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Il "limite" di Pioli al Milan, le differenze tra lnzaghi e Conte, Napoli e San Gennaro, 4 nomi per l’Atalanta, Juve e il "guaio" Chiesa, la lettera a Mou. E un pizzico di Ferrero

di Fabrizio Biasin
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Eccoci qui a un passo dal Natale. L’anno prossimo di questi tempi ci saranno i Mondiali: che San Siro ce la mandi buona. Ora invece c’è la battaglia per lo scudetto, assai avvincente a dirla tutta.
Andiamo barbaramente in ordine di classifica.

Milan
La cosa bella di Pioli è che non pensa di essere Socrate o Platone. Un sacco di tecnici ultimamente provano a funzionare più in conferenza che in campo, nel senso che la conferenza diventa terreno buono per far casino e, spesso, accampare scuse. Pioli no, se ne frega abbastanza, fa il compitino, dice quattro cose e se ne va. E il motivo è semplice: non ha bisogno di fare del bla bla perché lascia parlare i fatti. Che sono tanti. E neppure sta lì a dire “mi manca questo, mi manca quello, ommamma come farò”. Eppure di motivi per frignare ne avrebbe eccome. A gennaio i rossoneri prenderanno un difensore, ma non vi dirò di chi si tratta. E il motivo è semplice: non ne ho la minima idea.

Inter
Per Inzaghi vale lo stesso discorso fatto per Pioli: la conferenza stampa è la cosa meno interessante del suo operato. E questo è un grande complimento. Molti ci tengono a paragonare il bel lavoro dell’allenatore attuale con quello di Antonio Conte, come se fosse così importante. Conte ha fatto cose grosse, Inzaghi ne sta facendo altrettante, ma spingendo su altre corde. Bravissimi tutti e due. La differenza al limite la fa l’atmosfera: la strategia della tensione dell’ex ct ha lasciato posto a una maggiore serenità e voglia di includere tutti, dalla proprietà all’ultimo dei dipendenti. Probabilmente non è la discriminante più decisiva tra vittoria e non vittoria (Conte sarà anche stato “scorbutico”, ma ha vinto) però serve a rendere il tragitto più confortevole. E non è poco.
Postilla. Un mese fa Inzaghi era piuttosto maltrattato dai media: “Non sa fare i cambi”, “non ha capito come funziona il calcio a Milano…”, oggi tutto l’opposto, è diventato iddio della panca. Quanto ci piace esagerare, nel bene e nel male…

Napoli
Senza mezza rosa titolare non può fare miracoli neppure San Gennaro. Non esistono “belle sconfitte”, ma quella con l’Atalanta ci si avvicina molto: per come è arrivata (il Napoli è stato all’altezza dei suoi super avversari), per come ha reagito il pubblico (solo “stimoli” positivi). La strada giusta per arrivare ai risultati è la compattezza e quest’anno, sul Golfo, ce n’è a quintali. Poi, certo, è importante che torni a fare il suo dovere anche la componente più importante in tutte le cose della vita: il culo.

Atalanta
Attenzione, signore e signori. Questa non è la stessa Atalanta delle ultime tre stagioni, questa è un’altra cosa: una squadra forse meno bella, ma pragmatica come poche e con soluzioni quasi infinite tra titolari e panchina. Ha superato i problemi degli infortunati con riserve sempre all’altezza, ora ritroverà uno dei suoi fenomeni (Gosens), si godrà uno degli ultimi arrivati (Koopmeiners è fortissimo), oltre alla fioritura classica di Muriel (da gennaio, in genere, va al doppio degli altri) e probabilmente disporrà di un Boga in più. L’Atalanta punta seriamente allo scudetto: se avessimo detto una cosa del genere 5 anni fa ci avrebbero internato, ora non ride più nessuno.

Juventus
Dybala che dice “Il rinnovo può attendere, la società ha altro a cui pensare” dice molto di come la nota faccenda stia condizionando le cose fuori dal campo. E non potrebbe essere altrimenti. Nel frattempo la squadra risponde (finalmente) sul campo, anche se la qualificazione alla prossima Champions resta complicata, soprattutto perché le quattro là davanti vanno a velocità siderale. Ecco, una cosa va detta. C’è chi - anche tra i nobili pensatori - porta avanti la seguente tesi: “La Juve di Allegri funziona solo senza Chiesa”. Pensare che la Juve possa essere più forte senza Chiesa è, detto in termini tecnici, una puttanata. Opinione personalissima, per carità.

Fiorentina
A volte dagli imprevisti nascono cose belle: Italiano è una cosa bella.

Roma
Breve lettera al mito Mou
Caro Josè, mito mio, piantala. Piantala di essere più presente fuori che dentro al campo. Piantala di mettere in risalto le debolezze del tuo gruppo, di nasconderti dietro alle assenze, di far giocare ragazzi di 20 anni solo per mostrare i vuoti, piantala di parlare dei limiti di tutti e non dei tuoi. Oh, al momento sono fin troppo visibili. Jose, mito mio, piantala di non essere all’altezza del tuo nome, piantala di fare “il Balotelli”, perché in questo momento questo sembri, un tecnico capriccioso. Josè, mito mio, trasforma il tuo gruppo in qualcosa di meglio: lo sai fare e loro lo possono fare. Ci devi riuscire anche solo per dare una soddisfazione a quel pubblico clamoroso che, l’altro giorno, non ha smesso di cantare un secondo pur di fronte a uno spettacolo straziante. Non sei un pirla, Josè, dimostralo.

Ferrero
È strano e inquietante che un presidente di serie A venga arrestato, è ancora più strano e inquietante che un sistema così importante come quello del “calcio italiano”, in tanti anni, non si sia mai posto lo straccio di un problema.

Pinamonti
Una balla su Pinamonti e chiudiamo: se codesto 22enne avesse una C alla fine del cognome, varrebbe già 30 milioni. Cresce bene il ragazzo…

Domani a Milano nevica. “E sticazzi?” direte voi, ma almeno abbiamo dato una notizia. Forse.

A settimana prossima.

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