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Mandelli: "Il gap con l'Europa? Servono strutture per crescere i giovani"

di La Giovane Italia
Mandelli: "Il gap con l\'Europa? Servono strutture per crescere i giovani"
Dopo una lunga carriera sulla panchina della Primavera del Sassuolo, con tanto di esperienza alla guida della prima squadra nel 2011, da due anni a questa parte Paolo Mandelli ha sposato il progetto del Chievo Verona, diventando allenatore della formazione Primavera gialloblu. Il campionato di categoria è stato sospeso e, per quanto non ci sia stata ancora comunicazione ufficiale, i clivensi dovrebbero mantenere la categoria, visto che la massima serie giovanile verrà probabilmente ampliata a diciotto formazioni nel corso della prossima stagione. Mister, come valuta la sospensione definitiva dei campionati giovanili? “Dal punto di vista calcistico eravamo in una situazione deficitaria, ma speravamo di rimettere le cose a posto. Tuttavia si tratta di un evento straordinario, perché dal dopoguerra in poi non era mai successo nulla del genere e siamo rimasti tutti spiazzati. Credo sinceramente fosse molto difficile pensare di riprendere adesso, troppo complicato far rispettare i protocolli sanitari anche alle giovanili. Questo, unito comunque alle difficoltà delle trasferte, rendeva impossibile pensare di riprendere". Come ha vissuto la quarantena? Ha continuato ad allenare? “Io e il mio staff abbiamo avviato un programma ben preciso, specifico. Gli allenamenti erano pensati soprattutto per tenere in forma i ragazzi mentre erano a casa, anche se mano a mano con il tempo abbiamo diminuito l’intensità. Le sedute video venivano svolte con il preparatore atletico. Penso soprattutto però che i ragazzi avessero bisogno di punti di riferimento: credo che i giovani che stanno crescendo oggi abbiano maggiormente bisogno di una guida rispetto a noi, che magari eravamo più autonomi in certi aspetti. Io e il mio staff abbiamo ritenuto fosse importante restare vicini ai ragazzi durante la quarantena. Da un punto di vista personale, ho cercato comunque di trovare aspetti positivi dalla quarantena e ho partecipato a molti webinar con i colleghi. Ora la cosa più importante però è che la situazione si sia sistemata". La Serie B, invece, è tornata in campo. Come vede il Chievo in questo finale di stagione? “La prima squadra ha l’obiettivo di restare in zona play off e di tornare al piano di sopra nel tempo più breve possibile. Il Chievo, da un punto di vista logistico e organizzativo, è veramente una società spettacolare e merita di tornare in Serie A. Pochissimi club di questo livello possono vantare ben due centri sportivi a disposizione per le giovanili e la prima squadra. Questo per esempio consente a me e ai miei ragazzi di rimanere sempre a contatto con la prima squadra". E questo per una squadra Primavera come la vostra quando è importante? “Direi che è un aspetto fondamentale, non solo per delle questioni di gioco, ma anche da un punto di vista umano: da una parte i ragazzi possono apprendere da calciatori formati e professionisti, dall'altra si crea unità e spirito di condivisione con la prima squadra. Delle volte noi in Italia pensiamo di essere meno bravi degli altri sui settori giovanili, ma io credo che a differenziarci siano le strutture e le organizzazioni, non gli aspetti tecnici. Penso per esempio al settore scolastico, dove siamo meno tutelati rispetto agli altri paesi, ma penso che un salto in avanti sia possibile. Il gap ce l’abbiamo a livello di strutture e di organizzazione, ma finché si parla di gioco in Italia non c’è niente da invidiare agli altri paesi".
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