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TMW RADIO - Di Gennaro: "Capisco Lotito ma prima la salute. Ora rimodelliamo il sistema calcio"

di Dimitri Conti
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Antonio Di Gennaro, ex centrocampista e oggi commentatore televisivo, oltre che opinionista di TMW Radio, è intervenuto nel corso della trasmissione Stadio Aperto, cominciando la sua riflessione dal paragone di Lotito tra calciatori e fabbriche: "Io la vedo diversa. Alcune fabbriche poi sono rimaste aperte, qui si parla di salute e di protocolli da completare. I medici, quando ricominceranno, faranno screening di massa ai giocatori, e ci si chiede come si farà sia a livello fisico che mentale. Questo vale per i giocatori ma anche per i lavoratori qualsiasi, rispettiamo le disposizioni che ci stanno facendo vedere un piccolo barlume di luce, ma bisogna essere fermi e ligi. Leggo che alcune società tedesche ricominciano ad allenarsi a gruppi: non possiamo giudicare, a tutti piacerebbe riprendere. Leggo le varie date, ma ci sono anche allenamenti e altre cose da tener di conto, così come che ci saranno i vari contatti. Capisco Lotito che per la Lazio è un'occasione importante, però bisogna comprendere che questo punto non ce l'aspettavamo. C'è un'anomalia di fondo, speriamo di poter andare meglio da qui a un mese e mezzo. Ci sono esperti che si dividono sulle date, l'unità di intenti è per ripartire tutti con i dovuti accorgimenti. Mi immedesimo nei calciatori quando ricominceranno, leggevo oggi che Ronaldo farà 14 giorni di quarantena quando tornerà, ma penso che qualcuno non tenga conto dell'aspetto mentale. C'è apprensione anche solo per fare la fila al supermercato, è una psicosi".

Come vede la proposta del taglio degli stipendi proposta dalla Lega Serie A?
"I contratti sono diversi tra tutti, servirà un accordo collettivo senza demagogia, con la lega e le varie federazioni. A livello civilistico c'è la sospensione e ti devono ridurre lo stipendio, ma ci sono anche contratti in scadenza, altri lunghi e pluriennali. Le parti dovranno riunirsi a tavolino e trovare un accordo. Senza scontri, e potrebbe essere l'occasione per una ripartenza diversa: portare la A a 18, la B a 20, e due gironi di C a 20 squadre. Ci sarebbero meno contratti, lavorare diversamente e rivedere i soldi spesi. Serve riconsiderare il sistema, anche sui diritti televisivi. Ci deve essere la condizione che queste società che prendono di più, valorizzino questi soldi in 3-5 anni con strutture, stadi e settore giovanili. Non di prendere soldi da sperperare come hanno fatto in molti negli ultimi anni".

Si fa passare il messaggio che l'industria calcio sia fatta solo dagli stipendi dei calciatori.
"La cosa è complessa, ci sono varie parti da discutere. Adesso è il momento di ristrutturare tutto, con una riflessione che ci faccia ripartire in maniera diversa. E non c'è solo il taglio degli stipendi, la terza industria italiana comprende anche di più. Faccio un esempio: a Firenze è arrivato Commisso e ha speso 300 milioni in 10 mesi, e perché non gli devono far fare lo stadio? Uno così, che ha messo 300 milioni in 10 mesi vorrà lucrare? Eppure ha speso 30 milioni al mese... E come Commisso anche altri. Ammoderniamo le strutture vecchie, se il Franchi non è più adatto fategliene fare un altro da un'altra parte. Anche a Roma vogliono lo stadio, da quanti anni ormai? Patron e dirigenti lavorano per avere ricavi strutturati, vediamo l'Atalanta o l'Udinese. Il calcio è azienda, poi se c'è il cuore ancora meglio, se la passione ti traina. Adesso è il momento di prendere la situazione in mano con spirito etico e di sviluppo concreto. Sennò si arriverà a settembre e ottobre che non ci ricorderemo più le cose".

Serve una classe dirigente di livello.
"Bisogna andare di pari passo con le esigenze, permettere alle proprietà di fare patrimonio. Anche Berlusconi e Moratti hanno lasciato le loro società con i debiti, dopo aver fatto grandi cose hanno dovuto vendere. Impariamo da chi fa calcio a grandi livelli, come in molte situazioni d'Europa. Ora serve proporre, con bravi dirigenti. Se un presidente non può competere, allora va fuori e non la prende. Sennò succede come in B che fanno l'iscrizione, poi non pagano più gli stipendi a febbraio-marzo e chiedono l'anticipo. Prepariamoci ad un calcio diverso, guardando tutto nel complesso".

Il calcio italiano è arrivato ultimo anche questa volta?
"Vogliamo rimodulare i contratti? Non parlo di quanto si deve guadagnare, perché anche io ho fatto il calciatore. La Fiorentina, ad esempio, fa contratti intelligenti, come per esempio a Castrovilli: sei forte, ma hai 22 anni. E allora stipendio a salire. Sennò ogni sei mesi viene chiesto un aumento di stipendio o si minaccia la cessione. I manager devono essere bravi, poi pure i calciatori si devono accorgere che le società non possono sempre stare con le spalle al muro. Mettiamo le clausole, sennò altrimenti i giovani prendono 3-4 milioni dopo pochi mesi di Serie A. E se hai sei mesi di calo che succede? Dobbiamo rimodulare tutto. Purtroppo arriviamo dopo e manchiamo sempre di una visione comune. Sono fiducioso che si possa ricominciare, programmando un calcio diverso".

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Lunedì 01 Giugno 2020
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