a Trieste, girone d'andata super e poi difficoltà nei risultati al netto di buone prestazioni. Alla Salernitana dell'anno scorso successe grossomodo la stessa cosa, eppure la qualità c'era e il gruppo non era così diviso come è stato detto. Probabilmente si pagava troppo il singolo episodio negativo, bastava subire un gol e ti crollava il mondo addosso".

E' d'accordo sul fatto che la diserzione ha inciso negativamente?
"Assolutamente sì, in uno stadio come l'Arechi il pubblico può fare la differenza e avere uno stadio così grande, ma completamente vuoto ti dà la sensazione di essere in campo neutro. Non a caso anche tra le mura amiche maturarono risultati negativi. Sono dell'idea che il tifoso deve spingere la maglia per 90 minuti sostenendo i simboli e la casacca, non chi la indossa. Poi a fine partita puoi dire che Volpicelli è scarso e fischiarlo, ma durante lo devi accompagnare verso la vittoria".

Un handicap non di poco conto per Salerno e San Benedetto giocare eventualmente i playoff senza pubblico...
"Certo, in piazze del genere la tifoseria rappresenta la vera forza. Le porte chiuse tolgono almeno il 50% delle potenzialità della squadra, un calciatore ne risente tantissimo. La Salernitana poteva giocarsi la promozione in A con 30mila persone, noi a San Benedetto con una curva caldissima che ci trascina. Non è giusto e si falsa un po' tutto, ma purtroppo non ci sono alternative".

Sta già pensando al futuro?
"Ho un altro anno di contratto con la Salernitana, ma sinceramente ad ora prevale il rammarico per lo stop dei campionati. Dopo un inizio difficile mi stavo ritagliando il mio spazio, con 3 gol e sei assist vincenti per i compagni e buone prestazioni. Volevo mettermi in vetrina per tornare a Salerno più pronto, sembra quasi che la sfortuna mi perseguiti. Battute a parte, mettiamola così: la Salernitana va in serie A e, se proprio non vuole tenermi, mi manda in prestito ma in serie B. Conquistarla con la maglia della Samb sarebbe il massimo. Nel frattempo ringrazio il pubblico granata che mi ha sempre dimostrato affetto e spero di ripagarli sul campo con la casacca granata". 

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