Focus Settore Giovanile: intervista al responsabile dei preparatori dei portieri, Ruggiero Amoroso

di Antonio Ventola

Continua il nostro viaggio all'interno della famiglia del settore giovanile della Fidelis Andria. Questa settimana è il turno di Ruggiero Amoroso, responsabile dei preparatori dei portieri, che, insieme a Michele Sgerza e Marco Sinigaglia, si occupa ovviamente dello sviluppo tecnico-fisico dei giovani estremi difensori biancazzurri. Esperienza decennale nel settore, è tra l'atro lo "scultore" che ha curato lo sviluppo di Giovanni Lullo, attuale terzo portiere della Prima Squadra (classe '97).

Mister, come sempre partiamo dal suo curriculum calcistico... 
"Ho iniziato la mia carriera da calciatore nel Bisceglie Calcio, per poi, in concomitanza con gli studi in Scienze Motorie, giocare in serie minori sempre con società biscegliesi. Dal '95 faccio il preparatore dei portieri ed anche in questo caso ho iniziato allenando il Bisceglie. Successivamente ho lavorato in giro un po' per tutto il territorio ed in varie categorie: dall'Eccellenza alla Lega Pro. Cosa mi ha portato ad Andria? Principalmente dei rapporti professionali con alcuni membri dello staff e della dirigenza della Fidelis". 

Il ruolo del portiere è particolare. Cosa spinge un ragazzino ad intraprendere questa carriera?
"È un ruolo affascinante. Essere portiere portieri significa farsi carico di responsabilità per primo nei propri confronti e poi, ovviamente, in quelli della squadra. Un ragazzo che ha in sè una spiccata personalità non può non affascinarsi ad un ruolo del genere".  

Preparare portieri nel settore giovanile è ovviamente diverso rispetto ad una Prima Squadra. Come si sviluppa il suo lavoro?
"Come settore giovanile dell'Andria, insieme a Michele Sgerza e Marco Sinigaglia, abbiamo cercato di strutturare un curriculum sia orizzontale che verticale, provando ad instaurare una sorta di correlazione tra allenatori e squadre. Questo significa che quasi tutti i portieri hanno la possibilità di allenarsi con quasi tutte le squadre. Spesso, infatti, capita che qualche 2001 si alleni con la Berretti, un metodo capace di far comprendere all'atleta anche solo il peso fisico che un cambio di categoria comporta. Inoltre, essendo tutti e tre professori di educazione fisica, stiamo cercando di sviluppare anche le capacità coordinative dei ragazzi, che in futuro potrebbero diventare loro abilità. Il ruolo del portiere prevede un modello di allenamento diverso dagli altri, dato che si dà più importanza alla forza e alla velocità piuttosto che alla resistenza, senza tralasciare una tecnica che è particolare di per sè. Questo percorso sta portando a dei buoni risultati e ci possiamo definire particolarmente soddisfatti".

Data la sua lunga esperienza nel settore, come è cambiato il ruolo del preparatore dei portieri nel corso degli anni?
"Si è modificato in base ovviamente ad un'evoluzione del ruolo che si riferisce a quella del gioco stesso del calcio. Si è passati da una concezione da anni '70, in modelli calcistici che isolavano il portiere dal resto della manovra, a considerare il portiere il primo regista in un sistema tattico. Questo ha comportanto l'aumento della presenza di preparatori dei portieri sui campi d'allenamento, oltre che a diverse modalità di allenamento che prevedono lo sviluppo anche di una buona tecnica con i piedi".  

Passando invece al suo mestiere. Come si diventa preparatore dei portieri? E si può praticarlo senza essere stati in precedenza dei portieri?
"Non è impossibile partire da zero, ma indubbiamente il percorso è più lungo. Innanzitutto però bisogna conseguire il patentino di allenatore di calcio, per poi successivamente specializzarsi nel ruolo di prepatori di portieri. Detto questo, tornando al discorso di prima, aver avuto esperienza nel ruolo permette di sviluppare una sensibilità diversa che risulta essere determinante nel rapporto con l'atleta. Impostare una preparazione sullo sviluppo di una specifica tecnica o particolari consigli durante le partite sono possibili solo se si è già provato sulla pelle le difficoltà che il portiere sotto la propria supervisione sta riscontrando". 

Infine, ha intravisto qualche buon prospetto nel vivaio Fidelis?
"Noi come linea di condotta stiamo cercando di lavorare sui 2000, 2001, 2002 e 2003. Tra questi ci sono delle belle capacità e ragazzi che sembrano avere un'ottima dedizione al lavoro e alla serietà. Prerequisiti fondamentali per qualsiasi atleta professionista". 


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