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Il calcio è malato e non basterà il Mondiale ogni due anni per salvarlo. Il Newcastle è solo la foglia di fico dietro a interessi enormi

di Andrea Losapio
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Giovedì e venerdì a Milano è andata in scena la riunione delle leghe europee. Tante idee, moltissimi buoni propositi, ma un solo vero punto in comune, tangibile: il no al Mondiale e all'Europeo ogni due anni. L'idea di Arsene Wenger, per i rappresentanti del calcio domestico, è praticamente irrealizzabile. Una questione di calendari più che per l'effettiva impossibilità di farlo. Ognuno come è giusto tira l'acqua al suo mulino ed è impensabile credere che chi rappresenta i campionati nazionali possano perdere quota a discapito delle selezioni. Fin qui tutto bene, ma al netto del rifiuto bisognerebbe entrare nelle dinamiche per capire che c'è un problema di fondo. Il calcio sta esagerando. Prima era un rito collettivo, la partita alla domenica allo stadio. Poi è diventata al sabato sera con gli amici davanti al computer. Ora servono due o tre abbonamenti per seguire tutto, ogni sera c'è una gara - anche discutibile - i prezzi stanno incominciando a diventare proibitivi.

La verità è che il calcio è malato come diceva la Gialappa's per il caso Pentolino di più di vent'anni fa. E la pandemia ha contribuito ad accelerare un fenomeno già in progresso. I calciatori dicono che giocano troppo, chiunque risponde che anche per questo vengono pagati. Zitti e mosca, non avete voce in capitolo. Come gladiatori (o pagliacci) ben pagati, lo spettacolo deve andare avanti. La situazione continua a peggiorare, anno dopo anno, con i club che danno la colpa a chi è fuori dal loro mondo: i procuratori, le richieste dei calciatori, gli intermediari. Come se i club non sapessero quale è la propria situazione, come se non avessero potere di firma. Ostaggi dei propri soldi delle volontà di altri.

Ora la moda è andare via a parametro zero. Ma i calciatori hanno capito benissimo l'andazzo: c'è sempre chi può darti di più, chi ti aumenta uno stipendio già abbastanza ricco. E se non c'è, puoi sempre firmare con il club precedente alla stessa cifra, quindi perché non aspettare e andare via a parametro zero? In Italia c'è stato un caso simile, quello di Danilo D'Ambrosio all'Inter. Richieste altissime fino a maggio, poi a un mese dalla scadenza il rinnovo a cifre uguali, perché giocare all'Inter e con uno stipendio competitivo non è da tutti i giorni. Però se fosse arrivato qualcuno ad alzare la posta, probabilmente sarebbe andato. È la legge della domanda e dell'offerta e funziona anche nel calcio, qualsiasi cosa dicano i nostri dirigenti, a chiunque addossino la colpa.

Chiosa finale per il Newcastle, oramai considerato come Darth Vader in Star Wars. Le correnti sono sostanzialmente tre: la prima è quella della moral suasion di chi si ricorda del caso del giornalista Jamal Khashoggi, entrato in un'ambasciata a Istanbul e mai uscito. L'uccisione ha guadagnato le prime pagine di tutto il mondo e assomigliava a un caso diplomatico difficile da disinnescare. Un colpevole ancora non c'è, anche se oramai è chiaro che debba essere ricondotto alla famiglia reale saudita. Di fatto la proprietaria del fondo PIF che ha rilevato la maggioranza del Newcastle.

La seconda corrente è quella di chi ha paura. I club della Premier League rischiano di doversi spartire la torta con un altro grande contender che può vincere esattamente come loro, con cifre altissime sul piatto. Insomma, se diciotto club su venti firmano contro PIF è più una questione tecnica ed economica che morale. E poi c'è la terza cioè che il Newcastle è un bene per la Premier League perché innalzerà ulteriormente il livello, ci saranno altri investimenti e grandi acquisti, giocatori che faranno la differenza e aumenteranno lo spettacolo. Cinico forse nei confronti di Khashoggi, ma assolutamente normale.

D'altro canto la famiglia saudita ha interessi ovunque. Hotel, spettacolo, economia. Il mondo è globalizzato, interconnesso, pensare di essere vergini sotto questo punto di vista è una falsità storica. Dove girano soldi, è una regola non scritta, ci sono situazioni che sono al limite del legale, molto spesso ben al di là. È qualcosa da accettare? Probabilmente no. Ma nel calcio che insegue i propri debiti è già stato ampiamente sdoganato.
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