Focus Settore Giovanile, intervista al responsabile dei fisioterapisti, Sabino Berardino

di Antonio Ventola

Dopo una lunga pausa, riprende la rubrica Fidelis Young e di conseguenza il nostro viaggio all'interno del settore giovanile della Fidelis. Questa settimana è la volta del responsabile dei fisioterapisti, Sabino Berardino, con il quale approfondiremo il ruolo del fisioterapista all'interno di una "cantera" e le problematiche più frequenti nel corso di una stagione. 

Partiamo come sempre da una presentazione. Calcisticamente parlando, ovviamente. 
"Ho quasi 30anni, sono andriese e tifoso della Fidelis, e da tre anni faccio parte di questa famiglia. Il mio curriculum a livello calcistico è legato prettamente alla Fidelis. Ho iniziato seguendo la Juniores Nazionale e da due anni curo la fisioterapia della Berretti". 

Facendo riferimento alla sua esperienza personale, che differenze riscontri tra un fisioterapista con una prima squadra ed uno del settore giovanile? 
"La mia esperienza con la prima squadra è fatta solo di alcuni episodi, che ho tra l'altro affrontato avendo un rapporto professionale con i giocatori. E' ovvio però che il ruolo del fisioterapista è sempre quello un po' più "vicino" all'atleta rispetto al resto dello staff. All'interno di un settore giovanile il fisioterapista, oltre ad essere una figura medica, dato che è sempre difficoltoso trovare un medico strettamente legato alle giovanili, rappresenta anche una sorta di confessore. Questo perché spesso c'è una differenza d'età minore rispetto ad un allenatore e, stando su di un lettino di infermeria, i ragazzi molte volte parlano con noi non solo di campo, ma di argomenti extra-calcistici. Questo indubbiamente ti porta ad instaurare un rapporto più amichevole". 

Quali sono gli infortuni più frequenti sui quali è costretto a lavorare?
"Gli infortuni più comuni in tutte le categorie sono legati ai flessori o alle ginocchia. Fondamentale è tener presente l'aspetto della crescita e per ragazzi più piccoli il passaggio da scuola calcio a settore giovanile può comportare dei problemi fisici derivanti dai maggiori carichi di lavoro, soprattutto ad inizio campionato. Però ogni stagione è diversa dall'altra. Quest'anno, per esempio, ho avuto la fortuna di trattare pochissimi infortuni, questo anche grazie al lavoro degli allenatori e dei preparatori atletici". 

Parlando di prevenzione, ha consigli dei consigli da dare ai giovani atleti per evitare degli infortuni?
"So bene che i ragazzi in questa fase vivono nella frenesia più totale, dato che passano dalla scuola, agli allenamenti, allo studio e riuscire a lavorare atleticamente sulla prevenzione è difficile. Importante, per questo, è anche il solo stretching a fine allenamento: sono dieci minuti, un puntino temporale all'interno della giornata, ma importantissimo per permettere ai muscoli di assorbire meglio i carichi di lavoro. Un altro consiglio che mi sento di dare riguarda l'estate o i periodi di pausa dell'attività agonistica, durante i quali è bene tenersi comunque un minimo in allenamento: anche una semplice corsa di mezz'ora può fare la differenza. Infine cercare di mantenere il più possibile un'alimentazione adeguata per un atleta, dato che i ragazzi sono spesso soggetti alle "schifezze". Evitarle permette al fisico di assimilare al meglio le proprietà del cibo che possono prevenire infortuni". 

Attualmente lei è il responsabile dei fisioterapisti del settore giovanile: in cosa si sviluppa il rapporto con i tuo colleghi?
"Principalmente ci si basa molto sull'aspetto organizzativo. Sicuramente è difficile per un solo fisioterapista controllare tutte le squadre, soprattutto nel nostro caso al quale si aggiunge la difficoltà di avere le rose dislocate in vari centri sportivi del territorio. Quindi è prioritario concentrarsi sulla propria formazione, ma allo stesso tempo è importante confrontarsi con i colleghi per avere un'infarinatura su tutte le squadre ed essere pronti a sostituire chiunque".  

Ed infine, se un ragazzo ha voglia di intraprendere questa carriera post-laurea cosa deve tener presente prima di iniziare? 
"Io ho avuto la fortuna di conoscere gente già addentrata in questo mondo, che mi ha dato la possibilità di iniziare a collaborare con la Fidelis. Non nascondo che all'inizio si ha un po' di paura, dato che sei costretto a rapportarti con persone che affidano nelle tue mani la loro salute. In fondo siamo noi a decidere se un giocatore è pronto a rientrare in campo dopo un infortunio. Successivamente, rotto il ghiaccio, ogni giorno è buono per apprendere qualcosa. Vieni a contatto con patologie con le quali non avevi mai avuto a che fare prima e quindi cresci professionalmente. Ovviamente la passione deve essere il collante di tutto e andare a braccetto con l'impegno e la voglia di imparare". 

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