Michele Uva ha parlato a Radio Onda Libera

di Redazione Perugia24.net

Il direttore generale della Federcalcio, Michele Uva, ha parlato a Radio Onda Libera.

Dottor Uva, si è aperto il nuovo quadriennio con Tavecchio confermato alla presidenza federale: cosa dovremmo aspettarci come priorità?

“La crescita, lo sviluppo. Serviranno investimenti, non solo legati all'impiantistica, e riservare sempre maggiori attenzioni alle Nazionali e al settore giovanile. Penso allo sviluppo dei centri federali territoriali e alle progettualità a lungo termine”

Come valuta lo stato di salute del nostro calcio?

“C'è arretratezza, scontiamo il fatto di essere molto indietro rispetto alle altre realtà europee che vanno molto più forte. Bisogna chiudere il capitolo delle liti, le discussioni e le questioni politiche per concentrarsi sullo sviluppo”.

Gli stadi di proprietà dei club, con gli esempi della Juve, l'Udinese, il Sassuolo e ora anche la Roma, hanno aperto una strada ancora stretta o un'autostrada?

“Non è tanto una questione di proprietà, l'importante è fare gli stadi nuovi perché siamo rimasti fermi con impianti vecchi, scoperti. E' positivo vedere come si stanno muovendo la Roma, la Fiorentina, l'Empoli, l’Atalanta, il Bologna. Direi che registriamo un importante punto di partenza agevolato dalla legge sull'impiantistica del 2013 che in Italia non c'era. La strada è ancora lunga, tenendo conto che siamo 10-15 anni indietro rispetto alla Germania e vent'anni rispetto all'Inghilterra”.

Avere degli stadi nuovi quanto aumenta la competitività del calcio italiano sulla scena internazionale?

“Dobbiamo recuperare la grossa distanza con le altre grandi nazioni. Oggi in Italia ci sono 8 stadi classificati in categoria 4 rispetto ai 32 impianti della Germania. Abbiamo tempo fino al 2020 per adeguarci con i profili della classificazione a livello di Serie A, B e Lega Pro”.


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