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Tema del giorno: Cristiano Ronaldo è un problema?

di Fabrizio Ponciroli
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La vita del fuoriclasse, a volte, può essere complicata. Se, da un lato, c’è un’orda di gente che venera i fuoriclasse alla stregua di un semi-dio, dall’altra c’è chi, dilaniato dall’invidia, non aspetta altro che il momento in cui cadono dal trono, così da poter festeggiare sulle loro disgrazie. CR7 fa sempre notizia. Se acquista un orologio da mezzo milione di euro, viene sbattuto in “prima pagina”. Se sbaglia o segna un rigore, viene risbattuto “in prima pagina”. La sua esistenza è un continuo entrare e uscire da un set cinematografico chiamato realtà. Non mi stupisce il fatto che, quando se ne va in vacanza, decida di oscurare il mondo e non farlo entrare nel suo harem di pace. Ultimamente CR7 è sotto la lente d’ingrandimento per “questione tattico/sportive”. In tanti, seppur timidamente (visto che, numeri alla mano, resta un uomo da 30 gol a stagione), stanno abbracciando la tesi secondo cui il problema della Juventus sarebbe lui, il cinque volte Pallone d’Oro portoghese. Le difficoltà di gioco, l’attacco che va ad intermittenza, pure le scelte di mercato sono legate alla presenza, ingombrante, di CR7. La più “forte” che ho sentito: “Sarri non riesce a far capire il suo gioco perché CR7 non lo ascolta”…
Urge una riflessione seria e, soprattutto, oggettiva. Andiamo per gradi. Che Cristiano Ronaldo non sia più quello di 5/10 anni fa è evidente. Un vero saggio del calcio come Fabio Capello ha sottolineato come sia più in difficoltà a saltare l’uomo. Vero ma, da grande campione quale è, è migliorato, enormemente, in zona gol, come conferma la voce “gol fatti”. Si è evoluto. Paragone con il basket per capirci: Michael Jordan, a 25 anni, attaccava il canestro con la bava alla bocca e superava ogni avversario scherzandolo. A 35 anni, centellinava le penetrazioni e si affidava al tiro perimetrale. Come CR7, MJ si è evoluto, ascoltando le necessità del suo corpo. Chi pensava di vedere, a Torino, il CR7 di Manchester o dei primi anni a Madrid non capisce di calcio. Punto.
Seconda argomentazione. Giocare con e al fianco di CR7 non è facile. Tante le testimonianze di colleghi spagnoli che mi hanno sempre evidenziato come possa essere frustrante essere “al servizio” del portoghese. Ricordate un numero 9 classico che sia brillato di luce propria in una squadra di CR7? Dura… Eppure, anche con gente come Benzema o Rooney a girargli attorno, ha vinto sempre e ovunque. Tradotto: si vince con CR7 e non con CR7 e un numero nove classico al fianco… Detta con più morbidezza: a CR7 non serve un N.9 alla Icardi per vincere (guarda caso la Juventus non l’ha acquistato il buon Maurito).
Terza e ultima considerazione: quando CR7 si ritirerà, tutti noi potremo gioire del fatto di averlo visto giocare in Serie A, nella Juventus. Cristiano Ronaldo sarà ricordato come uno dei cinque giocatori più forti della storia del calcio (la mia personale lista? Maradona, Pelé, Cruyff, Messi e CR7, in ordine casuale). Davvero vogliamo mettere in discussione uno dei Top Five della storia del calcio? 
Voglio essere brutale: preferisco cambiare allenatore, cambiare mezza squadra ma io mi tengo il mio CR7 e me lo godo con tutti i suoi pregi (moltissimi) e difetti (pochi). Che diventi pure un problema ma, alla fine, il fuoriclasse si distingue sempre… Chi è d’accordo con me alzi la mano o, visto l’era social, me lo faccia sapere… Anche chi non è d’accordo, siamo (ancora) in un Paese libero…

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Lunedì 06 Luglio 2020
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