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L’Inter è meglio di chi “non vedeva l’ora”

di Fabrizio Biasin
per Linterista.it
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È arrivata la prima sconfitta dell’Inter, pensa te. Per qualcuno i nerazzurri avrebbero dovuto garantire all’universo l’immunità eterna (dalla sconfitta) e, invece, l’abbiamo presa in saccoccia. Incredibile. “Ok - direte voi - però contro il Sassuolo sui può anche non perdere”. Avete ragione, ma è bene entrare nell’ordine delle idee: questa non è una squadra perfetta. È forte, in serie A combatterà certamente per provare a portare a casa lo scudetto, ha tanti punti di forza ma, no, non è imbattibile e nessuno le regalerà mai nulla, né il Sassuolo l’altro giorno, né la (traballante) Salernitana oggi. 
Prima usciamo dal rincoglionimento generale causato dai furbetti dell’articolino (“l’Inter è nettamente la più forte! Lo scudetto lo può perdere solo lei…”. Certo, come no) meglio è. 
Capiamoci, il ko contro la squadra di Dionisi non va archiviato alla voce “sciocchi incidenti di percorso” e alcune cose vanno dette. Negli ultimi mesi ci siamo abituati bene, abbiamo ripetuto un sacco di volte la parola “consapevolezza” come a dire, “siamo fortissimi, basta stare tranquilli che alla fine le vittorie arrivano”. Ecco, l’altro giorno la consapevolezza è sparita. 
L’Inter si è fatta prendere dall’angoscia, ha smesso di essere squadra, ha smarrito le distanze, ha avuto fretta: tutto quello a cui non eravamo più abituati. Il Sassuolo – gran partita degli emiliani, vittoria meritata – non ha fatto altro che assecondare l’ansia nerazzurra. Morale? I nostri sono tornati con i piedi per terra. 
Sapete che c’è? Bene così, ché pensare di essere improvvisamente diventati il City di Guardiola non è la via per provare ad acchiappare il tricolore numero 20. 
Oggi scopriremo se l’inciampo ha lasciato strascichi oppure è stato un comprensibile incidente di percorso. 
Badate bene, il qui presente non crede alla frase fatta “sono stanchi”, né è tra coloro che immediatamente hanno individuato il colpevole (“Inzaghi ha sbagliato formazione! Inzaghi non sa fare turnover!”). Tutte boiate: Inzaghi tra aprile e maggio ha messo in campo l’Inter la bellezza di 17 volte, ha ruotato la rosa come meglio non si poteva, ha vinto 11 partite, una Coppa Italia, ha tritato quarti e semifinali di Champions. Ergo, giusto non banalizzare il ko dell’altro giorno, ma evitiamo di dar credito ai piromani di professione.
Tre cose e buonanotte:
1)    Il match odierno è importante, ovvio, martedì lo è anche di più. E qui ci sta un meritatissimo “graziarcazzo”.
2)    Frattesi si è fatto male, capita. Il centrocampo interista è in grado di sopperire all’assenza. Vietato lagnarsi.
3)    Cuadrado non è ancora pronto. Ok, ci sta. Però, di grazia, a questo punto eviti di andare in Colombia nella simpatica pausa per la nazionale prossima ventura (maledetta pausa). 
4)    Sanchez, di grazia, è il tuo momento.
E pure una quinta: 
5)    Martedì esce un libro scritto dal qui presente. In realtà lo potete già prenotare sulle arcinote piattaforme. Ormai un libro lo scrivono cani e porci, persino io. Si chiama “Odio il calcio – Perdibili racconti di formazione e pallone” (Ed. Sperling & Kupfer) e racconta episodi tragicomici -dall’infanzia alla vecchiaia – mescolati a sottofondi pallonari. Ci sono feste liceali, cimiteri, primi appuntamenti, viaggi con padri, inquietanti presenze allo stadio, incontri con giocatori e allenatori, supermercati senza pesche, altri eventi agghiaccianti. E, sì, c’è anche un pizzico di Istanbul. Praticamente Umberto Eco.
Ciao. E forza noi.


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