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Il calcio italiano è in rovina. La colpa sarebbe di chi propone stipendi, ma tutti fanno finta sia il Covid (che ha influito). Il primo arbitro donna della A e i contratti che non ci sono ancora

di Andrea Losapio
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© foto di Lorenzo Di Benedetto

In una settimana sono arrivati i bilanci delle tre squadre più importanti d'Italia. Fatturati che non si possono nemmeno lontanamente avvicinare con le big d'Europa, ma questo è un altro discorso. Sono ancora dati monchi per molti motivi, perché per un periodo gli stadi non hanno avuto il 100% delle presenze, perché le sponsorizzazioni continuano a contrarsi, probabilmente perché il merchandising non esiste così come una visione di marketing che si avvicina a quelle di altre squadre. Parliamo solo di fatturato, perché le spese continuano a esserci, ogni anno, come quando non c'era il Covid e i bilanci continuavano a piangere lacrime amare.

La verità è che tutti vivono ampiamente al di sopra delle proprie possibilità. Partiamo dal Milan, che è l'unica squadra che sta cercando realmente di abbassare monte ingaggi a livelli accettabili, non vuole ricatti da chi cerca stipendi assurdi ma, soprattutto, non fa plusvalenze. Come consideriamo un rosso di 66 milioni rispetto a quello da 200 di due anni fa? Sicuramente buono. Ottimo anche rispetto a un solo anno fa, che era meno corposo ma continuava a essere a tre cifre. Ma quanto ha perso il Milan negli ultimi dieci anni? Quanti soldi ha dovuto mettere Elliott per fare sì che il Milan sia (quasi) sostenibile? Qui, in un articolo di due anni fa, eravamo arrivati a -729 milioni in dieci anni. Allarghiamo lo spettro? -195 nel 2019-20, -104 nel 2020-21, -66 ora. Di fatto sono 1,1 miliardi di euro spesi in 13 anni, 520,9 solo da Elliott.

Adesso passiamo all'Inter, sempre considerando i dati di partenza di due anni e mezzo fa e incastrandoli con quelli dopo. Nel 2020 eravamo a quota 569, come potete trovare qui, ma nel frattempo c'è stato un discreto -102, un ciclopico -245, un altro -140, arrivando a 1.057 milioni spesi da Moratti, Thohir, Suning. La verità è che il Covid ha scompigliato le plusvalenze. Se ne fanno infinitamente meno anche perché i club piccoli non riescono spesso a vendere i propri giocatori. Gli ammortamenti affossano i bilanci e scavano le fosse. Gli stipendi sono troppo alti e i dirigenti chiedono soldi al governo. Ma perché? Alla fine il male è chi fa contratti e dirige un carrozzone che porta tantissimi soldi a chiunque ne faccia parte. Ora che gli Zhang hanno chiuso i rubinetti devono vendere. Ma chi dovrebbe ergersi a paladino dell'informazione l'altro giorno magnificava un aumento di capitale da parte nerazzurra, dopo che ci sono prestiti per finanziare prestiti che non verranno mai estinti. Diversamente da Elliott, che è arrivato e ha passato la spugna sui debiti, Suning non ha fatto questo. Ce ne ha messi tanti, non c'è che dire, ma rifinanziare i debiti con tassi altissimi non è la mossa migliore al mondo.

Fin qui abbiamo parlato di due squadre che non hanno stadio di proprietà, ma che fanno 6 milioni (!) con una partita da tutto esaurito come il derby. Un sold out della Juventus, con uno stadio della metà, è intorno ai 3,5. Ed è sempre più raro, se non le partite importanti, mentre Inter e Milan dovrebbero arrivare a 80 mila spettatori, non fare un nuovo San Siro da 60 e poi alzare i prezzi. Perché è quello che è stato fatto a Torino ed è una scelta miope, dopo i primi anni di straordinaria spinta che, comunque, non arriva alla metà dell'Allianz Stadium. Inter e Milan non hanno stadio di proprietà eppure valgono molto perché, al netto di tutto, hanno tifosi che vanno alla partita sempre e comunque.

Appunto, la Juventus. Nei primi anni di Agnelli, cioè fino all'affare Ronaldo, era più o meno in equilibrio. Perché dopo un 2010-11 davvero rosso, con -100 milioni, poi tutto era andato più o meno a bilanciarsi. Ora è impossibile pensare che Exor sia felice di sottoscrivere ogni anno degli aumenti di capitale, con un fatturato che non cresce e che soprattutto non crescerà. Quando fai sempre sold out e prendi un volano per il business come CR7, che però non funziona, come farai a superare i 450 milioni? O vendi, oppure ridimensioni. Quindi passiamo dai -176,7 milioni che erano colpiti dall'acquisto di Ronaldo, ai 71,4 milioni del 2019-20, i
210 milioni del 2020-21, i 254 milioni del 2021-22. -535 milioni in tre anni.

Quali dirigenti d'azienda potrebbero sopravvivere a un simile tsunami? Nessuno. È vero che il Covid ha influenzato e non si può dire che non sia così, ma pensando a una perdita fra i 60 e gli 80 milioni all'anno in tre anni, dove crediamo di andare? I club vivono sempre sopra le possibilità, poi danno la colpa ai procuratori che magari incidono per una trentina di milioni. Sono tanti? Sono pochi? Probabilmente per prendere Rabiot ne servono 15 di commissione alla madre ma poi non paghi il transfer, bensì uno stipendio mostre. Sono scelte. Di seguito trovare la graduatoria per il 2020-21.

Juventus – 28.914.175 euro
Inter – 27.512.882 euro
Roma – 25.962.250 euro
Milan – 12.567.884,67 euro
Atalanta – 8.353.775 euro
Fiorentina – 8.256.475 euro
Sampdoria – 7.227.645,10 euro
Napoli – 6.906.264,11 euro
Sassuolo – 6.817.361,37 euro
Udinese – 5.820.175,61 euro
Cagliari – 4.979.275 euro
Lazio – 4.716.477,29 euro
Genoa – 4.678.770 euro
Verona – 4.539.516,75 euro
Bologna – 3.961.288,80 euro
Empoli – 3.631.850 euro
Torino – 3.492.116 euro
Spezia – 2.391.278,14 euro
Venezia – 1.859.570,25 euro
Salernitana – 1.242.844,59 euro

TOTALE – 173.831.816,68 euro

Per inciso la Roma ha perso 185 milioni nel 2020-21, quindi appare evidente che sì, è una componente, ma è il 6% di una perdita. La Juventus paga il 6% del suo bilancio in commissioni, tutto il resto dove va? Stipendi, acquisti. La verità è che la ridimensionata andrebbe magari fatta anche agli agenti, capendo che il calcio non è sostenibile dai calciatori. Il Milan lo sta facendo, è un processo lungo, ma che può portare da qualche parte. Detto che se gli altri spendono quello che non potrebbero, continuando con gli aumenti di capitale, alla lunga rimanere competitivi sarà impossibile.

Per chiudere due parole su Maria Sole Ferrieri Caputi, primo arbitro che dirigerà una partita di Serie A nella storia del nostro calcio. Tutti quanti hanno sottolineato come sia "un momento storico". Sicuramente non si può dire altrimenti. Resta da capire quale altro arbitro abbia maturato la possibilità di dirigere in Serie A dopo due partite di Serie B e una di Coppa Italia, ventidue in C. La risposta è, ovviamente, nessuno. Rocchi l'anno scorso ha lanciato molti dei giovani, da Mercenaro a Colombo e Cosso, tutti tra fine novembre e inizio febbraio, Miele a fine anno, dopo almeno 6-7 presenze in B e una sessantina in C. I casi come Miele, prima, erano quasi iconici: al primo anno di A si esordiva a fine stagione, dopo una bella gavetta, in questo qualcosa è cambiato. Rimane che Ferrieri Caputi è a 22 in C ma, in confronto agli altri, ha già lo status di arbitro FIFA perché arbitra nel femminile.

Al netto dei gusti miei - che l'ho vista per qualche partita e non mi ha convinto, ma non sono un osservatore arbitrale - magari è solo una coincidenza. Però a pensare male si fa peccato, pur qualche volta azzeccandoci. Questo affrettare i tempi sembra un modo per appropriarsi di un primato, di un qualcosa che nessuno potrà mai cambiare. Poi possiamo anche discutere come mai questa sorta di parità di sessi sia arrivata nel 2022, mentre la Frappart era in Ligue 2 dal 2014, in Ligue 1 dal 2019. Ma questo è un altro discorso che andrebbe affrontato in altra sede. In tutto questo, ovviamente, non c'entra niente Maria Sole Ferrieri Caputi: a lei vanno i complimenti e l'in bocca al lupo per la sua carriera che speriamo sia più lunga e luminosa possibile.

Nel frattempo, lei come tutti gli altri arbitri, non hanno ancora ricevuto novità sui contratti dei diritti d'immagine che dovrebbero firmare. Sono stati informati di quanto andranno a guadagnare, salvo poi arbitrare avendo firmato solamente quello dei gettoni che gli competono, non la parte fissa che è cambiata rispetto all'anno scorso. I campionati sono già iniziati e di fatto gli arbitri in questo momento non sono in regola. Eppure mandano avanti lo spettacolo comunque: una situazione paradossale che, forse, meriterebbe una conferenza stampa.

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