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La cena di Allegri e la serata di Simone Inzaghi

di Luca Marchetti
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Una serata particolare: un occhio alla partita, la finale di coppa Italia, i sogni inseguiti dall’Atalanta e realizzati dalla Lazio. Un altro al telefonino per capire se e cosa succedeva fra Agnelli e Allegri in questo incontro pieno di cortine fumogene, per evitare addirittura che si possa dire con certezza che ci sia stato.
Partiamo allora da qui. Se lo scorso anno la chiacchierata a fine stagione fra il presidente juventino e il suo allenatore era stato sugellato da una sorridente passeggiata a testimoniare la serenità (e naturalmente la volontà di proseguire insieme) stavolta che è tutto meno deciso non c’è stata mai la conferma, almeno fino a quest’ora, della cena.
Possiamo presumere ci sia stata. Sia perché era stata annunciata (proprio dallo stesso Allegri, indicando in mercoledì il giorno giusto), sia perché il tempo “stringe” e se anche nessuna delle due parti ha fretta prima si inizia a programmare (in un verso o nell’altro) meglio è per il mondo bianconero. Il fatto che nessuno si sia sbilanciato in queste ore lascia il campo scoperto per qualsiasi illazione. E questo probabilmente è il lato peggiore e quello che fa più pensare: perché lasciare il campo a libere interpretazioni quando basterebbe poco per fugare i dubbi? Forse proprio perché i dubbi ci sono? O perché non si è arrivati a una soluzione?
Senza voler per forza cercare di indovinare dobbiamo però registrare il silenzio della società. Rimaniamo con la sensazione che qualcosa stia succedendo, che ancora ci sono delle diversità di veduta e di opinione che non rendono in discesa la strada per il rinnovo (o per proseguire insieme).
Quello che pensa Allegri (e che pensa da 6 mesi) lo abbiamo intuito: e ne abbiamo parlato anche a lungo. La società pare avere una posizione diversa. Al di là del giudizio sul lavoro di Allegri (che non può essere considerato che positivo) il problema non dovrebbe neanche essere sul contratto, quanto eventualmente sull’intervento necessario o meno a migliorare la squadra. Sul giudizio di alcuni giocatori, su quanto ancora si possa dare o meno per continuare ad essere ambiziosi e puntare in alto. Magari avendo la consapevolezza che dietro (soprattutto Inter e Napoli) vorranno insidiare l’egemonia bianconera di questi ultimi 8 anni. La situazione insomma, va monitorata da vicino e con grande attenzione. E con altrettanta cautela.
La vittoria della Lazio consegna ai bianconcelesti la settima coppa Italia della storia. Lotito rivendica che in questi anni è la società che ha vinto di più (naturalmente dopo la Juventus). Un bel pezzo di queste vittorie lo deve sicuramente a Simone Inzaghi che diventa l’allenatore più vincente dell’era Lotito (una coppa Italia e la SuperCoppa) e il secondo della storia della Lazio (per numero di trofei) dietro Erikson.
Ma la bravura di Inzaghi (insieme naturalmente all’ottimo lavoro di Tare e della gestione societaria) va oltre i trofei. Perché nei suoi tre anni in panchina è arrivato due volte in finale (una vincendola) è arrivato due volte quinto (e lo scorso anno solo per differenza reti) e quest’anno arriverà certamente più dietro ma giocherà comunque in Europa. Non sono risultati affatto banali che non avrebbero mai dovuto (a prescindere dalla vittoria in coppa) metterlo in discussione. Ma stasera, mentre Lotito diceva che non era mai stato in discussione, lui svicolava da domande sul futuro. Probabilmente per godersi la serata, ma immaginiamo che comunque qualcosa Inzaghi debba ancora chiarirla.
In attesa dei verdetti ufficiali del campionato e quindi dalla definizione ufficiale di cambiamenti o conferme già in aria (leggi Mihajlovic Bologna, il matrimonio fra Conte e Inter, i punti interrogativi sul futuro del Milan, la scelta della Roma), si comincia a muovere anche il mercato internazionale.
Griezmann lascia l’Atletico – come sapete - e andrà molto probabilmente al Barcellona. Chi prenderà il suo posto? In molti hanno guardato all’Italia: e – se dobbiamo essere sinceri – più a Dybala (eventualmente) che a Icardi, visto che in avanti l’Atleti ha ancora Diego Costa, Morata e Kalinic. E questo potrebbe significare che il mercato cessioni dell’Inter non avrebbe ancora trovato la sua soluzione mentre quello della Juve potrebbe avere una spinta in più. Nel frattempo Inter e Juve hanno ascoltato il procuratore di Sanchez, attaccante del Manchester United. Il suo guadagno (superiore ai 12 milioni di euro all’anno) di sicuro non alletta le italiane, ma le sue qualità sì. E chissà che, in qualche modo, non possa nascere un’opportunità.

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