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TMW Radio - Dal Canto: "Senza aiuti credo sarebbero saltati 15 club in C"

di Valeria Debbia
Alessandro Dal Canto
Alessandro Dal Canto

L’ex allenatore della Robur Siena Alessandro Dal Canto ha parlato a TMW Radio del fallimento della società toscana e poi a 360° del calcio italiano con attenzione ai giovani allenatori e giocatori: “Avvisaglie ce ne erano state, c’era stato il ritardo nei pagamenti di gennaio-febbraio e quelli con scadenza a luglio erano stati saldati al fotofinish, ma che si potesse saltare per aria no. Fino all’ultimo abbiamo avuto a che fare con una persona seria come Anna Durio che probabilmente non ha saputo nuotare in mezzo alle difficoltà e solo lei sa perché. - continua Dal Canto parlando delle tre mancate iscrizioni - Da profano dei calcoli aziendali dico che in una stagione normale, senza gli aiuti e le agevolazioni arrivati per via dell’emergenza Covid-19, sarebbero state 15 le società e non iscriversi e non solo tre. Gli introiti complessivi (minutaggio, tv e stadio) non sono sufficienti per coprire i costi della Serie C e spesso l’esborso dei presidenti è un vero bagno di sangue. Credo che senza correttivi il futuro della Serie C sia segnato, è destinata ad andare a rotoli”.

Cosa vede nel suo futuro, ancora Serie C o un’esperienza in un altro campionato?
Salire di categoria è l’obiettivo e l'ambizione di ogni allenatore, non si lavora per restare sempre in Serie C, ma per emergere e allenare in altre categorie o all’estero. Però non dipende solo da me, dagli incastri che si saranno e da tanti fattori. Prenderò quello che di meglio riuscirò a trovare".

Cosa pensa di Pirlo alla Juventus?
Non credo che sia un’impresa sopra le sue possibilità. Io ho avuto una grande occasione e ho perso una finale per andare in Serie A dopo appena un anno e tre mesi di Primavera. La Juventus è una delle società più forti al mondo e se hanno preso questa decisione l’avrà valutata giorno e notte per non fare un salto nel buio. Sarri? Ha vinto un campionato e perso due finali e serve più rispetto, non può passare come l’ultimo dei mohicani”.

Qual è la sua opinione sulle seconde squadre?
Se fatto con un criterio giusto potrebbe essere conveniente per tutti. Fatta così invece sembra che sia solo per interesse della Juventus. All’estero lo fanno da anni e anni e funzione, mentre da noi purtroppo le cose si fanno solo guardando all’interesse particolare e non a quello generale”.

Oltre Pirlo ci sono sempre più giovani allenatori che escono da Coverciano.
Io ho smesso di incazzarmi per questa cosa qui, sperando che mi capiti l’occasione giusta nel momento giusto. Purtroppo in questo mestiere o riesci a prendere subito piede e diventare un allenatore che cammina con le proprie gambe oppure rischi di non avere mai l’occasione per metterti in evidenza. Ci sono tanti tecnici che allenano nelle serie minori senza riuscire a emergere e non per colpe loro, mentre per altri, fra cui io stesso, che hanno subito una grande occasione. Per me comunque la gavetta è sempre preferibile”.

Lei ha allenato anche l’Italia U17. È vero che non nascono più talenti in Italia?
No, non è così. Non facciamo più crescere allenatori che abbiano come obiettivo il settore giovanile. Oggi vogliamo mettere nei settori giovanili allenatori che vengono pagati 500 euro per far crescere i ragazzi, ma così il mio unico pensiero è quello di crescere, mettermi in mostra e andare ad allenare più in alto perché sennò non campo. I talenti ci sono in Italia, ma non ci sono più gli allenatori che mettono come priorità la crescita dei giocatori anziché la propria personale. L’esempio più lampante è l’Atalanta che è l’unica che si preoccupa di forgiare il singolo, con allenatori nel settore giovanile che restano come Brambilla che è lì da 4 anni. L’ossessione per il risultato è un po' dovuta alla società che vuole mantenere il proprio blasone e un po' del tecnico che vuole far vedere di essere bravo a mettere in campo la squadra senza però far crescere realmente i giocatori. Ma senza giocatori forti non vai da nessuna parte. All’estero se sei più bravo giochi indipendentemente dall’età, mentre noi oggi bruciamo dei giocatori in C perché dandogli minutaggio li fai illudere di essere arrivati e invece una volta usciti dalla categoria Under la metà lascia il calcio. Ed è una cosa di cui si parla poco o nulla”.

Questo perché si punta più al risultato immediato.
In Italia conta solo il risultato immediato e mi fanno ridere i colleghi che parlano di progetto sapendo che non esiste alcun progetto nel nostro paese. Io ho firmato un biennale al Siena e guardate che fine ho fatto. Cosa l’ho firmato a fare. Per quanto riguarda i giovani quando a un allenatore scotta il culo in panchina preferisce affidarsi al giocatore d’esperienza che al giovane talento e questo poi si rispecchia nella difficoltà di far emergere, anche sbagliando perché solo così si cresce, il giovane che ha qualità”.


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