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Enzo Francescoli, il Principe che era già della Juve. Ma che in A giocò con Cagliari e Torino

di Alessio Del Lungo
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Enzo Francescoli, per tutti El Principe de Montevideo, non poteva trovare soprannome più azzeccato per il suo stile di gioco. In carriera ha ricoperto molti ruoli, dalla mezzapunta al trequartista, fino al centravanti di manovra, ma in comune c'era sempre il modo in cui li interpretava, ovvero usando grande tecnica, fantasia e un portamento elegante, a tratti proprio principesco. Tuttavia il nomignolo gli fu assegnato perché canticchiava sempre il "tango Principe" e non per altro, ma i paragoni, per quello che ancora oggi è considerato uno dei calciatori uruguaiani più forti della storia del calcio, si sprecavano: in tanti da lo consideravano potenzialmente il nuovo Schiaffino.

Cresciuto a Montevideo da una famiglia italiana, fin da bambino coltivò una passione smisurata per il Penarol, squadra che però lo scartò perché troppo gracile all'epoca, infrangendo uno dei suoi sogni. Francescoli non si perse d'animo ed esordì con i grandi nel Montevideo Wanderers, la squadra della sua città. Dopo 3 stagioni, 20 gol e 74 presenze l'Europa puntò i riflettori su di lui, il Milan, neopromosso in Serie A, addirittura andò in Uruguay per approfondire il discorso. Il presidente Farina e il procuratore Paco Casal chiesero un parere proprio a Schiaffino su colui che era stato definito il suo futuro erede, ma il guidizio fu molto severo e così Francescoli fu sedotto e abbandonato, finendo comunque al River Plate per 310mila dollari. Con i Millonarios vinse un campionato, primo trofeo della carriera, nel 1986 e le soddisfazioni che si tolse furono tante, grazie pure ai premi individuali, che gli permisero di instaurare anche un rapporto speciale con l'ambiente, che lo portò a rifiutare l'America de Cali.

Anche per lui arrivò il momento del trasferimento in Europa, più precisamente in Francia: rifiutato il Nantes, approdò al Racing Paris, neopromossa in Ligue 1, che gli offrì un contratto importante, una Peugeot 205 in regalo ed una villetta. La sua esperienza nel club di Legardere durò 3 anni e non visse mai dei picchi assoluti per via dei risultati di squadra, che non furono certamente quelli sperati. Nell'89 sfiorò l'Italia dalla porta principale, quella della Juventus: dopo un iniziale interesse di Roma e Inter, firmò addirittura un precontratto con i bianconeri, visionò alcune cose a Torino e Gianni Agnelli volò a Rio de Janeiro per vederlo in azione in Copa America. Niente da fare, il numero uno del Racing Paris si oppose e alla fine Francescoli optò per il Marsiglia di Bernard Tapie, con il quale giocò un solo anno, ma indimenticabile: vinse infatti la Ligue 1 e arrivò in semifinale della Coppa dei Campioni.

Il Principe confermò ancora una volta di essere un personaggio particolare perché in un momento in cui avrebbe potuto ambire a palcoscenici decisamente importanti, scelse il neopromosso Cagliari, spiegando di aver voglia di mettersi alla prova nel campionato dei sogni, cambiando vita, stanco dei giudizi di troppa gente che mi etichettava come poco socievole e molto egoista. Per affermarsi e adattarsi ad un nuovo calcio necessita di un po' di tempo: nella prima stagione con i rossoblù una microfrattura gli impedisce di esprimersi al meglio e totalizza 4 gol in 34 gare, alla seconda le reti diventano 6 (una storica contro la Sampdoria campione d'Italia), ma è la terza quella della consacrazione, quando trascina i sardi al sesto posto e alla qualificazione alla Coppa UEFA con 7 gol e 3 assist in 32 match di A (9 reti in 36 partite considerando anche la Coppa Italia). Alcune divergenze con il presidente Cellino lo allontanarono però dal club che aveva fortemente voluto e si trasferì al Torino, dove realizzò 5 gol in 34 incontri, ma accusò diversi acciacchi fisici che lo tormentarono.

Quando la sua carriera stava per giungere al termine, decise di tornare in Argentina al River Plate e lì chiuse il cerchio con 4 campionati e una Copa Libertadores vinti in 4 anni. Merita una menzione anche ciò che costruì con l'Uruguay: 58 presenze e 11 gol sono numeri che restano, ma furono i 3 successi in Copa America ('83,'87 e '95) su 7 edizioni a cui prese parte a dare un'idea della sua grandezza anche come leader tecnico e carismatico. Da segnalare pure l'argento nella medesima competizione nell'89. Oggi Enzo Francescoli, che ricopre il ruolo di direttore sportivo del River Plate, compie 62 anni.

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Martedì 21 Maggio 2024
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