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Perché da ieri è diventato un po' più facile immaginare Guardiola alla Juventus

di Ivan Cardia
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L'estate 2019, per i tifosi della Juventus, è stata quella della grande illusione Pep Guardiola. Una voce incontrollata alla quale nessuno degli eventuali protagonisti ha mai dato un briciolo di credibilità. E che al massimo, sulle pagine dei media mainstream, è arrivata al rango di suggestione. A chiudere la telenovela, bollata anche come fake news, non è bastato neanche l'arrivo di Maurizio Sarri, ingenerosamente derubricato al rango di piano B per la società bianconera, pronta invece a credere con convinzione nel vento della rivoluzione che soffia da Figline. Oggi, invece, immaginare Guardiola alla Juve un domani non troppo lontano, dopo l'esclusione del Manchester City dalle coppe europee per le prossime due stagioni, diventa un po' più facile. Ma ci vuole ancora tempo.

Il ciclo di Pep è agli sgoccioli. Lo era già prima della decisione dell'UEFA, perché la Premier League è un discorso ormai chiuso da tempo e la Champions è complicata come lo è ogni anno. Tanto più per un allenatore che non la vince dal 2011 e non arriva in semifinale dal 2016, prima di trasferirsi al City. Il prossimo scoglio è il Real Madrid di Zidane e lo stesso Guardiola, tra il serio e il faceto, ha detto che la sua dirigenza potrebbe esonerarlo se non battesse i blancos. La dimostrazione di quanto il tecnico catalano sappia che il suo futuro a Manchester sia appeso al sottilissimo filo che sta tra il vincere e il non vincere la Champions. Una vera ossessione dalle parti dell'Etihad, proibita per i prossimi due anni.

La speranza del City è il TAS. I Citizens hanno preannunciato il ricorso all'organismo arbitrale di Losanna. Un organo indipendente, nelle valutazioni del club inglese, rispetto a quella UEFA nella quale la società dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahyan non ripone alcuna fiducia. Soprattutto dopo ieri. Come andrà a finire, è ancora presto per dirlo: la condanna si basa su documenti filtrati dall'inchiesta di Football Leaks, ma in questo caso, a differenza di quanto accaduto col PSG, la UEFA non ha avuto alcuna titubanza. Un segnale di quanto a Nyon siano sicuri che le sponsorizzazioni gonfiate ci siano effettivamente state. Se andasse male, e il City rimanasse fuori dalla Champions nelle prossime due stagioni, tenere Guardiola diventerebbe probabilmente un'utopia.

Intanto oggi parla Sarri. E c'è il Brescia a cui pensare, quasi ironia del destino. Ma soprattutto un momento non particolarmente roseo per i bianconeri da tenere in considerazione. Dire che Guardiola, dopo la sentenza UEFA, sia un po' più lontano da Manchester non vuol dire in automatico che il buon Pep sia un po' più vicino a Torino. Lì c'è Sarri, fino a prova contraria: cambiare idea dopo appena un anno sarebbe una mossa in totale controtendenza rispetto a quanto ci ha abituato la Juve nel corso della sua storia, soprattutto quella recente. Il problema del tecnico toscano, più di Guardiola in sé, è che la sentenza UEFA sia arrivata mentre le sconfitte con Napoli e Verona sono ancora fresche, nella testa di tutti i tifosi. E il fantasma di Guardiola, come pure quello di un difficile ritorno di Allegri, aleggiava già nell'aria attorno alla Continassa. Da ieri è semplicemente diventato un po' più facile credere che il fautore del tiki taka possa diventare, un giorno non troppo lontano, il prossimo allenatore della Juventus. Non è automatico, non è scontato, sicuramente è ancora presto per poter dare una risposta certa. L'unica che può arrivare è quella di Sarri, sul campo. Ma anche in conferenza, siamo sicuri che la domanda non mancherà.

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