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Il mercato degli scontenti”: Icardi, Insigne e Dybala. La Champions e le panchine delle milanesi

di Luca Marchetti
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La finale di coppa Italia potrebbe anche cambiare i giudizi di fine stagione. Sicuramente vincerla (chiunque dovesse farlo, in attesa dell’altra finalista stasera) porta vantaggi. È chiaro che un trofeo in più o in meno fa la differenza, soprattutto in termini di coesione di gruppo, di nuovo ciclo. Vincere come al solito, aiuta a vincere. La Lazio ha ancora questa possibilità e nell’ottica di una stagione che sta vivendo un finale (in campionato) tutt’altro che esaltanta, può fare la differenza. Il Milan è costretto invece ancora una volta a leccarsi le ferite. Parla solo Gattuso, parla di figuraccia, si dice preoccupato. Perché non è affatto uno sciocco. Il suo Milan è in difficoltà. Ma al di là della delusione di questa sera, la priorità rimane naturalmente la qualificazione in Champions. Essere usciti dalla coppa Italia a un passo dalla finale, con una sconfitta in casa è un brutto campanello d’allarme. Ecco perché ora molto (se non tutto) dipenderà dalla qualificazione in Champions League. Il salto di qualità si ha con la partecipazione all’Europa dei grandi. Centrarla o meno, fa la differenza, per lo sviluppo di un progetto, per la crescita della società. Per la permanenza o meno sulla panchina.
I rossoneri hanno bisogno della partecipazione alla Champions League per fare in modo che l’investimento fatto da Elliot sia fruttuoso, per fare in modo che si possa essere più “libera” sul mercato. Non è però un’equazione: bisognerà anche confrontarsi con la dirigenza e con la proprietà. Bisognerà mettere sul tavolo tutto e bilanciare bene pancia e ragione, pro e contro. E il mancato quarto posto potrebbe portare anche a delle riflessioni importanti su questo gruppo di giocatori: chi ha deluso potrebbe essre sacrificato, chi ha mercato potrebbe essere sacrificato, senza la Champions magari qualcuno potrebbe anche avere lo stimolo a cambiare (o essere lusingato da qualche sirena). Insomma è tutt’altro che secondaria la qualificazione: e non solo per il Milan.
L’Inter - che in classifica sta decisamente meglio - ha le stesse necessità per continuare il processo di crescita che è iniziato con la famiglia Zhang. Perdere questo treno sarebbe deleterio per poter crescere ancora. In questo caso - visto il vantaggio - non centrarla significherebbe crollare proprio alla vista del traguardo e quindi per forza potrebbe essere messo in discussione l’operato di Spalletti. Ma in ogni caso, anche qui, bisogna tenere conto di quello che è successo in questa stagione e come Spalletti lo ha superato. Senza stare a considerare troppo i soldi: diventa una questione di fiducia, di stessa visione di calcio, di progettualità. Finora Spalletti ha dimostrato di avere le idee molto chiare anche nei momenti difficili, complicati, che hanno generato sicuramente cicatrici, ma che l’Inter ora pare aver superato con maturità.
Paradossalmente alla Roma potrebbe cambiare meno, in ottica progettuale. I dirigenti giallorossi stanno già parlando del nuovo allenatore e del nuovo direttore sportivo. E se da una parte il poker di nomi graditi rimane sempre lo stesso (Conte, Sarri, Gasperini e Giampaolo), dall’altra registriamo un velenoso botta e risposta fra Petrachi (uno dei candidati al ruolo di ds a Roma) e Cairo. La replica dell’attuale direttore sportivo granata al suo presidente è direttissima e lascia presagire che il rapporto fra i due sia ormai arrivato al termine indipendentemente dalla Roma. È evidente che il problema non possa essere quello di interessare ad un altra società. Anche perché se il Torino ora si sta giocando (proprio con la Roma, fra le altre) un posto in Champions è sicuramente merito di un’accoppiata (quella Cairo-Petrachi) che ha funzionato nel corso degli ultimi 10 anni e che ha permesso di arrivare fin lassù (oltre ovviamente al lavoro di Mazzarri). Il feeling - è evidente - non c’è più, non c’è più sintonia, non c’è più fiducia. Si parla in pubblico di una vicenda di cui generalmente si parla in privato: soprattutto se il rapporto fosse solido. Il connubio fra i due è destinato a sciogliersi, indipendentemente dalla Roma. Per quello che hanno costruito ci immaginavamo potesse finire diversamente.
Di sicuro quello che vivremo sarà un mercato che ruoterà intorno agli scontenti. Icardi in primis, senza dimenticare Insigne e Dybala. Sono talmente importanti come giocatori che potrebbe anche venire in mente alle società di provare a scambiarli e (immaginiamo) a livello tecnico nessuno sarebbe scontento (e neanche a livello economico!). Ma al di la del fantamercato (anche se magari l’idea Icardi-Dybala può essere più concreta di un coinvolgimento a qualunque titolo di Insigne...) le tre società avranno modo di parlare a lungo di questi tre attaccanti.
Il problema più spinoso lo ha l’Inter visto che la frattura con Icardi c’è stata e non è detto che sia rimarginata bene. Al di là delle dichiarazioni di Wanda Nara (che potrebbero far parte anche di una strategia) sarebbe davvero uno sorpresa vedere Icardi e l’Inter di nuovo insieme. Il problema è che se uno oggi vuole prendere l’argentino prova a prenderlo a un prezzo inferiore. E questi l’Inter non lo vuole proprio. Senza considerare che bisognerà assolutamente tenere conto della volontà del giocatore. Insomma il quadro non è semplicissimo: in questi casi, come diciamo da tempo, la strada più semplice è quella di uno scambio (di giocatori o giocatori e soldi) in grado di poter far convergere tutte le necessità del caso. E lo stesso discorso, anche se non è da escludere a priori una permanenza, vale per Insigne e Dybala. E considerando che siamo ancora a fine Aprile o ci sono dei forti interessi (come per esempio succede per De Ligt da parte del Barcellona o per Pogba da parte del Real) che magari generano anche effetti asta oppure ancora è presto per strategie di questo tipo: bisogna saper trovare il momento giusto, l’acquirente giusto, la proposta giusta. Ma intanto si comincia a lavorare. Per non essere scontenti poi a fine campionato...


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