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Totti: "Spero di portare la Roma più in alto possibile a livello mondiale"

di Simone Lorini
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Francesco Totti, in Kuwait per l'Al Ruodan Tournament, ha parlato così alla tv ufficiale dell'evento di tanti argomenti legati all'attualità e alla Roma: “No Totti, No party? No, vado ancora ogni domenica all’Olimpico. Nel percorso dei miei 25 anni ho avuto tanti allenatori, ognuno diverso dall’altro, ognuno col suo carisma e con la sua personalità. Però penso che dal punto di vista caratteriale Capello abbia qualcosa in più degli altri perché è un allenatore vincente, ovunque è andato ha vinto".

Maradona, Pelè, Messi e Ronaldo: i più forti di sempre?
"Diciamo che i tempi di Maradona e Pelè erano diversi, era un altro calcio. Quando parliamo di Messi e Ronaldo stiamo parlando di due extraterrestri, sono due giocatori che continuano a stupire, battendo record su record. Perciò ritengo che i quattro giocatori che tu hai citato rappresentino il calcio".

Cosa provi quando sei San Siro?
"Per me quello, dopo l’Olimpico, è lo stadio al quale sono più affezionato. È uno stadio che al mio ingresso mi dava una forza in più, quella carica e quella determinazione in più di esprimere le mie capacità tecniche. Fortunatamente sono sempre riuscito a fare delle partite eccellenti e così, ogni volta che andavo là mi guadagnavo una standing ovation".

Berlusconi ti voleva al Milan?
"Vero, ci sono state più occasioni in cui lui ha espresso il desiderio che io andassi a giocare a Milano, ma come lui ci sono stati anche altri presidenti. Ho sempre detto di no per l’amore e per il rispetto per questa maglia, per questi colori e per questa città".

E' vero che sei stato vicino al Real Madrid?
"Sì, nel 2004 fui ad un passo dal Real. Florentino Perez avrebbe fatto qualsiasi cosa per avermi lì con loro, e c’è stato un momento, l’unico vero momento nella mia carriera, che ero abbastanza titubante di poter cambiare casacca. Però alla fine ha prevalso l’amore per la Roma, per la mia città, per gli amici. Ho fatto questa scelta di vita e penso che per me sia stata la cosa più bella. Prima lo seguivo, oltre ad esser un top club, mi è sempre piaciuto e mi piacevano i giocatori che andavano a giocare lì".

Che riflessioni hai fatto a fine contratto?
"​​​​​​Il primo pensiero era l’America perché mi piaceva l’idea di fare questa esperienza all’estero dove avrei avuto anche l’opportunità di imparare l’inglese. Invece poi, mettendomi seduto al tavolino con mia moglie e i miei figli, ho capito che un anno o due così non avrebbero cambiato nulla. Invece smettendo sarei rimasto uno dei pochi ad aver giocato solo con una maglia. È stata la mia rivincita".

Roma-Genoa: che cosa hai provato nel giorno del tuo ritiro?
"Spiegare quella sensazione, quella giornata non è facile perché è stata istintiva, nulla era programmato. Facendo il giro di campo finale ho capito cosa la gente provasse nei miei confronti durante questi 25 anni, non solo rispetto ma un amore totale che nessun altro tifo ha espresso nei confronti di un altro giocatore. È il mio popolo perché loro mi identificavano come il Re di Roma. I tifosi della Romaper me erano tutte persone vicine a me".

Sul derby.
"Quando ero giovane per me significava tutto, come vincere un trofeo. Poi man mano sono cresciuto, le squadre si rinforzavano e anche la società e i tifosi hanno capito che l’importanza della vittoria finale era maggiore della vittoria del derby"

Il tuo rapporto con Salah?
"Ha cambiato solamente squadra…(scherza). Battute a parte, un giocatore universale. Per uno dei giocatori più forti al mondo in quel ruolo e penso che il passaggio al Liverpool lo abbia migliorato ancora di più. Liverpool vincerà la Champions? Sì, perché insieme a lui c’è anche Alisson perciò sarei contento se la vincesse il Liverpool".

Cosa vuole dire vincere?
"Non è facile perché soprattutto in Italia è la Juventus è la strafavorita visto che ha la possibilità di acquistare dei top player, come per esempio Ronaldo: nessuno poteva pensa re che la Juve riuscisse a prenderlo e invece…ha giocatori di livello internazionale elevato perciò in Italia la differenza è quella. Non sarà facile colmare il gap con la Juventus ma sono fiducioso che troveremo una soluzione".

Ronaldo ha fallito nel suo primo anno alla Juve?
"No, non sono d’accordo perché non è facile vincere la Champions League. Non è che se compri il giocatore più forte del mondo vinci la Champions. Ci devono essere tante dinamiche, lo stesso Messi nel Barcellona".

Mancini è il profilo adatto per la Nazionale?
"Mancini è un bravo allenatore, guidare la Nazionale non è facile, hai tante responsabilità. Hai il dovere di portare l’Italia il più in alto possibile e qualificarsi per l’Europeo che, per noi italiani, è molto importante. Ringrazio Sacchi per le belle parole ma la vittoria del Mondiale è stata la vittoria del gruppo".

I grandi avversari affrontati?
"Dipendeva dalla partita e dalle dinamiche del momento, penso che il portiere che metteva più ansia era Buffon…perché è un mio amico. Difensore più forte che ho incontrato? Nesta. Il più difficile da affrontare, quello che mi piaceva di più, anche se ci giocavo contro solo due volte l’anno, nel derby con la Lazio. Maldini, Zidane, Raul sono alcune delle leggende che ho più apprezzato".

Sul VAR che opinione hai?
"Bisogna vedere come si utilizza. Per me potrebbe esser fondamentale perché in quel decimo di secondo che ha a disposizione l’arbitro non è facile prendere una decisione importante. E rivedendo una decisione, hai la possibilità di cambiare una partita o una stagione".

Cosa vedi nel tuo futuro?
"Spero di portare la Roma più in alto possibile, anche al livello mondiale, perché la Roma si tifa e si ama”.

Che ricordi hai di Roma-Barcellona?
"Nessuno poteva immaginare la remuntada. Però i giocatori e i tifosi erano tutti convinti che potevamo ribaltare questa partita. Credo che abbiano disputato una delle più belle partite viste in 100 anni di Roma: una soddisfazione così è indescrivibile”.


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