Joaquin: "Ricordi meravigliosi dell'Italia. Calcio italiano complicato"

di Lorenzo Di Benedetto
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Il capitano del Betis ed ex esterno della Fiorentina Joaquin ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Questi i passaggi più significativi: "Il mio segreto? Ci vuole sacrificio e applicazione. Con l’esperienza che ho accumulato oggi avrei gestito meglio gli anni della gioventù, quando pensi e ti controlli meno, soprattutto a livello fisico, e sei più impulsivo, però va bene così. Ho vissuto in maniera loca e mi sono divertito da morire. Nessun rimpianto: tanti anni e tante cose vissute, scelte fatte sempre cercando la mia felicità. Potevo aspirare a qualcosa di più? Forse sì. Ma sicuramente poteva andarmi anche molto peggio: sono qui da 19 anni, non sono pochi. La mia esperienza in Italia? Ho ricordi meravigliosi. Io ero titubante, perché non ero mai uscito dalla Spagna e sono un tipo con radici forti, soprattutto qui in Andalusia. E infatti il primo anno ho sofferto. Poi ho preso casa in centro a Firenze, vicino a Ponte Vecchio, e la mia vita è cambiata. Anche in campo ti devi adattare: in Italia è diverso, è un calcio più lento, meno diretto, più controllato. Al primo posto lì c’è la tattica, qui la tecnica. Si fa fatica a far gol, ad attaccare, devi imparare a muoverti e a pensare diversamente. Il secondo anno Montella non mi vedeva granché. Poi un giorno di fine novembre a Verona mi chiese di fare tutta la fascia. Io che ero cresciuto all’ala guardando indietro verso la linea di metà campo come una frontiera ostile, invalicabile. Non ero mai tornato in vita mia, non avevo mai difeso".


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