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L'ex Primavera Patacchini: "Mi ruppi il ginocchio prima dell'esordio con l'Udinese. Poi il calvario"

di Niccolò Pasta
per Parmalive.com

L’ex Primavera del Parma Alessandro Patacchini, oggi influencer, intervistato dal canale YouTube ‘Centrocampo’ ha parlato dell’infortunio che ha minato la sua carriera, arrivato a pochi giorni dal possibile esordio in Serie A con i crociati: “Il momento più brutto della mia carriera è stato quando ho visto la faccia di mio padre dopo il mio infortunio al crociato. Lì per lì mi sono detto che sarei stato 7-8 mesi fuori, ma tanto il Parma mi avrebbe aspettato. Sono stato male fisicamente e mentalmente, ho traballato, ho iniziato a fumare le sigarette e poi ho smesso subito. Sono cambiato, ho visto il mio sogno che non si sarebbe realizzato. Dovevamo andare a giocare contro l’Udinese, D’Aversa mi aveva convocato per la prima di Serie A. Il mercoledì facciamo un’amichevole e mi mette titolare perché c’era emergenza a centrocampo. D’Aversa mi dice di non salire in attacco, io invece salgo, vado a staccare e sono andato per terra. Il ginocchio andava a destra e sinistra, il medico mi guarda e chiamano l’ambulanza. Arrivo all’ambulatorio privato del Parma e mi dicono che è rottura del crociato”.

E poi?
“Faccio tutto il mio percorso di recupero a Parma. Riprendo a giocare e ci credevo, stavo bene tanto che l’allenatore mi dice che alcune squadre sono interessate a me. Dovevo andare in prestito, scelgo il Foggia. Era una situazione particolare, c’era una nuova proprietà e un nuovo mister, Amantino Mancini. Non mi trovavo in confidenza con l’ambiente e il gioco e sono andato via subito, ho chiamato il procuratore e in extremis troviamo il Brusaporto, una squadra di Serie D, a Bergamo. Avevo come mister Delprato, il padre di Enrico, con cui ho giocato tutte le partite. Lì ho sottovalutato la Serie D e ho deciso di andare in Serie C. Vado a Ravenna, scoppia il Covid e lo prendo per 60 giorni. Rientro e vado in Promozione, dopo tre allenamenti metto il piede in una buca e spacco di nuovo il ginocchio, quello dell’altra volta. Lì ho detto basta”.


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