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Il calcio in default chiede i ristori. Sì ma con regole: “I debiti non aumentino”. La differenza tra Juve e Milan è una: a Londra non ci sono tifosi, a Torino si

di Franco Ordine
per Milannews.it
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Il grido di dolore di Marotta, ospitato sulla prima pagina del Sole 24 ore, non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. “Il calcio a rischio default” è il titolo simbolico che riassume i precedenti interventi di Dal Pino (Lega serie A), la lettera di Gravina (presidente federale) alla sottosegretaria Vezzali (“chiediamo ristori dopo la riduzione a 5 mila posti negli stadi”). Se l’appello coincide con le notizie più eclatanti di calcio-mercato (Vlahovic dalla Fiorentina alla Juve valutato 70 milioni, Gosens dall’Atalanta all’Inter valutato 27), la vicenda rischia di attirare più antipatie che consensi. Ma la realtà è che la serie A ha accumulato perdite per circa 1,5 miliardi e che la richiesta di rateizzare le tasse dei primi 4 mesi del 2022, contenuta nella finanziaria del governo Draghi, non cancella i problemi dei club. Sul punto una piccola annotazione va subito fatta: d’accordo nel richiedere ristori visto che il cinema è stato “aiutato” in modo sostanzioso ma occorrerà anche fissare delle regole per accedere ai ristori. La prima e la più importante può essere la seguente: chi ha DEBITI non può accumulare altri DEBITI, spostando in avanti negli anni l’onere finanziario delle operazioni di calcio-mercato. A meno di interventi degli azionisti, disposti a ripianare le perdite accumulate, con aumenti di capitale sociale.

CRISI DEL TIFO MILANISTA- Tra lunedì e martedì, il tifo milanista è andato in tilt o meglio in crisi depressiva profonda. La spiegazione è elementare: in quelle stesse ore l’Inter ha acquisito Gosens nella previsione di una partenza a zero di Perisic (scommettiamo che la perdita a zero del croato diventerà una medaglia al petto di Marotta e Ausilio?) mentre la Juve ha perfezionato l’arrivo di Vlahovic, considerato pedina fondamentale per tentare di recuperare un piazzamento in Champions league. Sono partiti perciò i processi in pubblica piazza all’azionista Elliott e all’area tecnica del Milan per il mancato potenziamento della rosa rossonera che pure era stato promesso proprio da Maldini a dicembre (“prenderemo un difensore centrale al posto di Kjaer”). Sul tema bisogna essere lucidi. Primo: Elliott ha ricevuto in eredità dalla sciagurata gestione Fassone-Mirabelli una voragine di perdite a cui sta ponendo rimedio anno dopo anno, senza risparmiare risorse (spesi già tra 500 e 600 milioni). Maldini (dopo i mesi insieme con Boban) ha sicuramente migliorato il rendimento del club passando dal sesto posto (Gattuso) al secondo (Pioli) alternando mesi da primo in classifica. Ha perso un paio di calciatori a costo zero (Donnarumma e Calhanoglu) sostituti da un portiere di grande affidamento e da un “dieci” che ha entusiasmato per pochi mesi, frenato poi dal covid (Diaz). Per prendere uno meglio del turco (Luis Alberto) avrebbe dovuto spendere tra i 30 e i 40 milioni. Ha allestito uno spogliatoio pieno di talenti promettenti costati poco o il giusto (Theo Hernandez, Leao, Bennacer, Saelemaekers) aggiungendo qualche volpone d’antico pelo (Kjaer, Ibra, Rebic, Giroud, Florenzi) il cui rendimento è da considerare positivo per alcuni e insoddisfacente per altri mentre almeno un paio (Messias e Pellegri) sono da considerare le classiche scommesse perse. Nei prossimi mesi perderà Kessiè e Romagnoli a zero: dare 8 milioni al primo è da matti, inseguire gli appetiti di Raiola per il secondo peggio ancora. Nel frattempo la squadra balla tra il secondo e il terzo posto con la concorrenza (Juve) che rischia di far saltare uno dei 3 posti in Champions. È una conduzione societaria da lapidare? Certamente no. Cosa manca? Il guizzo del tifoso. Se a Londra, negli uffici della famiglia Singer, ci fosse gente come gli azionisti della Juve, una famiglia di tifosi, avrebbero avuto uno scatto tipo quello a cui erano abituati i tifosi di Milan (e Inter): “La Juve prende Vlahovic? E io prendo tizio!”. Accadde con Roberto Baggio, oppure con Nesta, con Desailly quando s’infortunò nel derby Boban.

Ariedo Braida che è un acuto osservatore, ha di recente dichiarato: “Maldini sta facendo un gran bel lavoro ma per tornare a vincere ci vorrà del tempo”. Esatto. Ma proprio questo è il punto: quanto tempo?


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Giovedì 19 Maggio 2022