ESCLUSIVA TMW - Nigmatullin: "Ieri portiere, oggi DJ. Tradito dal sogno italiano"

di Gaetano Mocciaro
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La strada classica per un calciatore che termina la carriera è quella di rimanere nel mondo del calcio: negli ultimi tempi basta anche un ottimo curriculum per avere una panchina importante. Altri scelgono la scrivania, o magari diventano agenti di calciatori o commentatori sportivi. Ruslan Nigmatullin ha scelto altro. Portiere fra i migliori della sua generazione si è sfilato i guantoni ed è passato dietro a una consolle. Oggi è per tutti apprezzato DJ, ha tenuto concerti in 350 città diverse i suoi lavori scalano le dance charts russe. Ai microfoni di Tuttomercatoweb DJ Ruslan Nigmatullin ci parla della sua nuova vita e torna indietro alla sua esperienza nel calcio italiano, nata con grandi aspettative il cui finale non è stato quello sperato. E non propriamente per ragioni calcistiche.

Ruslan Nigmatullin, da portiere tra i più importanti della storia del calcio russo a DJ. Ci spieghi come è nata questa trasformazione?

"Da bambino fino a 13 anni frequentavo una scuola di musica a Kazan, dove sono nato. Classe di chitarra classica. Ho sempre amato la musica e mi considero una persona d'arte. Quand'ero calciatore professionista andavo sempre in giro con le cuffie e avevo l'abitudine di ascoltare musica, preferendo le ballate rock. Dopo aver lasciato il calcio ho deciso di concentrare le mie forze nella musica, entrando nel mondo dello showbiz. Lo faccio già da più di cinque anni e con alcune track ho raggiunto le top charts in Russia. Continuo a dare concerti, sono già stato in 350 diverse città, da Vladivodstok a New York".

Ti è mai capitato di venire in Italia a lavorare, proprio come DJ?

"Purtroppo no ma spero un giorno di venire in Italia per poter dare una serie di concerti. Penso che in Italia non sono molto conosciuto come DJ. Infatti qualche mese fa ho partecipato a Mosca a un torneo di calcio per "veterani", sono venuti ex calciatori italiani e sono rimasti molto sorpresi quando avevano saputo del mio lavoro come DJ. E ovviamente ho regalato a tutti i calciatori italiani dei cd".

Chi ti ha influenzato come calciatore? E chi come DJ?

"All'inizio della mia carriera calcistica seguivo molto Rinat Dasaev, numero uno della nazionale dell'Unione Sovietica, miglior portiere del mondo nel 1988. Mi piaceva molto come giocava anche Walter Zenga. Facendo i primi passi nella musica ascoltavo molti DJ ma non direi che ci sia stato qualcuno che mia abbia influenzato in qualche modo. Adesso cerco di concentrarmi più sul mio lavoro, oltre a seguire quello degli altri".

Sei ancora rimasto nel mondo del calcio?

"Certo. Gioco spesso nelle squadre di ex giocatori dello Spartak Mosca, infatti a febbraio ho giocato nella nostra nazionale "senior". Ho la mia scuola per portieri con un certo numero di filiali in Russia. A Mosca alleno spesso i portieri e pure mio figlio, Ruslan Nigmatullin Jr che ha 15 anni. Quest'estate ho anche deciso di aprire una scuola mista per portieri e calciatori, un "Summer Camp" in Turchia".

Il percorso classico per chi finisce la carriera è quella dell'allenatore, del dirigente o del commentatore. Non sei mai stato attratto da queste professioni?

"Quando uno termina la carriera da professionista comincia naturalmente a farlo nel mondo del calcio. Anche nel mio caso è stato così. Ho lavorato per la Lokomotiv Mosca e sono riuscito a portare un ottimo portiere brasiliano, Guilherme. Infatti lui continua a giocare per la Lokomotiv e ne è diventato capitano. Devo dire di non aver continuato per molto tempo perché questo tipo di lavoro non mi dava il massimo livello di soddisfazione. A un certo punto ho provato anche il lavoro del commentatore. Ho lavorato per un canale TV sportivo russo come esperto di calcio. Circa il ruolo dell'allenatore ho la mia scuola e alleno i bambini. Se avessi voluto un lavoro presso un club importante lo avrei trovato facilmente ma il mio lavoro di DJ non me lo permette perché mi manca materialmente il tempo. Lavorando con i bambini, invece, è un'ottima soluzione che mi permette di fare musica e per dare i concerti".

Veniamo al Nigmatullin giocatore: una tua caratteristica che ti ha accompagnato in carriera è quella di giocare abitualmente con i pantaloni e non con i calzoncini. Ci sveli il motivo?

"Diciamo che sono sempre stato molto attento alla mia salute, cercavo di non rovinare le mie ginocchia e alla fine ci sono riuscito. Facevo sempre tanti salti in porta e quindi con i calzoncini corti soffrivo spesso dalle contusioni e avevo sempre tracce di sangue sulle ginocchia. Ho provato ad indossare quelli lunghi ed è diventata un'abitudine".

Sei stato considerato l'erede di Jascin. A 27 anni il trasferimento in Italia, dove hai giocato poco. Credi sia stato un errore per la tua carriera giocare in Serie A?

"Non credo sia stato un errore perché ho sempre avuto la passione per il calcio italiano e sognavo di giocare in Serie A. Diciamo così: il mio sogno mi ha tradito perché alla fine non sono riuscito a giocare in Italia come sognavo".

Ti sei dato una spiegazione per questo? A Verona giocasti appena una partita, tra l'altro nemmeno per intero

"Le ragioni non avevano niente a che fare con il mondo del calcio. Arrivai in Italia come miglior portiere russo del 2001, ero il portiere della Nazionale e mi apprestavo a giocare i Mondiali del 2002. Tutti mi facevano la stessa domanda: 'perché non giochi?' Non sapevo cosa rispondere perché non capivo molto bene cosa stava succedendo. Il Verona continuava a perdere e Malseani non mi metteva in porta nemmeno dopo l'ottima prestazione contro l'Inter, che fu quella del mio esordio. Giocai per circa 70 minuti e dopo quella partita i giornalisti mi considerarono fra i migliori in campo. Credo che io abbia sofferto della corruzione del calcio italiano, della lotta tra le agenzie che mi volevano avere come cliente. E arrivati a questo punto le esatte ragioni per le quali non giocavo non le sapremo mai".

Stupisce l'esperienza alla Salernitana in Serie B. Cosa ti ha portato all'epoca a giocare nella seconda divisione italiana?

"Dopo il Verona sono tornato in Russia per giocare nel CSKA Mosca. Siamo arrivati secondi nel campionato, ma avevo il contratto col Verona e volevo tornare in Italia. A Mosca ci siamo visti con Oreste Cinquini, ai tempi il direttore sportivo della Lazio e lui mi disse una frase che ancora odo adesso: 'per il 99,9% sei della Lazio'. Poi, quando sono arrivato in Italia il mio agente mi disse che per ragioni del calciomercato non potevo giocare nella Lazio, quindi sono andato alla Salernitana perché era l'unica dove c'era la possibilità di giocare. Fu una delusione e decisi di non giocare più in Italia. Devo dire una cosa: spesso continuo a vedere nel sonno il mio arrivo in Italia per mostrare tutte le mie capacità. Nel sonno mi dico: 'non importa che abbia quarant'anni'. E quando mi sveglio sorrido. Detto questo devo anche dire che mi ha fatto enorme piacere una risposta a Mosca di Francesco Toldo durante un'intervista a margine di un torneo 'senior': i giornalisti gli avevano chiesto se conosceva il nome della Nazionale russa: 'conosco un solo portiere russo forte, ed è Nigmatullin' era la risposta. Mi ha fatto molto piacere".

Conservi ancora un brutto ricordo dell'Italia?

"Brutto ricordo perché non ho avuto successo in Italia, ma non voglio accusare nessuno perché continuo ad amare il Paese. Vengo spesso in Italia, mi piace la cultura italiana ed infatti parlo un po' l'italiano. Svelo un segreto: la mia prossima 'track' sarà scritta proprio in italiano".

Hai dei rimpianti nella tua carriera di calciatore?

"Magari uno ed è quello di non esser riuscito a giocare fino a 40 anni. Pensa che ho ancora il peso da calciatore professionista".

Il calcio russo negli anni sembrava dovesse diventare uno dei più importanti d'Europa, ma non è riuscito a fare il salto di qualità. Perché, secondo te?

"Tutti sanno che nel calcio russo girano tanti soldi. Da un punto di vista è una cosa buona, dall'altra no. Abbiamo un grave problema, la crescita dei nostri calciatori: ci mancano i giovani talenti. Lo dice anche Capello che per la Nazionale cerca giocatori anche nella seconda divisione. Gli allenatori di club per ottenere il massimo risultato preferiscono i calciatori stranieri. Preferiscono uno straniero mediocre piuttosto che crescere un talento russo. Tutte le nostre squadre del massimo campionato hanno come difensori centrali tutti stranieri. A questo punto mi chiedo come possiamo avere dei buoni difensori russi se non hanno la possibilità di giocare. Credo che la decisione di cambiare il limite sugli stranieri sia una decisione giusta se vogliamo fare un passo avanti".

Come giudichi il lavoro di Fabio Capello? E' l'uomo giusto per la Russia ai Mondiali del 2018?

"Sicuramente è un allenatore di altissimo livello, che ha vinto tanto. Ovvio che il suo lavoro è abbastanza difficile perché un conto è allenare il Real Madrid con i migliori giocatori, mentre con la Russia il livello è diverso ed è costretto a cercare giocatori nelle diverse divisioni. In più i problemi con lo stipendio non creano un buon umore. Comunque credo che stia lavorando bene, gli auguro di avere successo anzitutto a Euro 2016".

Trovi differenze tra quel che circonda il mondo del calcio (stampa, tv, interesse delle persone, presidenti, tifosi) e il mondo della discografia?

"I calciatori hanno più attenzioni da parte della stampa. Poi, per diventare un ottimo calciatore devi
lavorare per 15-20 anni. Nella discografia non ci vuole così tanto tempo per avere successo. Detto questo devo essere sincero: il mio nome nel calcio mi ha aiutato a diventare un DJ abbastanza conosciuto in pochissimo tempo".


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