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Juve: gli effetti collaterali della Ronaldo-dipendenza. Inter: un appunto a Conte. Milan: tocca a Donnarumma. Napoli: è successo qualcosa di grande

di Fabrizio Biasin
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Buongiorno e buonasera. Sei giorni fa ci lasciava Maradona. Avete letto e ascoltato talmente tante cose che è realmente inutile star qui ad aggiungere aggettivi agli aggettivi. Permettetemi solo di dire la mia sulla faccenda “Maradona però faceva le cose brutte fuori dal campo”. Ecco, facciamo talmente tanta fatica a far funzionare la nostra, di vita, che francamente star lì a giudicare quella degli altri pare uno spreco di tempo. È sufficiente ringraziarlo assai per la bellezza delle cose ha lasciato nelle nostre menti malate di calcio. E stop.

Di Maradona ha parlato anche Gattuso. Gattuso ha avuto maroni enormi. Ha detto “Va bene il ricordo di Diego, ma in giro ho visto poche mascherine!”. E voi direte “beh, sai che scoperta”. Il fatto è che prima di lui non l’aveva detto e scritto nessuno, si erano fatti tutti la popò sotto, dai giornalisti (compreso il sottoscritto) ai politicanti (a primavera, a Napoli, si vota). Lui no, del resto stiamo parlando della stessa persona che ha rinunciato ai quattrini del Milan, la stessa che ha pagato stipendi di tasca sua a Creta e Pisa, la stessa che si è mossa in soccorso dei dipendenti del Napoli durante la prima ondata. E potremmo continuare.
Sì, signori, Gattuso è unico, in qualche modo anche sul campo. Ci sono i tecnici che quando le cose vanno male danno sempre la colpa agli altri, lui preferisce dire che è tutta colpa sua. Anche questo non va bene, intendiamoci. Contro la Roma ha presentato una squadra "affamata": erano lucidi, organizzati e allo stesso tempo indemoniati. Una bellezza. Il nostro calcio ha bisogno di Gattuso e quelli come lui (pochissimi); visto quello che accade nei nostri Palazzi, forse, ne ha bisogno anche il Paese. E scherziamo, ma non del tutto.

Dopo la settimana del “che bravo Pirlo, sta trovando la sua Juve” siamo passati a quella del “che pirla Pirlo, ne ha di strada da fare”. Siamo fatti così, portate pazienza. La Juve in questa fase fa fatica per tanti motivi: per l’inesperienza del suo allenatore, per l’atteggiamento tattico spregiudicato, perché troppo Ronaldo-dipendente (e non si capisce perché Cr7 non fosse in campo a Benevento…), per tutto quello che volete. Ma il guaio numero 1 è un altro: se passi dai Vidal e Matuidi dei bei tempi (per non parlare dello stesso Pirlo) agli Arthur e i McKennie, se scegli di lasciare fuori rosa Khedira, se in qualche modo “lasci andare” il tuo centrocampo nonostante l’impressionante monte ingaggi, allora significa che in qualche modo hai scelto di metterti in difficoltà da solo.
Poi oh, badate bene: i bianconeri sono già agli ottavi di Champions e non così messi male neppure in classifica, ma la scelta (perché di questo si tratta) di mettersi quasi totalmente nelle mani di Ronaldo, comporta anche l’inevitabile effetto-collaterale di non poter fare a meno di lui.

Anche il Milan non può fare a meno di Ibra, in teoria. La sensazione è che, però, Ibra sia in campo anche quando non c’è. Contro la Fiorentina immaginavamo molte più difficoltà per i rossoneri. E invece no, si sono persino divertiti. Ibra assisteva da fuori, dentro andava in scena un match praticamente perfetto. Da un anno all’altro hanno cambiato tutti faccia: da Kessié a Calabria, da Calhanoglu al magazziniere. E allora è giusto insistere anche su Pioli, capace di portare a casa 8 vittorie e 3 pari nelle 11 partite senza il suo “faro”. Provateci voi.
Ps. Ora tocca Donnarumma: a parole ha già rinnovato, ma le parole con Raiola contano poco.

Oggi è soprattutto il giorno dell’Inter, reduce da una settimana decisamente movimentata: l’abisso contro il Real, l’ossigeno con il Sassuolo, il brontolio di Conte che contesta la troppa pressione nei suoi confronti e lancia frecciate alla dirigenza.
Eccolo Conte, è tornato. Sarebbe bello poter vivere un percorso più sereno, ma se proprio bisogna scegliere… meglio l’incazzatura condita dalle vittorie, dei sorrisi che fanno rima con le brutte prestazioni. 
Detto ciò, ci consenta, non siamo completamente d’accordo con lui. La pressione non è “contro l’Inter”, ma contro i non-risultati in Europa: se Conte riuscirà a realizzare quello che al momento sembra un miracolo (portare la squadra agli ottavi di Champions), voleranno gli applausi, quelli che non poteva pretendere dopo la non-partita con il Real.

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