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ESCLUSIVA TMW - Pià: "Il calcio mi ha dato tanto: vincere a Napoli emozione unica"

di Simone Lorini
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Appese le scarpe al chiodo, è tempo di nuove avventure per il 35enne Inacio Pià, ex attaccante e ora agente che ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com saluta così tutte le società in cui ha militato e i tifosi che lo hanno sostenuto: "E' una decisione che ho preso da tempo, ho peraltro iniziato già da qualche mese il mio percorso di agente, anche se per il momento cerco solo di capire il mestiere. Fare il calciatore e assisterlo sono cose diverse, per il momento cerco di vedere tante partite e imparare il più possibile. Da settembre aiuterò il Nuova Usmate, assumendo l'incarico di direttore tecnico, è un academy di Gaetano Fedele".

La scelta di lasciare il calcio ha ragioni fisiche o di altra natura?
"La decisione è esclusivamente dovuta a una questione fisica, il ginocchio non riusciva a farmi allenare al 100% e stava diventando un peso andare in campo".

Cosa ti porti dietro dalla tua esperienza all'Adrense?
"Sono stati mesi proficui, ho vissuto una società ricca di competenza e organizzazione, da squadra importante direi. Sono certo che faranno grandi cose,".

Il momento più bello tua carriera?
"Tanti momenti, mi viene in mente l'esordio e il gol in Serie A, i campionati vinti a Napoli, vincere lo Scudetto in Argentina".

E c'è un compagno a cui ti senti particolarmente legato?
"Montervino e Paolo Cannavaro, senza dubbio: alla lunga sono questi i giocatori che ho vissuto di più le emozioni dello spogliatoio, la gioia delle vittorie e il peso delle sconfitte. Aggiungo anche Memushaj, siamo diventati subito amici".

La delusione più cocente?
"Da calciatore è stato l'anno in cui abbiamo perso i playoff con l'Avellino, una immensa delusione per aver fallito un obiettivo alla nostra portata".

Ti sei formato all'Atalanta: con gli orobici che rapporto hai?
"Bellissimo, sia con la gente che con la società: Zingonia continuo a frequentarla spesso, anche perché mio figlio gioca nei Pulcini".

La carta d'identità dice Brasile, anche se ormai sei italiano d'adozione:
"E' vero (ride, ndr). In Brasile torno almeno una volta all'anno, a breve ci andrò con la famiglia. I ricordi brasiliani sono quelli dei primi anni, i sacrifici, la prima volta che ho lasciato casa per tentare la fortuna nel calcio. Avendo sette fratelli noi siamo una famiglia numerosa, lasciare i propri amici e parenti a tredici anni è stato difficile".

Da chi ha imparato di più in questi diciassette anni di carriera?
"Ho cercato di assorbire un po' da tutti, provando a capire e osservare. Se devo dirne uno solo, è Vavassori, il primo all'Atalanta, quello che mi ha voluto fortemente in Prima Squadra".

A te la conclusione:
"Grazie, ci tengo particolarmente a ringraziare tutte le società in cui sono stato, gli allenatori, i compagni, lo staff tecnico, i tifosi: conservo bellissimi ricordi di tutte le piazze in cui sono stato".

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