Avv. Calcagno (AIC): "Basta episodi di violenza in Lega Pro"

di Ivan Cardia
Avv. Calcagno (AIC): "Basta episodi di violenza in Lega Pro"
"Abbiamo la sensazione che ci sia una gara tra pseudotifosi, tra gente che basa la propria reputazione sul numero di botte o intimidazioni ai danni dei giocatori". Ai microfoni di tuttolegapro.com, l'avvocato Umberto Calcagno, vicepresidente dell'AIC, ha commentato gli ultimi episodi di violenza verificatisi attorno a squadre di Lega Pro: "Se il masso lanciato contro i giocatori del Catanzaro avesse colpito loro al posto delle macchine a quest'ora forse staremmo piangendo. A Matera, inoltre, sono state coinvolte anche le famiglie dei calciatori: avere moglie e figli accanto nel momento in cui una parte dei tifosi ti picchia non è assolutamente bello. La cosa che dà più fastidio è che vi è un odio verso i propri beniamini dovuto al fatto che hanno la fortuna di fare un mestiere molto bello. Ma questo non può essere una colpa anche perché, ma questa non è una giustificazione, certi stereotipi sui calciatori, soprattutto di tipo economico, non appartengono al mondo della Lega Pro”. Ci sono stati altri episodi in stagione? “Si, anche questa settimana. In tutto abbiamo avuto una ventina di situazioni al limite che, per fortuna, non hanno portato ad aggressioni fisiche. Parliamo di intimidazioni, insulti, minacce e tifosi che ti aspettano fuori dal campo. Tutti episodi che, spesso, sono avvenute alla presenza dei familiari: immaginatevi se vi venissero a cercare sotto casa perché avete fatto un errore sul lavoro. Inoltre vedersi aggrediti durante l'allenamento, con i tifosi che hanno così facile accesso ai luoghi in cui lavorano i giocatori, lascia pensare che chi doveva vigilare non l’ha fatto a dovere”. Come vi state muovendo? “Stiamo pensando a un'azione di solidarietà e di protesta. In questi giorni incontreremo la Lega Pro per capire cosa potremo fare assieme. Serve un percorso virtuoso perché tutto il sistema, calciatori compresi, deve capire che nemmeno l’insulto va accettato altrimenti la professionalità del lavoratore viene messa sempre sotto i piedi. Ci spaventa la normalità di certe situazioni come l’oltraggio o l’aspettare fuori dal campo i giocatori in maniera minacciosa. Bisogna tenere alta l’attenzione su queste problematiche con una campagna di sensibilizzazione, bisogna fare in modo che se ne parli tutte le settimane. Bisogna capire che si paga il biglietto per vedere uno spettacolo. Se un film non ti è piaciuto non è che te la prendi con gli attori. Tutto questo è inaccettabile e rischia di allontanare le persone perbene dal mondo del calcio”. Adesso si entra nella fase calda della stagione: a nove gare dal termine è inevitabile che la tensione salga. "La paura è tanta: le partite di fine campionato sono sempre più delicate e per questo siamo molto preoccupati. Sono convinto che chi dovrà badare all'ordine pubblico farà bene il suo mestiere anche se non è facile controllare certi tipi di episodi se effettuati in contesti lontani dalla partita". A proposito di economia, anche quest’anno vi sono club in difficoltà in terza serie. "Non è un mistero che tre società, Ancona, Maceratese e Messina, non sono riuscite a pagare gli ultimi stipendi. Non sembra esserci il pericolo che queste squadre chiudano i battenti a stagione in corso ma non possiamo immaginare che i giocatori arrivino a giugno senza aver ricevuto ciò che gli spetta. Anche perché bisogna evitare di falsare il campionato: lasciare ragazzi senza stipendi tanti mesi in passato ha esposto i calciatori a situazioni delinquenziali. Non dubito della professionalità dei nostri, ma è giusto monitorare la situazione".
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