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Il lockdown ha indebolito la Lazio. Ma la Champions è già un capolavoro per Inzaghi

di Ivan Cardia
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Giocarsi l'obiettivo scudetto senza le coppe. Era questo, rispetto a Juventus e Inter, il grande vantaggio della Lazio, che nella ripresa post lockdown si è invece trovata all'improvviso povera di alternative. Contro il Milan hanno pesato le assenze per squalifica, quelle di Immobile e Caicedo, ma è un dato di fatto che Simone Inzaghi non disponga della stessa varietà, per quantità e qualità, su cui possono fare affidamento Sarri e Conte. Così, giocare ogni 3-4 giorni diventa un ostacolo più complicato da sormontare, soprattutto nel confronto con la Vecchia Signora. Per fare un esempio, la Juve può permettersi di buttare dentro Douglas Costa a metà partita, o di considerare uno come Higuain come alternativa. Col Milan, i biancocelesti si sono giocati come primo cambio il giovane Adekanye (76 minuti fin lì in campionato), poi sono entrati Djavan Anderson (raramente convocato pre-lockdown) e Jordan Lukaku (che a inizio annata era ai margini del progetto).

Oggi, però, può arrivare la Champions League. Premessa: il discorso tricolore non è affatto archiviato. Perché la Juve ha avuto finora avversari più "morbidi" e a breve dovrà vedersela sia con i rossoneri che con l'Atalanta. Detto questo, nella gara di questo pomeriggio contro il Lecce, la Lazio può staccare il pass aritmetico per la qualificazione alla massima competizione continentale. E questo è già un capolavoro. Nemmeno piccolo, se si considera che nell'era Lotito sarà appena la seconda volta, a distanza di cinque anni dalla prima.

Un traguardo targato Inzaghi. Prima di tutti, c'è il volto dell'allenatore dietro quello che per i capitolini può considerarsi un vero e proprio successo. E che non a caso lo stesso tecnico ha voluto sottolineare nei giorni scorsi. Non si tratta di togliere meriti agli altri protagonisti. La Lazio ha trovato nella gestione Lotito una guida societaria stabile e affidabile. E in Igli Tare un vero scopritore di talenti nonché fine uomo mercato. Uno che oggi per molti è il miglior direttore sportivo, nel senso più proprio del termine, del nostro massimo campionato. Inzaghi, però, ha plasmato in diamante il materiale grezzo che tante volte gli è stato messo a disposizione.

E il valore è triplicato. L'ex attaccante è arrivato in sella nell'estate 2016. Un po' per caso, se vogliamo: ricordiamo tutti il lungo corteggiamento al Loco Bielsa. A quattro anni di distanza, la crescita è esponenziale, non solo nei risultati. Il valore della rosa è aumentato in senso assoluto: dai 175 milioni complessivi della stagione 2015/2016 ai 304 attuali (tutti dati Transfermarkt) il passo in avanti è già piuttosto sensibile. Ma colpisce un altro dato: quello relativo al valore medio dei giocatori in rosa. Quando Inzaghi è arrivato, un calciatore della Lazio valeva in media 4,92 milioni di euro. Oggi siamo arrivati a 10,16: sono migliorati tutti. Del doppio, o anche di più.

Luis Alberto il caso più emblematico. Detto che la crescita è evidente anche ai vertici, lo spagnolo è forse il manifesto della "crescita Inzaghi". È arrivato per appena 5 milioni di euro, oggi per i portali specializzati ne vale almeno 44. E stiamo parlando di una stima comunque inferiore al suo reale prezzo di mercato. Era un fantasista fumoso, e infatti nella prima stagione ha faticato. Poi Inzaghi gli ha trovato un ruolo e una centralità, e la Lazio è esplosa. Come lui, tanti altri: alzi la mano chi nel 2015 avrebbe immaginato Patric titolare nella seconda miglior difesa del campionato. O lo stesso Sergej Milinkovic-Savic: era chiaro fosse un grande talento, ma la Lazio lo ha pur sempre strappato alla concorrenza della Fiorentina. Prima di Inzaghi valeva più o meno 10 milioni di euro, oggi Lotito chiede dieci volte quella cifra. E in questa crescita c'è tanto del suo talento, come pure del fiuto di Tare nello scovarlo. Ma c'è tantissimo di Inzaghi: che il sogno Scudetto sia evaporato o meno, sarà giusto godersi il primo traguardo. Non era scontato.

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