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TMW a Lisbona: la caduta dell’impero blaugrana. NapoLeo Messi in esilio in Italia?

di Tancredi Palmeri
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Quando crolla un impero, la violenza della caduta tira sempre giù le mura del palazzo velocemente con fragore, dopo anni di di duraturo governo.
Vale anche e soprattutto nel calcio, dove il grande potere restaurato è sempre infine crollato proprio perché travolto da un peso insostenibile.
Tipo la Spagna tiranna del calcio per 6 anni che viene espugnata in una settimana da 7 gol da Olanda e Cile, la Francia altrettanto imbattibile abbattuta dalle cavalcate del Senegal, il Milan eclissato prima dal Marsiglia e poi dal Rosenborg.
Il 2-8 è iconico perché come è apparso immediatamente a tutti - nel paragone diretto con Brasile-Germania 1-7 dove pure erano in campo Mueller, Neuer e Boateng - è il capolinea di un ciclo.
Ma impero, ciclo, perfino questo è riduttivo per capire la portata di quanto successo al Da Luz.
E’ la fine di un’idea. L’idea barcellonista che piaccia o meno ha connotato gli ultimi 15 anni della storia del calcio. Perché è stata il punto di partenza anche in contrasto dei vari Cristiano Ronaldo, Mourinho, Real Madrid, Bayern Monaco o PSG.
La prima declinazione del calcio dal 2005 in poi, il rosa rosae del pallone è stato il Barcellona. E l’idea adesso è terminata.
Ogni impero nasce e prospera perché generato e poi alimentato da un’idea;
e poi si consuma e crolla perché da quell’idea si è ormai troppo allontanato, diventando solo conservazione del potere fino all’implosione.
Questo è stato e questo è successo al Barcellona: partendo dal dream team di Ronaldinho, passando per l’utopia guardioliana, compiendosi nel lungo Regno di Messi.
Finché la supremazia assoluta di un monarca illuminato ma assoluto come Leo non è sembrata una garanzia così inattaccabile di esistenza, dall’aver rinnegato tutto quello che aveva portato alla nascita dell’impero.
Tutti gli errori possibili sono stati fatti dalla gestione del club in questi anni aggrappato ai pantaloncini in corsa di Messi, finché tutto è caduto quando anche Messi non ha retto più il mondo che reggeva.
Il Barça era a) giovani stelle, b) acquisti progressivi e mirati di pezzi fondamentali, c) idee precise in campo.
E’ stato deteriorato tutto. Rispettivamente:

a) è praticamente impossibile da anni vedere un giovane della Cantera affermarsi in prima squadra; in compenso ben 6 titolari erano in campo nel 2015 in finale contro la Juventus, e non che in quel momento fossero giovani;

b) il Barcellona negli ultimi anni ha speso circa un miliardo di € di acquisti, e non ce n’è traccia rilevante nell’XI titolare. Il suo acquisto più costoso della storia è stato dato in prestito alla squadra che l’ha appena giustiziata, e Coutinho ha segnato 2 gol; e il tesoro di 200 milioni incassato per Neymar è stato scialacquato proprio sul brasiliano e su Dembelé senza che ci si fosse posti una domanda sull’opportunità dell’acquisto;

c) da anni non si investe su un allenatore che lasci un’impronta: ovvio, Guardiola non è ripetibile, ma da anni il Barcellona gioca a palla a Messi e poi andiamo ad abbracciarlo.

E come ogni impero che si rispetti, la deriva delle idee è accompagnata dagli intrighi di palazzo, visto che la presidenza e di conseguenza le scelte sono tutte frutto di politica per conservare il potere e farsi rieleggere, quindi praticamente con la rosa del Barça che neanche troppo velatamente sfiducia il proprio presidente, il quale deve abbozzare perché non può mica licenziarli tutti.

Tutto è piccola preservazione del proprio potere. Muore l’idea. Arrivano i barbari dalla Germania, e spingono giù il Sacro Blaugrana Impero che si reggeva su fondamenta sbriciolate.

E adesso la domanda è anche: NapoLeo deciderà per l’esilio nell’isola nerazzurra?
Il suo contratto scade nel 2021. Gli acquisti immobiliari erano più una minaccia collaterale per fare lobbying sul presidente per avere elezioni anticipate, ma il suo malessere a riguardo della politica di club adesso è esacerbato dal 2-8.
E’ ovvio che dopo il 2-8 non può rimanere tutto uguale.
Ma è altrettanto ovvio che Messi è il Barcellona, e più che il Barcellona vendere Messi, si tratta di Messi che vende il Barcellona, al diavolo. Solo per disgusto sarebbe, perché Messi è la linfa che ha sostituito il sangue del club, quindi p intrinseco al club stesso.
Ma eventi così traumatici possono generare cambiamenti anche per amore. Come l’andare per poter tornare.
Rimane estremamente difficile che un esilio avvenga.
Ma non è mai stato così possibile come adesso.

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