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TMW a Lisbona: Rangnick si prende la Champions, mai risultati così

di Tancredi Palmeri
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Se almeno una volta vi siete seduti a Football Manager con un intento deliberato del tipo “Adesso porto il Taranto in Champions League”, e non vi siete alzati finché non ci siete riusciti (e se avete mai giocato a Football Manager, è sicuro che voi l’abbiate fatto), allora sappiate che è quello che è appena successo ma nella vita reale. Anzi pure peggio.
Dal nulla alla semifinale di Champions in 11 anni, scacco matto del Lipsia.
E quando parliamo di nulla non si intendono le retrovie, ma proprio la fondazione della società: 11 anni per inventarsi un nome, partire dalla lega nazionale dilettanti tedesca, anzi di più dall’Eccellenza perché si parla della quinta divisione, e scalare tutto il possibile. Per dire quanto sia difficile, il Napoli nella sua quasi secolare storia ancora deve abbattere il muro degli Ottavi di Finale.
Si obietterà: certo, facile farlo avendo dietro una delle aziende produttrici di bevande analcoliche più importanti al mondo. Vero, ma a ben vedere nemmeno tanto. L’RB Lipsia vende, non compra, come dimostra la straordinarietà della Semifinale ottenuta senza il fuggiasco al Chelsea, Timo Werner, che semplicemente non ha lasciato dietro un sostituto nemmeno avvicinabile per qualità.
L’acquisto record della brevissima storia del Lipsia è Naby Keita per 30 milioni - comprato dal Salisburgo però, dunque soldi rimasti in casa e in cassa. E rivenduto peraltro a 60 milioni al Liverpool. Dunque l’acquisto più esoso che non fosse un giroconto diventa Kampl dal Leverkusen a 20 milioni. E oggigiorno in Serie A un Mandragora a 20 milioni non si nega a nessuno.
Semifinali partendo dall’Eccellenza, e rimanendo ampiamente nei costi, anzi guadagnandoci e parecchio.
Dunque non può che essere dovuto a un modus operandi.
E quel modus operandi in tedesco calcistico si dice Ralf Rangnick.
E’ lui il responsabile della struttura sportiva Lipsia, così come lo è a monte della struttura calcistica RedBull, così come lo è a monte della new wave del calcio tedesco che da una decina d’anni occupa quello internazionale con un diverso stile.
E non solo: Rangnick si è preso l’intera semifinale, non solo quella del Lipsia.
Da un lato Nagelsmann, 33 anni, più giovane allenatore della storia a raggiungere le semifinali Champions, cresciuto e svezzato proprio da Rangnick, il quale dopo essere stato sedotto e abbandonato da Gazidis ha appena mollato la direzione della struttura calcistica RedBull in cerca di una nuova avventura - che non sarà rossonera, almeno per ora. Dall’altra Tuchel, che proprio nel 2012 disse a Nagelsmann, giovane calciatore piagato dagli infortuni, prima di fargli da capo scout e poi da assistente, fino a bisbigliargli “guarda che secondo me saresti un grande allenatore”. Ma Tuchel stesso è un allievo formato da Rangnick.

Una rivoluzione così endemica nei gangli del calcio europeo da ricordare i grandi movimenti di pensiero che hanno cambiato il pallone. Oggettivamente, affidarsi a Rangnick è in sé una grande idea.
E questo risultato però è piuttosto simbolico.
Perché dall’altro lato sei stato giustiziere di Simeone e del cholismo che per la prima volta di colpo appare essere arrivato al capolinea. Lo stile di gioco del Cholo può non piacere, ma è innegabile che sia stato sempre efficace e che comunque abbia sempre garantito un supporto di grinta fuori dal comune.
Ieri sul più bello è venuto a mancare proprio nelle fondamenta: a Simeone può difettare la bellezza e la freschezza, ma la garra proprio no.
A Lisbona doveva scriversi il riscatto dell’Atletico, la vendetta dopo la finale persa qui nel 2014 a 75 secondi dalla fine, invece si rischia di soccombere questa volta fatalmente.
Ma è tutto piuttosto simbolico anche perché una Champions con questi risultati non si era mai vista.
Sappiamo già che una tra PSG e Lipsia sarà finalista. E questo vuol dire che dopo il Tottenham l’anno scorso ci sarà per il secondo anno consecutivo una finalista che non era mai arrivata prima all’atto conclusivo. Non accadeva dal 1991/92, con Stella Rossa/Marsiglia prima e Barcellona dopo.
E non solo: è la prima volta da 26 anni a questa parte che solo due squadre presenti nei Quarti di Finale hanno già alzato la coppa, dal 1993-94: allora erano Milan e Barcellona, che poi arrivarono in finale; stavolta Bayern e Barcellona, che stasera si faranno fuori l’un l’altra.
Ma questo vuol dire che una Champions così non c’era mai stata, non tanto nella formula quanto nei risultati: perché i precedenti appena citati si riferiscono ancora al regolamento con solo una squadra per nazione; mai era successo qualcosa di simile nell’epoca della multipartecipazione.
E allora forse davvero sono cambiati i tempi, e ha senso che Rangnick si sia preso tutta la semifinale.
La critica più grande che si muove in Germania al Lipsia è che è una squadra di plastica senza tifosi. Sul secondo aspetto, tutto torna con questa Champions: ieri fuori dallo stadio José Alvalade non c’era nemmeno un simbolo della Champions, come invece di solito accade nelle città dove si disputa una eliminazione diretta, con loghi appesi dappertutto e soprattutto in prossimità dello stadio.
Invece sembra quasi che si voglia concludere tutto il prima possibile e senza farsi notare. L’unico segno riconoscitivo, letteralmente, un manifesto sbiadito dal sole, proprio dell’RB Lipsia, piccolino nascosto sotto una pensilina per gli autobus. Senza farsi notare, senza disturbare, quasi a scusarsi, quasi come il Lipsia in semifinale.

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Giovedì 2 Maggio 2024
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