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Il vuoto di potere della Roma soffoca la squadra. Ma ogni anno è la stessa storia

di Andrea Losapio
Il vuoto di potere della Roma soffoca la squadra. Ma ogni anno è la stessa storia
La Roma non esiste più. Quella squadra che con Fonseca aveva cominciato a girare, dando l'impressione di potere avvicinarsi anche ai quattro posti della zona Champions, è andata definitivamente in soffitta con il Coronavirus. Perché se è vero che le distanze con l'Atalanta non erano risibili, la rinuncia di Friedkin ad acquistare la società per la cifra già pattuita ha dato il definitivo colpo di grazia. Il colpo di spugna sembrava inevitabile, sia a livello dirigenziale - Pallotta, Baldini - sia per le ambizioni di una piazza che, ogni anno che passa, ha sempre i suoi problemi. Capello ha dato, anche ingenerosamente in alcune circostanze, colpa alle radio romane, ree di eccedere in tutto, sia in ottimismo che in pessimismo, non trovando un equilibrio che serve per vincere qualcosa. Lecito, ma semplicistico. Il quadro dell'ultimo anno è questo: una lista di tre allenatori, due sono irraggiungibili, il terzo (Gasperini) flirta ma poi non conclude, si punta sulla rottura con Fonseca. Scelta saggia. Per il direttore sportivo, dopo avere messo in croce Monchi per due anni, arriva Petrachi, contattato (contrattualizzato?) prima della risoluzione con il Torina. Scelta un po' meno saggia, non tanto per le qualità ma per i movimenti da elefante in cristalleria. Per i calciatori il discorso è diverso, perché la qualità c'è, ma sembra più un'accozzaglia di giocatori a fine carriera e belle speranze che non un progetto vero e proprio. Non c'è continuità, l'idea è quella di mettere a posto il bilancio anno dopo anno prima del 30 giugno, per poi spendere tutto il possibile per ricostruire subito dopo. Bruno Peres è ancora in rosa - ieri titolare - quando non azzecca una stagione sufficiente da tempo. Kalinic sembra l'ombra di se stesso (e probabilmente ha perso fiducia per essere la riserva fissa di Dzeko), Under va a ondate. C'è anche sfortuna, perché Zaniolo stava trascinando il gruppo e si è fatto male nel momento migliore. Ma in questo momento chi è incedibile nella Roma? Smalling, probabilmente, perché è un asset che non appartiene alla squadra. Per il resto da Pau Lopez in giù sono tutti sul mercato, probabilmente anche Dzeko che, un anno fa, è rimasto confidando nei cambiamenti. Forse Luis Enrique non sbagliava più di tanto: serviva il progetto. Non continuare a cambiare ogni anno.
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Mercoledì 05 Agosto 2020