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Conte a 360°: "Al Tottenham ho trovato una situazione diversa. Scudetto? Lo vince l'Inter"

di Tommaso Bonan
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© foto di Marco Conterio

"Sono felice per il modo in cui stiamo lavorando, ma ci vorranno tempo e pazienza per arrivare a competere, tanti giocatori sono giovani e devono fare esperienza". Parla così Antonio Conte, da novembre sulla panchina del Tottenham, nell'intervista a Sky Sport in cui fa il punto sul presente e futuro del club inglese: "Stiamo cercando di lavorare in maniera importante per migliorare sotto tanti punti di vista: calcistico, caratteriale, tecnico e tattico. Penso che la nostra crescita passi da quella di ogni singolo giocatore. Stiamo facendo tanto e mi sto rendendo conto, stando dentro la situazione, che ci vorrà tempo e pazienza. Ci sono tanti calciatori giovani, anche alla prima esperienza in Premier, che hanno bisogno di fare esperienza e far crescere il loro livello".

Come si trasmette carattere a una squadra? "La prima cosa da trasmettere alle squadre credo siano le conoscenze calcistiche. Se tu hai conoscenze calcistiche, queste ti rendono forte. Ti danno forza e personalità. A livello caratteriale questa è una squadra su cui stiamo lavorando; lavoro quotidiano, psicologico, per provare a far crescere individualmente ogni giocatore. Il livello dei calciatori deve aumentare, qui secondo me c’è da lavorare tanto ma sappiamo che ci sono ampi spazi per migliorare".

Tra la sua prima Inter e questo Tottenham c'è qualcosa di simile? "Difficile fare paragoni, però sicuramente quando prendi il lavoro in una squadra che non vince da tanto tempo è inevitabile che la fiducia manchi. Tante volte al primo ostacolo ti butti giù e la negatività aumenta. Certe volte prendi dei gol che fatichi ad accettare. Ecco, a noi sta succedendo questo nell’ultimo periodo. Ma fa parte di un processo di una squadra che deve ancora crescere tanto per provare a essere competitiva. In questo momento siamo una delle tante squadre che stanno nel mezzo. Abbiamo bisogno di lavorare tanto, ma a me non spaventa assolutamente. Una situazione rispetto al passato per me molto differente per prospettive, ambizioni e capacità di lottare subito per vincere".

Se ne è reso conto adesso o all’inizio? "Quando sei al di fuori non puoi mai fare delle valutazioni esatte. Poi subentrare in corso d'opera non è mai semplice. Poi c’è la voglia, il desiderio di mettersi sempre in discussione anche in situazioni molto difficili come poteva essere questa del Tottenham, perché sono tanti anni che il Tottenham è nel mezzo della classifica. Ho intravisto delle situazioni che potevano essere sviluppate. Poi quando entri dentro la situazione capisci meglio tutte le difficoltà. A gennaio ad esempio sono andati via quattro giocatori importanti per il Tottenham e ne sono arrivati due. Quindi, anche numericamente, invece di rinforzarti potresti esserti indebolito sulla carta. Poi sono state fatte delle precise scelte, per tanti motivi. Ma sicuramente non mi sarei mai aspettato che a gennaio 4 giocatori che comunque consideravo importanti cambiassero maglia. Il Tottenham fra estate e gennaio ha cambiato 8 giocatori".

Nel mercato di gennaio ci sarebbero state altre occasioni? "No, io penso che il Tottenham abbia fatto quello che poteva in quel momento. Il club, per quello che c’era, ha fatto il massimo. E’ molto difficile riuscire a far firmare a gennaio due giocatori come Bentancur e Kulusevski che, ripeto, sono il prospetto ideale per il Tottenham. Perché il Tottenham cerca giocatori giovani, da far crescere, da far sviluppare, non giocatori pronti".

E si riesce a crescere con giocatori così e non con giocatori pronti? "E' inevitabile che se vuoi crescere più rapidamente e se vuoi essere competitivo subito hai bisogno di giocatori con molta esperienza che poi la trasmettono agli altri nel team. Ma, ripeto, la visione del club è questa e continuerà a essere questa. Ci vorrà molta pazienza, cosa che continuo a spiegare a tutto l’ambiente e ai tifosi".

La prossima gara sarà contro il City di Guardiola: è una squadra perfetta? "No, la squadra perfetta non esiste. Poi noi allenatori cerchiamo il pelo nell’uovo, cerchiamo sempre qualcosa da migliorare. Sicuramente stiamo parlando di una bellissima squadra e di un allenatore che - non si offenderà nessuno - ritengo il più bravo al mondo. Lo ha dimostrato, le sue squadre hanno un’idea e lui ha la forza di imporre le sue scelte. Sta facendo qualcosa di straordinario al City, la favorita per vincere la Premier League e una delle favorite per vincere la Champions League. Non è una macchina perfetta, gli manca una virgola per essere perfetta. Perché non c’è niente di perfetto".

Lo scudetto andrà di nuovo all'Inter? "Sì sì, lo vince l'Inter".

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