La Croazia cambia, l'Italia no. Dalic a confronto con Ventura

di Andrea Losapio
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C'è una data che spiega meglio di tutte la vittoria di stasera della Croazia. Gli scaccorossi vengono fermati dalla Finlandia, a una partita dal termine del girone di qualificazione per Russia 2018, allo stadio Maksimir di Zagabria. Uno smacco perché gli scandinavi non hanno più niente da chiedere e pare evidente il divario tra le due squadre. Mario Mandzukic suona la carica per l'1-0 al minuto 57, Pyry Soiri (chi?) pareggia al novantesimo su assist dell'ex sampdoriano Moisander. Lo stadio è una bolgia, i vertici croati si riuniscono in fretta e furia, l'Islanda è virtualmente al Mondiale e se la Croazia non vince l'ultima, contro l'Ucraina, salta Russia 2018.

L'Italia invece è impegnata allo stadio Grande Torino, contro la Macedonia. Vantaggio di Giorgio Chiellini, sugli sviluppi di una punizione, pareggio di Trajkovski a tredici minuti dal termine, con i macedoni che rischiano più volte di fare il secondo gol. Al termine della partita Ventura, non propriamente il ritratto della felicità, dice "obiettivo raggiunto, siamo ai playoff". E invece non è vero perché serve aspettare l'ufficialità contro l'Albania. La Nazionale si stringe intorno a Gianluigi Buffon, i senatori fanno spogliatoio, il colpo di stato è praticamente in atto.

Il giorno dopo la Croazia saluta Cacic e dà la panchina a Dalic, in collaborazione con Ivica Olic (più tardi). Il due a zero all'Ucraina è la risposta per l'orgoglio ferito, lo spareggio contro la Grecia assomiglia a una formalità. Va detto che la Svezia era più forte degli ellenici, come dimostrato anche al Mondiale, ma sappiamo tutti com'è andata nella doppia sfida Stoccolma-Milano. Dalic ha rivoltato come un calzino una nazionale che ha dimostrato di soffrire tremendamente quando favorita: con l'Islanda nel girone, con Danimarca e Russia. Meno con l'Inghilterra, prendendo il cuore fra le mani e vincendo la semifinale prima dei rigori.

La differenza non è evidentemente tutta qua, è evidente. C'è sempre il rimpianto di un'Italia che non è arrivata nemmeno alle fasi finali. Ma il 6 di ottobre eravamo sulla stessa barca, noi e i croati. Loro hanno solo scelto di non affondare.


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