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ESCLUSIVA TMW - Da Milano ai sogni del Monza. Brocchi: "Vinciamo il campionato più importante"

di Marco Conterio
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Christian Brocchi è un uomo sincero, come lo era il suo calcio. Rispetto per ogni avversario e nessuno sconto, petto in fuori nonostante le medaglie del talento fossero sulle casacche altrui. Cuore e polmoni, al vento i doppi passi, demandati a chi è stato baciato dalla Dea Eupalla. Da allenatore, poi, ha scelto un percorso diverso. Perché la sincerità è diventata studio profondo e amore per lo spettacolo. Filosofie che hanno conquistato pure Silvio Berlusconi, che ha voluto il quarantaquattrenne di Milano anche alla guida del suo Monza. Ed è dalla sua città, dalle mura della sua casa, che Brocchi risponde. Senza ipocrisie, con l'animo preoccupato, col cuore infranto e con lo sguardo rivolto al futuro. "Quando tutto tornerà alla normalità".
Come sta vivendo questa situazione, Mister?
"Sono a casa, siamo a casa. Come tutti. Aspettiamo che e tutto torni alla normalità. La situazione è difficile, ognuno deve fare la sua parte".
Da quanto tempo è a casa?
"Venti giorni, circa. Qui Milano, all'inizio, qualcuno purtroppo ha sottovalutato la situazione. Adesso tutti stanno dando un apporto importante, anche chi erroneamente la pensava in maniera diversa. Si sono resi conto, tutti, che serve un aiuto generale. Adesso stiamo aspettando che i dati scendano, per il bene di tutti".
E' la grande speranza di tutti.
"E' la grande priorità di questo mondo. E da lì tutto a cascata: la speranza è non restare in casa per mesi. Serve guarire perché vorrebbe dire vivere e anche andare avanti. In ogni campo".
Si addita il calcio di pensar solo ai propri interessi ma come indotto è la terza azienda del paese.
"Si fa sempre tanta confusione. Se parli degli stipendi dei giocatori, dicono "non vogliono abbassare" e invece nessuno l'ha mai detto. Se parli di ripresa "non devi discuterne adesso". L'obiettivo è la guarigione di chi non sta bene, la cosa principale è la vita di ognuno di noi. Però la speranza è anche che il Governo trovi soluzioni efficaci perché il paese non si blocchi dopo, perché ci sarà un dopo".
Ora c'è il presente, tra le nostre mura di casa.
"Sono andato solo una volta a prendere frutta e verdura per i figli. Sono uscito solo lì, solo quella volta. Però riconosco che in ogni città i problemi non mancano: le code ai supermercati non sono positive, per nessuno. Ho amici sono stati tre ore in coda. Ci sono situazioni che danno complicazioni. Hai ogni tipo di precauzione, è vero, ma in questo momento è davvero difficile non esser preoccupati".
Lo sarebbe stato meno senza lo sport che, giustamente, ha deciso di fermarsi.
"Lo sport è una parte fondamentale della vita di noi italiani e non solo. E' svago, unione, ti fa vivere emozioni che altri lavori non ti fanno vivere. Ora però ci sono altre priorità e le energie vanno concentrate su quello. Sulla vita, sulla salute".
Il presente è una reclusione, il futuro è incerto. Aggrappiamoci al passato, anche recente. Alla sua bella avventura al Monza.
"E' un'esperienza importante, che è giusto fare da allenatore. Non è facile come tanti vogliono farla passare".
'Facile col budget del Monza'...
"A chi dice così rispondo che vincere non è mai facile: in tanti hanno speso fior di milioni nella loro gestione senza mai far risultati di rilievo. I ragazzi stanno facendo qualcosa di importante, invece, tutti insieme".
Il Presidente Berlusconi, peraltro, vuole vincere e convincere. Il bel gioco non vi manca.
"Logicamente abbiamo anche questo compito: non possiamo vincere giocando 'male'. Dobbiamo essere propositivi, col comando del gioco, cercare di esprimere qualcosa di piacevole. E' sempre stata la mia mentalità, quel che ho cercato sempre di dare alle mie squadre":
Tra le cose non facili, c'è quella di creare un gruppo. Il Monza si sta allenando con una chat... Di gruppo.
"In questo periodo i giocatori lavorano, tutti, in ogni squadra. Però farlo insieme, portando avanti le sedute con un preparatore e col mister che li guarda, è diverso, dà uno stimolo in più".
Cioè si allena con loro?
"Durante la stagione no, ora sì. Serve un segnale per i ragazzi ed è importante ogni singola battuta. Questo ci sta aiutando a tener vivo quel gruppo che si è venuto a creare, una lontananza così lunga può allentarlo. Invece possiamo ridere, scherzare, allenarci: è un modo buono per tenere confidenza tra di noi, voglia di lavorare. Ti dà anche delle regole: essere a casa senza obiettivi, orari, non aiuta. Sì, si può studiare, c'è chi cucina, c'è chi legge, c'è chi guarda altri tecnici. Però non hai un'abitudine e una regola".
Quando tenete queste sedute di gruppo?
"Teoricamente martedì, giovedì e sabato. Negli altri giorni i ragazzi hanno lavori singoli".
Riprendere, non riprendere, andare avanti o sospendere. Una questione che riguarda anche il suo Monza.
"Ci interessa direttamente. Non sono ipocrita: siamo a +16, è normale che la paura di non poter concludere la stagione incida nella nostra testa. Ognuno di noi ci pensa, è chiaro. Poi quando vedi i notiziari, la gente che soffre, fai fatica a metter questo davanti. Riequilibri le priorità e il senso della vita. L'unica cosa che puoi dire è sperare di uscirne presto per poi pensare al resto".
A vincere il campionato e ad esssere promossi in B.
"Esatto. Ora, però, il campionato più importante da vincere è quello che giochiamo tutti insieme".
Tra due anni si vede in Serie A?
"Non sono scaramantico, tutto fa parte della voglia e del lavoro. Il club ha grandi ambizioni, di conseguenza deve averle l'allenatore. La società ha espresso i suoi obiettivi: io da allenatore, i miei da giocatori, sappiamo che l'obiettivo è quello".
Come sono Berlusconi e Galliani al Monza?
"Sono come erano al Milan. La stessa voglia, la stessa presenza, la stessa mentalità. E' un calcio diverso, è anche più difficile. La C è un campionato a parte. Già in B c'è differenza, vai in stadi più importanti. Qui è più dura: non sempre trovi campi in un certo modo che ti permettono di fare determinate cose. La qualità del gioco non è sempre alta, spesso le gare sono battaglie ma loro ci mettono voglia e pensiero".
Il Monza è una squadra molto attiva nel sociale: il gruppo ha donato 25mila euro all'Istituto Mario Negri.
"I ragazzi hanno fatto questo gesto importante. Il calcio sta facendo cose importanti: i calciatori sono viziati ma tanti stanno dando segnali importanti. Hanno il dovere di farlo, siccome non è un obbligo ma vederlo".
La chiosa sul mercato. Ha sentito Zlatan Ibrahimovic per chiedergli di venire al Monza?
"No, non l'ho sentito. Si parla tanto di questa cosa. L'ho già detto in altre situazioni. Questo club non si pone limiti a quella che vuol essere la sua strada. Ci sarà tempo e modo di fare tutto questo ma ora siamo anni luce dal pensare a questa situazione. Vinciamo la battaglia contro il virus, poi riprendiamo a riflettere anche sui sogni del Monza".

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